Quando una band esplode con un singolo che diventa un fenomeno culturale, la sfida più difficile arriva subito dopo. Non è conquistare il pubblico, ma convincerlo che dietro quel primo colpo di fulmine c’è un’identità destinata a durare. Nel caso delle Wet Leg, il riferimento è inevitabilmente “Chaise Longue”: un brano diventato rapidamente molto più di una canzone, capace di far diventare il duo dell’Isola di Wight uno dei nomi più discussi della nuova scena britannica.

Ironia, nonsense e un’attitudine apparentemente svagata erano diventati il loro marchio di fabbrica, ma anche una possibile trappola. Come spesso accade alle band che arrivano al pubblico in modo così esplosivo, la domanda era una sola: cosa sarebbe rimasto una volta finito l’effetto sorpresa?

La risposta è arrivata con “moisturizer”, il secondo album delle Wet Leg, pubblicato nel luglio 2025 ed oggi riproposto nella sua versione deluxe. Un’edizione che non vuole presentarsi come un nuovo capitolo, ma come un’occasione per tornare dentro un disco che, a distanza di un anno,  continua a rivelare nuovi dettagli.

Una direzione più ampia dopo il debutto

Dopo il loro debutto, Rhian Teasdale e Hester Chambers, hanno scelto infatti una direzione più ampia. “Moisturizer” evita di inseguire il passato: l’ironia rimane, ma lascia spazio ad una scrittura più personale, a momenti più emotivi e ad un suono più ricco. Se il primo disco viveva di riff essenziali e di un’estetica vicina al post-punk più asciutto, in “moisturizer” le chitarre acquistano più corpo, le melodie diventano centrali e le canzoni giocano continuamente tra energia e vulnerabilità, con richiami all’alternative rock degli anni Novanta e alla new wave britannica che vengono assorbiti senza mai trasformarsi in semplice nostalgia.

Brani come “catch these fists”, “CPR” e “davina mccall” raccontano una band meno interessata a sorprendere ad ogni costo e più concentrata sulla costruzione di un’identità sonora precisa. Anche i testi cambiano prospettiva: l’umorismo resta, ma lascia spazio ad una scrittura più personale, in cui relazioni, desiderio e fragilità entrano nel racconto senza perdere quella leggerezza un po’ surreale che ha sempre caratterizzato le Wet Leg.

Una nuova dimensione collettiva delle Wet Leg

Tutto ciò è riconducibile ad un percorso di evoluzione del progetto stesso. Se all’inizio le Wet Leg erano state raccontate soprattutto attraverso la coppia formata da Rhian Teasdale e Hester Chambers, con “moisturizer” emerge sempre di più una dimensione collettiva. Il suono della band non nasce più soltanto dalle idee delle sue due fondatrici, ma anche dai musicisti che partecipano alla costruzione del progetto in studio e sul palco.

E la versione deluxe si inserisce perfettamente in questa cornice. L’edizione aggiunge remix firmati da FDC DJs – progetto legato a Carlos O’Connell e Tom Coll dei Fontaines D.C. -, The Dare e horsegiirL, oltre a materiale inedito e registrazioni live. Non si tratta di una trasformazione radicale dell’album, ma di un modo diverso per osservarlo.

Remix che si adattano a linguaggi differenti

Ed è forse proprio qui che sta il valore dell’operazione. I remix mostrano quanto le canzoni possano adattarsi a linguaggi differenti. Le tensioni ritmiche di “catch these fists” diventano ancora più evidenti, mentre “CPR”, nelle mani di horsegiirL, si sposta con naturalezza verso coordinate decisamente più elettroniche e da club. Più che cambiare identità ai brani, questi remix dimostrano quanto la scrittura delle Wet Leg sia flessibile, capace di funzionare anche lontano dal perimetro dell’alt-rock.

Anche gli inediti – come “hi from me” – e le registrazioni live contribuiscono a dare alla deluxe edition un significato più ampio. Non sono semplici contenuti extra, ma tasselli che permettono di osservare il percorso dell’album da prospettive inedite, mettendo in risalto sia il lavoro di costruzione in studio sia l’energia che la band riesce a sprigionare dal vivo. E ad un anno di distanza, restituisce l’immagine di una band che non ha bisogno di rincorrere il momento in cui tutto è esploso. Se il debutto aveva catturato l’attenzione con la sua freschezza immediata, questo secondo capitolo mostra un gruppo più interessato alla profondità del proprio suono e alla possibilità di esplorarlo in modi diversi.

Perché alla fine, una volta spenti i riflettori, quello che resta davvero sono le canzoni.

Le Wet Leg tra remix e nuove prospettive: la seconda vita di “moisturizer”