Spring Attitude 2026 torna nel suo habitat naturale: la primavera.
La quindicesima edizione del festival si terrà infatti il 29 e 30 maggio 2026 a La Nuvola, confermando per il secondo anno consecutivo la scelta della struttura progettata da Massimiliano Fuksas.
Spring Attitude ha sempre costruito il proprio immaginario attraverso il rapporto con gli spazi: dal MAXXI (2011, 2012, 2015, 2016, 2017, 2019) a Cinecittà (2022 – 2024), da Spazio Novecento (2013, 2014) fino alla Nuvola, ogni luogo scelto viene attraversato e trasformato dalla musica.
“Il dancefloor non è neutrale; la sala di un museo non è neutrale” afferma Andrea Esu, Art Director e Founder del festival, in una recente intervista rilasciata a Scomodo.
È proprio nella relazione tra corpi, suono ed ambiente che la kermesse sembra aver trovato negli anni la propria cifra distintiva. Da una parte, il potere dell’incontro tra architettura istituzionale, live e club culture attiva un processo di risignificazione e ridefinizione reciproco continuo; dall’altra, la line up – che resta centrale – viene affiancata dal modo in cui si vive lo spazio, lo si attraversa e percepisce.
Il Safe Corner di Spring Attitude
Questa attenzione è evidente nella distribuzione degli spazi. All’interno de La Nuvola trova infatti posto il Safer Corner, realizzato in collaborazione con Donne x Strada, Gay Center, Progetto Nautilus e Oltre il Muro. Si tratta di qualcosa che eccede il semplice punto informativo, articolandosi in una vera area di ascolto e decompressione dedicata alla prevenzione della violenza di genere e dell’omolesbotransfobia, all’educazione sul consenso, alla riduzione del danno ed alla promozione di un’esperienza del clubbing più consapevole e sicura.
Il progetto Ex Aequa
Dalla stessa sensibilità nasce la volontà di promuovere – assieme ad Arty Farty, Institut français Italia/Ambasciata di Francia in Italia e 90MIL, ed in collaborazione con Equaly – il progetto Ex Aequa. L’iniziativa, che coinvolge Italia, Francia e Germania, si rivolge a donne e minoranze di genere ancora sottorappresentate nella scena elettronica contemporanea, ed offre percorsi di mentorship, strumenti professionali e occasioni di networking internazionale. L’obiettivo quindi non è soltanto rendere il settore più inclusivo colmando un vuoto numerico nelle line up, ma cercare d’intervenire sulle strutture culturali mettendo in discussione i meccanismi che negli anni hanno limitato l’accesso, la visibilità e la permanenza di molte soggettività all’interno dell’industria musicale.
Le quote rosa di Spring Attitude 2026
L’attenzione di Spring Attitude 2026 nella costruzione di un’esperienza più consapevole trova ulteriore sviluppo nella dimensione curatoriale ed artistica. Scorrendo la line up, notiamo come il festival non affronti la questione “quote rosa” attraverso presenze simboliche o una forzata premura alla rappresentanza. La scelta sembra piuttosto ricadere sull’intenzione di dare voce alle molte artiste che stanno ridefinendo il modo in cui il suono contemporaneo viene scritto, prodotto e performato: folk, elettronica, cantautorato, ambient, urban, hyperpop, club culture e ricerca sonora convivono all’interno dello stesso ecosistema musicale, senza più il bisogno di definirsi attraverso etichette stabili.
Birthh, Lamante, Emma Nolde, Gaia Banfi e Altea lavorano sui generi musicali come materiali fluidi, attraversabili; Nathy Peluso, Bluemarina e ManuSol riscrivono i confini con i loro dj set, trasformando il dancefloor in uno spazio narrativo e culturale, aperto alla contaminazione più audace.
Birthh, Lamante, Emma Nolde e Gaia Banfi
Nel caso di Birthh, il recente passaggio all’italiano con Senza Fiato apre una nuova fase artistica in cui convivono il cantautorato, l’alternative-pop e le influenze urban assorbite durante gli anni vissuti a Brooklyn. La sua musica sembra muoversi costantemente tra due geografie emotive: le colline toscane da cui proviene ed il caos vitale di New York, città che ha ridefinito il suo modo di scrivere e produrre musica. Il risultato è un suono intimo ma stratificato, emotivo ma profondamente contemporaneo.
Anche Lamante lavora su una dimensione fortemente identitaria e rituale. Il progetto nasce infatti da un intreccio di memoria personale, radici contadine ed immaginari “tribali matriarcali”, trasformando folk, elettronica e scrittura confessionale in qualcosa di più scuro, fisico e viscerale. La sua voce tagliente e la forte componente performativa rendono il live uno spazio emotivo quasi teatrale, in cui dolore, rabbia e vulnerabilità convivono senza filtri.
Su coordinate differenti si muovono Emma Nolde e Gaia Banfi, entrambe espressioni di una nuova generazione di cantautrici che sta spingendo il songwriting italiano verso territori più atmosferici e sperimentali. Emma Nolde, già finalista alle Targhe Tenco e oggi riconosciuta come una delle figure più solide del nuovo cantautorato italiano, costruisce brani stratificati, emotivi e irregolari, capaci di tenere insieme intensità pop e ricerca sonora. Gaia Banfi, d’altra parte, porta avanti un percorso più etereo e minimale, in cui la sperimentazione convive con una forte delicatezza melodica.
Le presenze femminili internazionali a Spring Attitude 2026
A dimostrazione di quanto oggi il confine tra live e club sia sempre più sfumato, è la presenza di Nathy Peluso con Club Grasa – nella sua unica data italiana del progetto. La performer argentina inserisce una dimensione sfacciatamente scenica e corporea al dj set, attraversando hip hop, soul, urban e hyperpop con una libertà linguistica che riflette lo spirito del festival.
Bass music, afro-house, sperimentazione elettronica e ricerca performativa attraversano i set di Bluemarina, dj siciliana co-fondatrice del collettivo FLUIDAE, e ManuSol, dj afro-house cresciuta tra Bruxelles e Torino.
Spring Attitude si configura quindi come la convergenza lucida e coerente di spazi, arte e presenza. È forse questo il punto più interessante del festival: l’armonia tra linguaggio sonoro e spazio sociale. Line up, safe space e location diventano voci differenti dello stesso universo narrativo. Un universo in cui i confini – musicali, identitari e culturali – non devono essere difesi, ma attraversati.