In un periodo in cui la quantità di informazioni ha ormai prevalso sulla qualità dei contenuti, le immagini di Alessandro Grassani riportano lo spettatore a interrogarsi sulle intenzioni dell’autore e sulle modalità comunicative con cui ha scelto di esprimersi.
Alessandro è un artista milanese che, attraverso i suoi progetti visivi, propone una riflessione profonda su temi sociali e ambientali. I suoi reportage nascono da un’attenta ricerca e da una sensibilità particolare verso argomenti di grande rilevanza, anche contemporanea. Ha lavorato in oltre 40 Paesi, collaborando con testate internazionali come The New York Times, CNN e TIME.
La sua fotografia mira a raccontare le storie delle persone più colpite dalle crisi globali, sollevando interrogativi sul mondo di oggi e affrontando tematiche dal forte impatto emotivo.

Con la mostra “Emergenza Climatica. Un viaggio ai confini del mondo”, tenutasi al Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano dal 18 febbraio al 27 aprile 2025, il fotografo invita il pubblico a riflettere sulle migrazioni, in particolare su quelle causate dal cambiamento climatico. Alessandro Grassani, fotografo e giornalista, utilizza la sua arte come mezzo per comunicare “qualcosa” di più profondo.
La direttrice del Museo, Nadia Righi, ha dichiarato:
“Attraverso le fotografie di Alessandro Grassani diamo voce alle persone che soffrono nell’indifferenza generale, la stessa indifferenza che troppo spesso avvolge la questione del cambiamento climatico, per stimolare attraverso l’arte la consapevolezza di una delle più grandi minacce globali contemporanee e la partecipazione attiva nel contrastarla.”


I paesaggi ritratti da Grassani sono ampi e dialogano con i soggetti fotografati, sempre in armonia con il territorio e spesso posti come fulcro dell’immagine. Le sue opere sono veri e propri reportage che catturano e “impegnano” lo sguardo, fino a toccare profondamente l’occhio e il cuore dell’osservatore.
Spostando così l’attenzione dal chi al cosa, Grassani riesce a creare un perfetto equilibrio tra la storicità delle immagini e la lettura personale, d’autore, del suo pensiero sulle questioni ambientali e sociali trattate.
“Senza perdere però il contesto, come ad esempio il luogo in cui vivono le persone. Per questo motivo, spesso preferisco i paesaggi ampi con il soggetto al centro, in cui paesaggio, atmosfera e soggetto siano in armonia. Dopotutto, è il contesto che fa la storia.”

La mostra si articola in diversi capitoli che, attraverso circa quaranta scatti, esplorano le conseguenze dei cambiamenti climatici e ambientali, mettendo in luce come questi stiano provocando lo spostamento di numerose culture, spesso costrette ad affrontare grandi difficoltà nei nuovi luoghi abitati.
Mongolia, Kenya, Bangladesh e Haiti sono i Paesi documentati dove, inverni rigidissimi, siccità estreme e inondazioni sempre più frequenti hanno costretto le popolazioni a cercare nuove soluzioni per sopravvivere.


Come mostra il fotografo, tuttavia, il trasferimento non rappresenta sempre un miglioramento rispetto alla condizione di partenza: la migrazione, spesso, è seguita da disoccupazione e miseria.
Il linguaggio visivo di Grassani è incisivo e autentico. Si concentra sulle storie vere, raccontando la sofferenza con rispetto, evitando di intervenire in modo sensazionale ma stimolando una riflessione sulle cause e le conseguenze dei mutamenti climatici.
Una mostra che invita a prendere coscienza, a reagire, a non restare indifferenti davanti a trasformazioni che ormai sono già in atto sul nostro territorio. Perché quel futuro che sembrava lontano sta già cambiando la vita di milioni di persone.