Nel panorama musicale italiano contemporaneo, si sente spesso dire che l’Italia abbia ormai perso da anni la capacità di generare artisti dal respiro internazionale. È una narrazione che si ripete, alimentata da una visione parziale e spesso ancorata a modelli del passato. In realtà basta guardare con maggiore attenzione a ciò che si muove nei circuiti indipendenti e nelle realtà locali per scoprire una generazione di musicisti che, pur profondamente radicata nel territorio italiano, si muove con disinvoltura tra linguaggi sonori globali. Artisti che non cercano di “emulare” l’estero, ma che lo assimilano, lo reinventano, e lo fondono con identità musicali ibride, complesse e contemporanee.

Un esempio emblematico è Lauryyn, artista pugliese, salentina, che ha saputo trasformare le proprie radici in una voce dal respiro globale. Aurora De Gregorio, in arte Lauryyn, debutta nel 2022 con il singolo Cos’è una regola, prodotto da Ainé e Michele Beneforti. Da lì inizia un percorso sempre più ambizioso, segnato dalla collaborazione con il polistrumentista e produttore Filippo Bubbico, figura chiave nella sua evoluzione musicale. La loro sinergia nasce con la partecipazione di Lauryyn a due brani dell’album Honolulu Arrivo di Bubbico e si consolida fino alla realizzazione di Aritmia, il suo primo album ufficiale uscito a maggio.

Dopo l’EP Intro del 2023, pubblica diversi singoli tra cui Limbo (in collaborazione con Altea del collettivo Thru Collected), Decidere non so e Cambio di scena, affermandosi all’interno della scena alternativa e indipendente. Lauryyn fin dagli esordi collabora con artisti di grande calibro come Carolina Bubbico, Subconscio, RBSN e Dj Gruff, e attualmente è anche la voce del progetto internazionale Puka Shell’s Bling, insieme a Emanuele Perrone (Naima) e Anoir Ben Hadj Amara.

Aritmia è un lavoro che fonde hip hop, soul, R&B in un linguaggio personale, il cui risultato è un progetto sonoro complesso, attraversato da una continua tensione tra forma e sperimentazione, tra strutture familiari e consapevolezza tecnica. Ogni scelta timbrica, ogni effetto vocale, ogni progressione armonica porta con sé un livello di profondità che rivela la ricerca musicale di fondo. E questa non è una dote comune, né tanto meno scontata, soprattutto per un’artista al debutto. Lauryyn ha già costruito basi solide, e Aritmia è il timbro che certifica la maturità e l’alta qualità del suo progetto musicale.

Ma se esiste un’artista come Lauryyn, perché si continua a dire che l’Italia è indietro musicalmente? La verità è che troppo spesso, per riconoscere il valore di un musicista italiano serve ancora il sigillo dell’estero, una conferma che arriva solo quando il talento viene legittimato da palcoscenici internazionali. Questa percezione non nasce dal nulla: artisti come Arya, ad esempio, raccontano come il ritorno in Italia dopo esperienze all’estero faccia emergere un sistema musicale ancora poco ricettivo verso la sperimentazione e l’ibridazione culturale, soprattutto se portata avanti da nuove generazioni di musicisti. Allo stesso tempo, la scena mainstream si è progressivamente allontanata da percorsi di ricerca sonora e artistica, preferendo formule già collaudate e facilmente vendibili, come sottolineato anche da alcune riflessioni emerse nel contesto del festival Mi Ami, una delle poche vetrine per la musica alternativa italiana. In questo panorama figure come Lauryyn faticano a ottenere l’attenzione che meritano non per mancanza di valore, ma perché non rientrano nei codici estetici e commerciali dominanti. 

La musica di Laurynn, ad esempio, è complessa, richiede un ascolto attivo, dedizione e apertura, e, in un sistema che spesso privilegia l’immediatezza e l’uniformità, l’originalità rischia di passare sotto traccia. 

E’ proprio da questi margini, sia musicali che territoriali, che si rigenera il linguaggio musicale italiano. Basta scavare appena un po’ nel cuore del Salento per capire che la musica italiana non solo è viva, ma è più vitale che mai. Lauryyn incarna una nuova generazione di musicisti che non si accontenta del formato canzone, che vuole sperimentare, confrontarsi con sonorità ibride, con scenari globali, con la fatica e la gioia dell’artigianato musicale. Il fatto che provenga dal Sud Italia rafforza ancora di più il senso di urgenza di una riflessione: il Meridione è pieno di artisti eccezionali, eppure il sistema musicale nazionale continua a premiare le realtà già privilegiate dal punto di vista economico e culturale.

Lauryyn non è un’eccezione, è il segno che esiste un altro modo di fare musica in Italia, un modo che guarda oltre i confini, ma resta profondamente connesso alla propria storia e alla propria voce. Se Aritmia è solo il primo album, è facile immaginare che ciò che verrà dopo sarà ancora più radicale, più profondo, più personale. Ma, già oggi, questo disco rappresenta una dichiarazione d’intenti chiara: l’Italia ha ancora moltissimo da dire, e a volte le sue voci più internazionali arrivano dalle realtà più piccole.

Lauryyn e la musica italiana dal respiro internazionale