Liquida Photofestival è un festival di fotografia indipendente nato a Torino, che in pochi anni si è affermato come un punto di riferimento per le nuove direzioni della fotografia contemporanea. Un catalizzatore di temi urgenti, autori emergenti e visioni originali, capace di intercettare i cambiamenti in atto nel linguaggio visivo.

In vista della nuova edizione, in programma dal 9 all’11 maggio presso il Polo del ‘900, abbiamo parlato con Laura Tota, direttrice artistica del festival, per approfondire il concept che guida questa edizione e le sfide poste dalla nuova sede.

Greg C. Holland – What Echoes Remains

Com’è stato confrontarsi con una nuova location che conserva un forte peso storico?

La difficoltà maggiore è stata quella di mediare tra il contemporaneo delle immagini e il luogo storico in cui ci troviamo. Allo stesso tempo questo binomio forte, mi ha permesso di sviluppare un tema a cui tenevo molto e cioè quello della fotografia come strumento di memoria. Una memoria che non passa necessariamente per l’uso didascalico di archivi o materiali storici, ma che può emergere anche attraverso linguaggi visivi più liberi, evocativi, personali. Lo stesso concept “il giorno in cui ricorderò” ha preso forma proprio in questo spazio ed è diventato un ponte di collegamento con alcune questioni pressanti del nostro tempo.

Da dove nasce l’esigenza di trattare questo tema? perché è così importante parlarne oggi? 

In un momento storico in cui i confini dell’Europa e del mondo sono attraversati da conflitti — dalla Palestina all’Ucraina — il ricordo e la testimonianza assumono un valore ancora più profondo. Raccontare, conservare, custodire storie, volti, luoghi: tutto questo fa della fotografia non solo un linguaggio visivo, ma uno strumento di resistenza e conservazione.

Il lavoro di Greg Holland per esempio, un fotografo inglese che ha avviato un progetto di documentazione della condizione palestinese molto prima del 7 ottobre, ha fatto del suo lavoro documentaristico una responsabilità: molti dei bambini, delle famiglie e delle case che ha fotografato, oggi potrebbero non esserci più. La sua fotografia è tutto ciò che resta e che serve, anche a chi non vive direttamente quelle esperienze, per poter ricordare che ogni gesto umano ha conseguenze sulle vite degli altri. 

Ho sempre creduto che la fotografia sia uno strumento che vive nel presente e che traccia le tendenze contemporanee come uno specchio, riflettendo ciò che stiamo vivendo e rendendolo universale. Questo messaggio ritengo sia sentito non solo dai fotografi italiani ma anche dai colleghi stranieri. La nostra open call è stata in grado di raccogliere le voci di artisti internazionali e siamo molto fieri di ciò.

Oltre ai temi, quali sono le principali tendenze visive che hai riscontrato? 

In questa edizione sono emersi con forza due filoni visivi principali. Da un lato, una riflessione profonda sul rapporto tra essere umano e paesaggio, spesso indagato attraverso l’impatto distruttivo che l’uomo esercita sull’ambiente. Dall’altro, una rappresentazione della figura femminile come presenza autonoma, emancipata, consapevole della propria forza. Ho notato una marcata riduzione dell’uso dell’autoritratto, a favore di progetti orientati verso l’osservazione del mondo esterno. C’è un rinnovato interesse per l’altro — che sia un essere umano o il paesaggio naturale — e una volontà di instaurare un dialogo autentico, empatico.

Questa apertura verso l’esterno, verso l’alterità, è un segno incoraggiante. È qualcosa che ho apprezzato molto, perché dimostra una maturità dello sguardo e un desiderio di connessione che sento profondamente in linea con lo spirito di Liquida.

Anthon Bou – It’s in their eyes

Tra le attività previste durante il festival, ci saranno anche delle sessioni gratuite one to one insieme a te e alla giuria. Cosa consigli a un fotografo che desidera confrontarsi con voi? 

Prima di tutto, credo sia fondamentale imparare a sintetizzare il proprio lavoro, riuscendo a trasmetterne l’essenza in pochi minuti. Questo è importante non solo quando ci si relaziona con curatori o professionisti del settore, ma anche per comunicare con efficacia al pubblico il significato profondo delle proprie immagini. Un altro consiglio pratico riguarda la presentazione del portfolio. Portare con sé delle stampe, anche solo una decina, può fare la differenza. Avere un supporto fisico aiuta a costruire un dialogo più diretto e tangibile, e consente a chi osserva di entrare più facilmente nel lavoro dell’autore.

Per Laura Tota, questi momenti di confronto sono preziosi: “Li considero veri e propri campi di prova, non solo per gli artisti ma anche per noi curatori. Ci offrono l’occasione di entrare in contatto con nuovi linguaggi, nuove sensibilità, e di metterci in discussione davanti a visioni inedite.

Laura Tota e la direzione artistica del Liquida Photofestival 2025