Ad un anno dalla scomparsa del fotografo Ivo Saglietti, nasce a Genova l’associazione Archivio Ivo Saglietti, che si propone di diffondere, promuovere e mantenere viva l’opera e l’impegno socio-culturale di Ivo Saglietti.
Nato a Tolone nel ’48, muove i suoi primi passi negli anni ’70 come cine-operatore ma dal ’75 inizia ad occuparsi di fotografia. Solo dagli anni ’80 darà spazio completamente alla sua voce sincera e dura di fotoreporter per agenzie europee ed internazionali. La forza dei suoi scatti risiede nella capacità di affascinare grazie alla composizione estetica, raccontare la “semplice” realtà senza alcun velo e coinvolgere lo spettatore ad un livello estremamente intimo parlando di tematiche contemporanee ed universali.


Dal 14 novembre al 31 dicembre del 2024 l’Associazione ha promosso e realizzato la prima mostra, un capitolo zero in qualche modo, per dare risalto e riflettere sull’opera di questo grande maestro. “Ivo Saglietti. Un fotografo in cammino” è il titolo dell’esposizione che si è tenuta negli spazi al primo piano di Palazzo Grillo, nel cuore pulsante dei vicoli di Genova. La mostra è stata promossa dall’Associazione Archivio Saglietti APS e curata da Giovanni Battista Martini e Federico Montaldo, con il sostegno di Camera di Commercio e con il patrocinio del Comune. Con una selezione di 50 stampe originali vintage in bianco e nero si svela un lavoro drammaticamente attuale che ripercorre, con un forte senso etico, una buona parte del lavoro di Ivo Saglietti: dalle tante guerriglie in centro e sudamericane degli anni ‘80 al Medio Oriente, dall’Africa alla guerra nei Balcani.

La mostra svela anche diversi progetti a lungo termine fra i quali spiccano alcune fotografie del ciclo DEIR MAR MUSA, un più ampio progetto dedicato al monastero sirio antiocheno Deir Mar Musael-Habasci (San Mosè l’Abissino), luogo di ospitalità e accoglienza religiosa sulle montagne della Siria.
Una sezione della mostra poi è dedicata ai taccuini di viaggio del fotografo, che mostrano la cura e la dedizione velata dietro ai suoi progetti. Fotografava dopo aver compreso la realtà che gli stava attorno. I primi giorni prendeva appunti sui taccuini, a volte disegnava le immagini prima di fotografarle. Non ha mai realizzato foto cruente nonostante il dolore dei luoghi e delle circostanze nelle quali si trovava. Riteneva giusto rispettare le persone fotografate. Saglietti diceva “Io cerco sempre quell’attimo di umanità e di rispetto della persona” riprendendo una famosa citazione di Eugene Smith. Dalle sue immagini infatti traspare una dimensione discreta che accompagna lo spettatore nelle situazioni che vuole raccontare: sono immagini costruite ma spontanee allo stesso tempo.


Come spiega il curatore Federico Montaldo “Questa mostra è un po’ l’edizione zero, è stato giusto realizzarla a Genova, perchè lui pur non essendo genovese aveva scelto Genova come luogo di residenza (….) Genova è come lui, non è di immediata accoglienza, è un po’ ruvida, lui era un tipo ruvido, ma con un cuore tenero, bisognava conoscerlo, e Genova è così. Lui a Genova ha trovato relazioni, amici, un ambiente in cui stava bene”.
L’associazione si propone di portare questa mostra in altre città nei prossimi mesi, così da continuare la sua missione divulgativa del lavoro del maestro Ivo Saglietti.