Una conversazione con Marta Morino, Edoardo Fumagalli, Kristiana Mile, Marco Isaias Bertoglio

Da oltre trent’anni Piedicavallo Festival anima la Valle Cervo, inizialmente con una sezione dedicata alla musica classica e, dal 2021, con l’aggiunta di una sezione di sperimentazione sonora (elettronica), in un paesaggio che diventa ogni volta diverso. Nello stesso anno la direzione artistica è passata a una nuova generazione, che ha dato vita a Sotterranea APS: un collettivo giovane e multidisciplinare che ha trasformato il festival in un laboratorio di pratiche culturali, radicate nel territorio ma aperte al mondo. In questa conversazione, l’associazione racconta la storia e le visioni di un festival che continua a reinventarsi, tra memoria, comunità e nuove traiettorie artistiche.

Sotterranea APS è l’associazione che promuove il festival, che identità ha?

Sotterranea APS è un’associazione di promozione sociale e culturale nata nel 2023 a Biella, quando Piedicavallo Festival aveva già 32 edizioni alle spalle. La direzione del Festival si è riconfigurata nel 2021 quando, Marta Morino e Edoardo Fumagalli hanno in qualche modo ereditato questo progetto in cui erano già coinvolti da diversi anni con differenti ruoli. L’associazione, quindi, è nata come un contenitore ufficiale, coronamento di una struttura già consolidata nel sottosuolo del festival, il cui stesso nome, parlante, narra del lavoro e dello studio silenzioso e continuativo, nascosto dietro le quinte dello spettacolo dal vivo.

 A livello tecnico e burocratico, ci ha permesso di strutturare maggiormente il progetto, ma è stata anche e soprattutto un’evoluzione che ha messo tutto il team di lavoro nella condizione di poter concepire e definire meglio un’identità collettiva, e iniziare a lavorare su altre attività. Oggi, Sotterranea è composta da 21 socie e soci attivi nei progetti che l’associazione promuove; si tratta di persone giovanissime, la maggior parte di cui ancora in un percorso universitario o educativo di altro tipo. Le nostre formazioni sono molto diverse – dalle arti all’economia, dall’ingegneria alla comunicazione e alla naturopatia – e questo ci aiuta sempre a tenere uno sguardo aperto, rivolto verso ambiti disparati. La struttura decisionale di Sotterranea è complessa, in bilico tra una visione orizzontale del lavoro e una relazione direttiva da parte delle aree con maggiori responsabilità. La ricerca verso un sistema fertile e sostenibile è sempre attiva, e si compone di processi di riflessione e autocritica.  

Parallelamente a Piedicavallo Festival, progetto principale dell’associazione, Sotterranea è anche ambito di studio e sperimentazione, nonché campo di progettazione culturale e di sviluppo creativo: a metà tra collettivo artistico e apparato di produzione. Tra gli obiettivi dell’associazione c’è quello di avviare dei processi socio-culturali sostenibili e in dialogo con il territorio in cui opera, anche al di là del Festival. La nostra traiettoria di ricerca principale, in questo momento, ha come orizzonte la creazione di spazi di autoformazione, trasmissione e scambio di saperi, e di riflessione su cosa significa oggi lavorare nel campo culturale in Italia.

Lo scorso inverno ha avuto luogo Meridiane, una residenza artistica diffusa nel territorio biellese dedicata, appunto, all’autoformazione e allo sviluppo di pratiche culturali situate. Il team di Sotterranea, in dialogo con istituzioni ed enti locali, ha sviluppato diverse progettualità – dai laboratori di musicoterapia in strutture socio-sanitarie a workshop ispirati al paesaggio e alle tradizioni locali, passando per eventi musicali tra Biella e Piedicavallo. 

Questo è stato il primo progetto attraverso cui Sotterranea ha tentato di sviluppare una presenza e un rapporto più intimo con il territorio anche nei tempi sospesi dell’autunno e dell’inverno, distanti da Piedicavallo Festival e dall’alta stagione turistica.

35 edizioni in totale. In breve, che storia ha Piedicavallo? 

La storia di Piedicavallo Festival è per lo più oscura, seppure tracciata da ricordi e memorie che vengono, di anno in anno e un pezzetto per volta, divulgate oralmente – pure a noi organizzatrici e organizzatori.
Il suo primo nome era Estate Musicale di Piedicavallo, nome dalle note paesane, conservatore di un apprezzamento singolare della musica da parte di un piccolo borgo montano, e aveva luogo nel Tempio Valdese presente in paese – tuttora utilizzato per i concerti live. Negli anni si sono succeduti diversi cambi di gestione, che hanno visto direzioni diverse e ricerche discontinue.
L’anno di cambiamento – per così dire – drastico, è avvenuto nel 2021. Drastico perché oltre alla modalità del passaggio di consegna (veloce, senza preavviso, in prossimità di quella che sarebbe stata la 31esima edizione), è stato un salto nel vuoto. La neo-direzione a quel punto passava a due persone, Marta ed Edoardo, che di festival non si erano mai occupati – o per lo meno, non direttamente. 

In quel momento è iniziato un percorso di formazione sul campo che ha segnato il futuro del Festival. Nel 2022, di fianco alla tradizionale sezione musicale classica, è iniziato un percorso di ristrutturazione dell’intero corpo del festival, per cui è stata attivata anche la sezione di sperimentazioni sonore, performance e ricerca contemporanea. è anche grazie a questa ristrutturazione che Piedicavallo Festival è poi divenuto un nome sentito, una meta estiva e un luogo riconosciuto.

Col passare degli anni il team si è allargato, tra persone amiche, amiche di amiche, nuove conoscenze e volontari. Sono stati commessi molti errori, ma ognuno di questi ha portato la speranza di poter imparare qualcosa di nuovo; c’è una forte energia che ha iniziato e continua a propagarsi, tra inciampi di percorso e successi che hanno segnato la vita delle persone che prendono parte a questo complesso processo. 

Oggi Piedicavallo Festival è finalmente riconosciuto, e festeggiare i suoi 35 anni di esistenza è una fortuna, oltre che il segno forte di una collettività che crede in un progetto.

Foto di Fabiana Amato
Foto di Fabiana Amato

4 edizioni della sezione sperimentale. Un luogo che ora mette insieme due linguaggi apparentemente distanti. Interessanti i nomi scelti per le sezioni: la parte classica Sarv (Cervo) e quella sperimentale Lüria la divinità, che tipo di rapporto c’è tra le due? Come dialogano tra loro? Cambiano, secondo voi, il contesto ed il paesaggio?

SARV è l’antico nome del torrente oggi conosciuto come Cervo, da cui prende il nome l’intera valle. LÜRIA è invece una figura mitologica che da quel corso d’acqua trae origine: un demone delle alluvioni e, allo stesso tempo, una dea della fertilità – un’entità che personifica un momento di trasformazione e turbamento del paesaggio. I loro nomi delle due sezioni sono già esplicativi del loro rapporto: LÜRIA è un momento di alterazione momentanea dello scorrere costante e duraturo di SARV, ma è da quest’ultima che prende vita.

Foto di Geremia Zanolini

Per loro natura, le due sezioni del Festival hanno caratteristiche molto diverse. SARV è l’anima longeva del Festival, che si sviluppa sull’intero territorio della Valle Cervo e oltre, con concerti ospitati in rifugi montani, case storiche, locande di montagna e sale consiliari: è un appuntamento, incontro fisso per la comunità locale che, da prima che cambiasse la direzione del Festival, lo seguiva e lo supportava. La sua anima è diffusa, solca luoghi di affezione e approfondisce relazioni con il territorio e i suoi abitanti. 

LÜRIA è un’espressione sovversiva, identità fluida che sommerge il paese in sonorità ed esperienze fuori dell’ordinario. Nel weekend in cui prende vita, la programmazione è intensa e compatta: inizia con una sveglia sonora (il primo concerto live, alle 10.30) e prosegue per tutta la giornata, per finire con una rassegna di cortometraggi sperimentali a mezzanotte – il tutto situato a Piedicavallo e nella frazione di Montesinaro.

Sono contesti che presentano molte differenze, ma che al contempo vivono di una simbiosi che li rende interdipendenti. Durante i 23 giorni di Festival il paesaggio si evolve e vive una trasformazione graduale, che si esprime in momenti di diversa intensità: da SARV emerge LÜRIA, e da questa si riassesta SARV. Ogni attività, concerto o performance, modifica estemporaneamente il paesaggio, creando scorci di per nuove possibilità e modi di abitare i luoghi attraversati. Proprio questa capacità di Piedicavallo di trasformarsi durante il Festival è stata ed è tuttora al centro della nostra indagine curatoriale. Con la scorsa edizione, dal titolo Mappature, abbiamo inaugurato quello che vuole essere un percorso di ricerca triennale, dedicato proprio alla fluidità delle atmosfere che si creano durante – ma anche prima e dopo – Piedicavallo Festival.

Foto di Denise Tosato

Cosa significa mappare uno spazio attraverso le atmosfere e le temperature che lo caratterizzano? Come possiamo operare, sperimentare con queste diverse atmosfere in evoluzione? Come abitarle e ascoltarle? 

La scorsa edizione è stata consacrata allo studio e all’osservazione di come queste mappature affettive si presentano e caratterizzano i luoghi, le venue storicamente principali del Festival – Tempio Valdese, Teatro Regina Margherita, Sponde e il circolo di Montesinaro. 

Con l’edizione del 2025, Convivenze, vogliamo allargare questa indagine, non solo aprendoci a un’esplorazione più ampia del paese stesso – molte attività si svilupperanno nei sentieri, tra i vicoli e gli scorci di Piedicavallo – ma anche interrogandoci su come le tracce lasciate dalle esperienze passate convivano e si sovrappongano con quelle in divenire, con quelle che continuano ad apparire e in un attimo scomparire.

Cosa succede in questa stratificazione? Quali tensioni o armonie emergono da questi innesti? Cosa accade nello scarto esistenziale, inevitabile, tra due elementi che si sovrappongono e convivono? 

La pratica della convivenza riguarda anche e soprattutto l’indagine approfondita del rapporto tra SARV e LÜRIA, che pur portando con sé ritmi, linguaggi e sensibilità differenti, coesistono all’interno di un unico progetto. Sono due polarità che non solo si completano, ma si contaminano a vicenda.

Quest’anno, per la prima volta, questa contaminazione si concretizza anche in termini artistici, grazie alla performance site-specific del danzatore Alberto Pagani e del giovanissimo flautista Thomas Gascoyne, sviluppata proprio nel contesto di una residenza durante SARV. Non solo il repertorio classico che Gascoyne suonerà costituirà un’eco della sezione musicale precedente, ma le le energie stesse portate dai due performer saranno una traccia di questa.

Foto di Fabiana Amato

Il Festival si estende dal 2- 16 agosto e 22-24. Cosa succede dal 17 al 21, nella pausa tra le due sezioni?

Questi giorni rappresentano una pausa tecnica per il team. Come dicevamo, LÜRIA implica un’alterazione dei ritmi distesi della prima parte del Festival e, a livello pratico, richiede una complessa macchina organizzativa, e un impegno produttivo e logistico più articolato per permettere una programmazione che si estende sull’arco di tutta la giornata, per un weekend. Tuttavia, sono anche giorni di grande fermento creativo. Nonostante l’intensificarsi dei ritmi in questo momento che può sembrare sospeso, il team ritaglia ogni anno dei momenti collettivi di condivisione, di festa e di cura. 

In questo spazio di transizione tra SARV e LÜRIA, Piedicavallo ospita artiste e artisti in residenza, che invitiamo a dialogare con il luogo in modo intimo e sperimentale.

Nel 2024, ad esempio, abbiamo accolto la danzatrice giapponese Reika Shirasaka, che ha presentato una performance site-specific, e l’artista italiano Marco-Augusto Basso, che ha sviluppato una passeggiata sonora.

Quest’anno abbiamo il piacere di ospitare in residenza la musicista e DJ Elena Colombi. Abbiamo conosciuto Elena durante la scorsa edizione, quando ha presentato il suo live in anteprima nazionale nel Teatro Regina Margherita, l’ultima sera di LÜRIA. Il giorno dopo è rimasta a Piedicavallo, e da quella permanenza è nata una conversazione che si è presto trasformata in una nuova collaborazione artistica. 

Tra le altre cose, abbiamo visitato insieme il Tempio Valdese, che conserva degli antichi strumenti – un organetto elettronico, due armonium  e un fortepiano. Da lì, dalla fascinazione per quel luogo, l’intuizione di avviare una piccola residenza per sviluppare un live site-specific con quegli strumenti. Elena Colombi sarà, quindi, con noi dal 17 al 22 agosto, giorno in cui inaugurerà la serie di concerti nel Tempio durante LÜRIA.

Elena Colombi
Foto di Denise Tosato

A rendere ancora più viva – e più breve – questa pausa, abbiamo da poco annunciato un concerto extra, a cura di Loup Uberto, che avrà luogo giovedì 21 agosto lungo un’escursione da Piedicavallo fino al Rifugio Rivetti. È un invito, da parte di Sotterranea, a radicarsi nel territorio e nei suoi ritmi, praticando un ascolto non solo sonoro ma anche immerso nel paesaggio.

Organizzare un festival implica una considerazione del tessuto sociale e del luogo in cui si opera: lavorare in un contesto montano ci ha portati a prendere consapevolezza non solo di come le logiche della produzione culturale si trasformano profondamente rispetto ai contesti urbani, ma anche a considerare come la morfologia e le temporalità della valle influenzano e plasmano il modo in cui abitare LÜRIA. 

Se SARV raccoglie un pubblico legato e affezionato al territorio, alla valle e alla montagna, LÜRIA attrae visitatrici e visitatori da altrove, spesso in dialogo per la prima volta con questi luoghi. 

Per noi è essenziale offrire a questo pubblico la possibilità di attraversare il Festival con consapevolezza, con una presenza rispettosa e radicata nel contesto che lo ospita, che non si limiti alla fruizione del concerto, DJ set o performance. Negli anni, abbiamo visto persone tornare in Valle Cervo, desiderose di scoprire ed esplorare i sentieri e in generale il paesaggio della valle, oltre l’evento stesso. Da qui, anche il nostro desiderio di attivare delle collaborazioni con realtà locali come GAL Montagne Biellesi e il CAI di Biella, in questo caso, per sviluppare un’escursione sonora curata da un artista – Loup Uberto – che, anche grazie ad un legame famigliare con la Valle Cervo, sta portando avanti una ricerca sul repertorio di canti tradizionali della zona.

Quali sono stati nel passato i momenti iconici di Piedicavallo Festival? (Due/tre aneddoti)

Il Festival è costellato da momenti iconici – tra i più memorabili ci sono quelli che segnano le chiusure del Festival, in cui team e pubblico si fondono, al coronamento finale di mesi di lavoro talvolta estenuanti: un addio al tempo trascorso in un istante e una promessa nostalgica di rivedersi gli anni futuri.

Alcuni momenti esemplari sono stati segnati dalla forza espressiva data dall’intimità che avvolge gli artisti durante quei giorni. Tra di questi il DJ set di Kreggo, nel 2024, carico di un’ energia speciale, capace di avvolgere l’intero dancefloor in memorie del passato, reminiscenze di ricordi del territorio e di rapporti di profonda amicizia e affezione con i membri del team. Ma anche la chiusura di Gambo, nel 2023, ricca di amore ed emozione, commemorazione indimenticabile terminata su un pezzo storico, divenuto speciale e simbolico per l’intero team: Sballi ravvicinati del terzo tipo, di Vasco Rossi. Ultima chiusura da citare, nel 2022, il live set di Valentina Magaletti e Joao Pais Filipe in teatro: la loro energia creò un dancefloor acustico, fatto di sguardi diretti artistx-pubblico, sorrisi e sintonia di movimenti, di una potenza che i fortunati partecipanti non dimenticheranno mai.

Sicuramente, una gran parte di momenti iconici ha luogo durante quello che chiamiamo controfestival: una programmazione interna, informale, spontanea attraverso cui le persone del team possono proporre pratiche, laboratori, proiezioni, performance di ogni tipo. A metà tra presentazione di progetti e ricerche in corso delle persone del team, ed eventi completamente immediati che emergono dalle energie e le volontà momentanee. 

Tra questi, un iconico concerto collettivo improvvisato con una fisarmonica trovata casualmente in uno degli edifici che ci ospitano; cene ed eventi con la comunità locale, come quella da Richard Reville – anziano scozzese affezionato al Festival tanto da trasferirsi a Montesinaro – che durante una delle sue cene a tema indiano, ci regalò maglioni, berretti e sciarpe realizzate da lui durante l’inverno. Oppure l’evento di proiezioni notturne in teatro dei film realizzati in loco, dal team, nei giorni precedenti, con tanto di distribuzione di pizze fatte in casa, biscotti e altri premi per i “vincitori” di un concorso inesistente, senza considerare le feste, le mascherate e altre situazioni magnifiche e surreali.  

Per finire, durante SARV, è doveroso ricordare la Liturgia del Vespro, tenuto da Leonardo De Marchi, storico musicista affezionato al Festival, che portò un concerto serale di chitarra classica in Tempio Valdese, a lume di candela. Momento di intimo confronto con l’anima sorprendente della rassegna ereditata. 

Molti altri momenti sarebbero da citare, ma ci dilungheremmo troppo.
Forse, se parliamo veramente di momenti iconici, ogni artistx o performer che ha portato a Piedicavallo la propria ricerca, e ogni persona dentro al progetto ne avrebbe almeno uno da esprimere – ognuno diverso dall’altro –  in un colorito pamphlet di emozioni cangianti: cercare di elencare ogni momento di affezione sarebbe riduttivo, e ne fornirebbe una visione parziale e incompleta.

Foto di Geremia Zanolini

La direzione artistica è di Alessandro Gambo e Alessandro Commellato, ma c’è una curatela a più voci, qual è la vostra direzione, come vi orientate nella scelta dell*artist* e progetti da portare?

Fin dal primo anno del cambio di direzione, ciò che ha guidato Piedicavallo Festival è stata l’intuizione – termine che raccoglie tutto il percorso artistico che negli anni si è andato a creare, nell’ intenzione di costruire un mondo, una struttura fiabesca di ciò che accompagna la musica in valle. Sono stati attraversati i temi del sottosuolo, delle membrane del tamburo, dell’aria e della voce. Ognuno di questi ha accompagnato il festival nella volontà di creare una storia, un racconto da tramandare.

Dalla scorsa edizione, e quindi dall’inizio della triennalità corrente, abbiamo voluto strutturare maggiormente quello che è il team di curatela e definire in maniera più chiara il suo apporto al Festival. Il nostro lavoro curatoriale è sempre strettamente in dialogo con i due direttori artistici, Alessandro Gambo per LÜRIA e Alessandro Commellato per SARV. 

Anche la nascita di Sotterranea APS ha contribuito a dare nuova forma ai gruppi di lavoro, tra cui quello curatoriale, che oltre ad avviare un processo di maggiore strutturazione del proprio ruolo all’interno del progetto, a fianco della direzione artistica, si è allargato – oggi siamo in quattro.

Nel contesto dei festival musicali – o prevalentemente musicali –, curatela e direzione artistica tendono spesso a sovrapporsi, e raramente si fa esplicitamente riferimento a pratiche curatoriali. Forse anche per via delle nostre formazioni, che spaziano dalle arti visive alla performance, fino all’audiovisivo, abbiamo sentito l’urgenza di riconoscere e strutturare questa presenza, dando spazio a una prospettiva curatoriale autonoma, ma integrata.

Foto di Fabiana Amato

Lavoriamo a strettissimo contatto con i due direttori artistici, e con loro strutturiamo la programmazione portando una particolare attenzione sull’identità che nel tempo il Festival prende, e sui processi di condivisione del lavoro e allentamento delle strutture verticistiche decisionali. Siamo sempre in dialogo, ci confrontiamo sui temi e sulle relazioni tra le due programmazioni, sui modi di pensare arte, musica e cultura come ricerca inesausta di bellezza, in tutte le sue forme. 

La nostra pratica curatoriale, come dicevamo, è legata a uno studio, un’osservazione del territorio e delle possibili orchestrazioni e trame performative che possono emergere. 

Un elemento fondamentale che guida la nostra ricerca e direzione è la volontà di muoversi verso una multidisciplinarietà. Nel 2024 abbiamo introdotto all’interno della programmazione una performance di danza e una rassegna di cortometraggi. Quest’anno – oltre alla danza, le arti performative e l’audiovisivo – continuiamo a portare altri linguaggi oltre a quello sonoro, introducendo anche una programmazione di momenti laboratoriali, in cui il pubblico è chiamato a partecipare attivamente. 

Quali sono le storie e leggende che abitano il festival?

In qualche modo la storia di Piedicavallo Festival è una narrazione che noi stesse stiamo scoprendo via via con gli anni, come dicevamo. Il territorio porta con sé molte leggende, alcune più oscure ed esoteriche di altre. Una parte di queste vive già all’interno dei nomi delle due sezioni.

La tradizione orale della Valle ci ingloba in un riverbero di attenzioni e discorsi che stanno al di fuori di noi, e di cui facciamo parte – consapevolmente o meno. Ogni passo e direzione scelta instaura un processo inevitabile di voci e sguardi, come un gioco di fantasia che forma racconti e aneddoti, nomi che si stagliano sui paesaggi che vengono scoperti, soprannomi sui volti riconosciuti. Stando a Piedicavallo, si decide di far parte di un sistema che da tempo immemore crea leggende, in una tradizione orale mai esaurita – seppure sempre più a rischio di estinzione. Da parte nostra, c’è un forte desiderio di condividere queste narrazioni con il pubblico, ancora una volta per favorire una presenza più consapevole. 

Quest’anno durante LÜRIA avrà luogo una passeggiata di carattere divulgativo – incentrata su racconti di personaggi reali e leggendari della storia di Piedicavallo e Montesinaro – curata da Claudia Vincenzi, vice-sindaco di Piedicavallo, e Veronica Rosazza Prin, presidentessa della Pro Loco del paese.

Foto di Denise Tosato

Porterete nelle co-conversazioni di quest’anno il ruolo della musica e delle forme artistiche come linguaggi di lotta. È sempre stato così? 

Nel contesto di LÜRIA, si tratta di una novità. Nelle precedenti edizioni di SARV sono stati proposti simposi aperti: momenti di confronto in cui il team di Sotterranea, insieme alla comunità locale e al pubblico, ha condiviso le traiettorie di ricerca del Festival – anche con l’intento di raccogliere feedback diretti – e ha avviato dialoghi sui possibili approcci musicali alla montagna. Anche quest’anno ne è previsto uno, il 13 agosto.

La conversazione che si terrà durante LÜRIA, dal titolo “Muslimgauze and the Contemporary Musical Responses to Political Facts”, nasce dalla stessa volontà di aprire spazi all’interno della temporalità della programmazione ufficiale in cui condividere riflessioni sul lavoro culturale e artistico che, spesso, restano circoscritte al collettivo di Sotterranea.
In questo caso, ci è parso urgente tentare di fare luce sulle forme di resistenza e di opposizione politica che possono emergere attraverso la produzione musicale e artistica.

Abbiamo incontrato la ricerca guidata da Miki Semascus – collezionista, DJ e radio speaker – dedicata a Muslimgauze, musicista britannico che ha interamente consacrato la propria vasta produzione sonora alla causa palestinese e ai conflitti nel mondo islamico, facendo dei suoi dischi veri e propri vettori iconografici e oggetti intrinsecamente politici.

Semascus ne colleziona la discografia dagli anni ’90 e, da alcuni mesi, porta avanti un progetto che ha preso forma in un radio show – o sessione d’ascolto arricchita da contenuti audiovisivi – realizzato insieme a Bucci, DJ e artista multimediale.

A Piedicavallo, il progetto assumerà un’ulteriore forma inedita, grazie alla collaborazione con il collettivo editoriale 77 magazine. Ci è sembrato particolarmente fertile assumere la parabola di Muslimgauze come punto di partenza esemplare per poter costruire una conversazione a più voci, anche con il pubblico, interrogandosi su come le forme artistiche e musicali possono agire oggi come strumenti e mezzi di resistenza politica. 

Operare nel campo culturale può essere alienante e può generare un senso diffuso di impotenza di fronte ai fatti politici che caratterizzano le nostre vite. Il genocidio in Palestina ci mette di fronte a questa sensazione quotidianamente. Ritagliare uno spazio, all’interno del Festival, per tentare di illuminare, come dicevamo, delle forme di resistenza in un contesto che sembra profondamente buio e oscuro, e di tracciare genealogie di artiste e artisti che hanno dedicato la propria produzione artistica e culturale intrecciandola all’impegno politico è una piccola pratica per ricordarci che quello culturale non è un campo né neutro né innocente.

In generale, consideriamo le attività laboratoriali come frutto di processi legati alle esperienze collettive da condividere, esplorare e praticare insieme. Ogni workshop nasce da un’intenzione politica, intesa in senso concreto e materiale: una forma di potenza che può trasformarsi in atto solo attraverso la prassi, e in questo modo portare reali spunti di rivoluzione nel flusso del tempo presente.

La storia e il paesaggio sonoro di Piedicavallo Festival