La Pinacoteca Agnelli si è distinta, sotto la direzione di Sarah Cosulich, per una programmazione espositiva di altissimo livello fondata su un principio chiave: la site specificity. Un’idea semplice solo in apparenza, ma capace di ribaltare lo status quo: concepire uno spazio come qualcosa di intimamente connesso all’architettura che lo ospita e, allo stesso tempo, alla città in cui si inserisce. È questa la direzione che guida i progetti della Pinacoteca: costruire un dialogo aperto con la Collezione Agnelli e con mostre che sappiano parlare del presente mantenendo un legame profondo con il contesto della fabbrica, della Fiat, di una Torino industriale che ha cambiato la sua anima. In questa direzione, la nuova mostra di Walter Pfeiffer prosegue il lavoro già avviato in precedenza con artisti svizzeri, come Sylvie Fleury.

Installation view
Walter Pfeiffer. In Good Company 
Pinacoteca Agnelli, Torino, 2026
Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino
Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano

La mostra approfondisce la carriera del fotografo svizzero in direzione non cronologica, ma attraverso una trattazione tematica dei luoghi e delle persone che sono stati centrali nella sua vita. In a Good Company è la sua prima mostra istituzionale in Italia, ma anche un vero e proprio manifesto della sua poetica. Immagini a colori e in bianco e nero, combinano scatti iconici con immagini inedite, insieme alla scelta di creare un effetto immersivo totale, con immagini che riempono completamente le pareti, quasi come se ci trovasse dentro una sala pose. 

Installation view
Walter Pfeiffer. In Good Company 
Pinacoteca Agnelli, Torino, 2026
Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino
Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano

La mostra approfondisce inoltre temi centrali nella pratica di Pfeiffer: l’appartenenza alla comunità gay, i paesaggi svizzeri, l’esplorazione del corpo e della sensualità, celebrati nella loro autenticità e mostrati, già dagli anni Ottanta, in modo diretto e non idealizzato anche all’interno del linguaggio della moda glamour. 

Il lavoro di Pfeiffer abbraccia tutti i generi della storia dell’arte – specialmente nudo, ritratto, paesaggio e natura morta – con un approccio che unisce formalismo, forza cromatica e sensualità: non si nasconde dietro le pulsioni umane ma le affronta di petto,  scoprendo nuove soluzioni e aprendo un dialogo con linguaggi fotografici che sono stati in grado di influenzare le generazioni successive. Pfeiffer è profondamente figlio del suo tempo: ha lavorato con le prime vere top model e ha vissuto l’energia febbrile, notturna e festaiola degli anni Ottanta, un immaginario che ha plasmato in maniera decisiva la sua sensibilità visiva. Nella sua poetica, la moda appare per ciò che è: spietata, volutamente costruita, espressione di desiderio. Eppure, proprio in questa teatralità consapevole, conserva intatta la capacità di sedurre, trascinandoci nel suo universo e facendoci desiderare di essere, anche solo per un momento, parte della sua “buona compagnia”.

Foto di Pinacoteca Agnelli

La sensualità senza filtri di Walter Pfeiffer