As Seen Below, il nuovo Skyspace inaugurato ad Aarhus, in Danimarca, è la nuova installazione di James Turrell, l’artista americano che non aggiunge un’altra immagine al mondo, ma modifica il nostro modo di percepirlo. Perché la vera opera non è per forza ciò che vediamo, ma il modo in cui scegliamo di guardare.
Con i suoi 40 metri di diametro, 16 metri di altezza e un percorso sotterraneo di circa cento metri che conduce lentamente verso la grande cupola, As Seen Below di James Turrell è il 100° Skyspace realizzato dall’artista americano e il più grande mai costruito all’interno di un museo. Un progetto iniziato oltre dieci anni fa che completa la visione architettonica dell’ARoS e rappresenta uno dei lavori più ambiziosi dell’intera carriera di Turrell.

Un Pantheon contemporaneo
Entrare nello Skyspace significa scendere sotto terra per poi ritrovarsi improvvisamente davanti al cielo.
La cupola, completamente spoglia, è attraversata da un grande oculo centrale che incornicia l’atmosfera come se fosse un quadro in continuo movimento. Intorno, oltre mille LED modificano impercettibilmente la luce interna, alterando la percezione del colore e della profondità del cielo. È un’illusione ottica raffinata: il blu sembra diventare viola, il tramonto si intensifica, le nuvole sembrano quasi trasformarsi in superfici bidimensionali. Non cambia il cielo. Cambia il nostro modo di guardarlo.
Per questo motivo definire As Seen Below una semplice installazione artistica sarebbe riduttivo. Più che un’opera, è un dispositivo percettivo costruito attraverso architettura, luce e tempo.

James Turrell e l’arte della percezione
Da oltre cinquant’anni James Turrell dedica la propria ricerca a una domanda tanto semplice quanto radicale: che cosa significa davvero vedere?
Pilota prima ancora che artista, cresciuto osservando il cielo dall’alto e formatosi tra arte e psicologia della percezione, Turrell appartiene al movimento californiano Light and Space, che dagli anni Sessanta utilizza luce, colore e architettura come materiali artistici. Nei suoi lavori non esiste un’immagine da contemplare: è l’atto stesso della visione a diventare l’opera.



James Turrell tra arte e spiritualità
Chi conosce il lavoro di Turrell sa che i suoi Skyspace hanno sempre qualcosa di profondamente spirituale.
Non perché raccontino una religione, ma perché invitano a praticare qualcosa che oggi sembra quasi rivoluzionario: fermarsi.
Rebecca Matthews, direttrice dell’ARoS, ha raccontato come la formazione quacchera dell’artista influenzi profondamente il suo modo di concepire questi spazi, descrivendoli come ambienti dedicati alla riflessione, al silenzio e all’ascolto di sé. Più che sale museali, ricordano cattedrali contemporanee dove la luce sostituisce qualsiasi decorazione.



Anche il percorso architettonico sembra suggerire questa dimensione simbolica.
Per raggiungere la cupola si percorre un lungo corridoio sotterraneo, quasi un viaggio iniziatico che conduce dal buio alla luce. Un movimento che richiama inevitabilmente la discesa e la risalita della Divina Commedia: si entra nella terra per ritrovare il cielo.
La nuova installazione di James Turrell è un cielo che appartiene a tutti
Forse è proprio qui che As Seen Below , la nuova installazione di James Turrell, trova il suo significato più contemporaneo.
In un’epoca dominata dagli schermi, dalle immagini e dalla velocità, James Turrell costruisce un’opera che chiede esattamente il contrario: rallentare, alzare lo sguardo e osservare qualcosa che è sempre stato davanti ai nostri occhi.



Il cielo diventa così il materiale più democratico che esista.
Non appartiene a un museo.
Non appartiene a un Paese.
Non appartiene a un artista.
Appartiene a tutti.
Ed è forse questa la forza più grande del lavoro di Turrell: ricordarci che la percezione non è mai oggettiva. Cambiando la luce, cambia il mondo. O, forse, cambiamo semplicemente noi.