Fino al 26 gennaio la Fondazione Beyeler di Basilea ospita la più grande mostra monografica dedicata all’artista giapponese Yayoi Kusama. 

Tutti conoscono Yayoi Kusama per i suoi celebri dots, le zucche e i colori sgargianti, divenuti così iconici da essere protagonisti di una storica edizione limitata di Louis Vuitton, considerata tra le più memorabili di sempre. Tuttavia, la pratica artistica di Kusama affonda le proprie radici in una ricerca molto più profonda, che ha attraversato quasi un secolo del nostro tempo. 

La natura come protagonista dell’arte di Yayoi Kusama a Basilea

La natura è un elemento onnipresente nella produzione artistica di Yayoi Kusama, una fonte di ispirazione e una cifra stilistica. Alla Fondazione Beyeler questo dialogo si fa totale, grazie al legame continuo tra la struttura di Renzo Piano e le colline di Riehen. Emblematica è l’opera Narcissus Garden composta da 1200 sfere metalliche, fatte galleggiare proprio nel laghetto esterno al giardino. La scelta di quest’opera come primo incontro per i visitatori non è casuale. Realizzata per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1966 dove Yayoi si era presentata senza un invito ufficiale, racchiude alcuni principi della sua pratica artistica. Ispirandosi al mito di Narciso, le sfere invitano i visitatori a riflettere la propria immagine, suggerendo una riflessione sull’ossessione contemporanea per l’esteriorità e, al contempo, sull’idea che l’individuo esista solo in relazione a un tutto più ampio. 

© Yayoi Kusama, foto Matthias Willi
© Yayoi Kusama, foto Matthias Willi

I disegni dell’infanzia

Il percorso di visita è antologico e pensato per fornire una panoramica completa sul lavoro dell’artista giapponese. I disegni realizzati durante l’infanzia anticipano già alcuni elementi che diventeranno parte integrante della sua firma stilistica, come la ripetizione ossessiva dei pallini. Untitled, realizzato quando l’artista aveva appena dieci anni, raffigura una giovane ragazza dagli occhi chiusi, con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte. Il volto sognante e la presenza di dettagli che sembrano emergere da un’allucinazione rimandano a un’infanzia segnata non solo dalla creatività, ma anche da ansia e fragilità psicologica, aspetti che hanno accompagnato Kusama per tutta la vita.

Untitled – Yayoi Kusama

Il sogno americano di Yayoi Kusama

Il percorso di visita prosegue mappando le pratiche performative e anche le sculture da lei realizzate, al fine di mostrare come la sua poliedricità e adattabilità siano state fin da subito un punto di forza. Dopo aver lasciato il Giappone negli anni 60, Yayoi era andata a New York su invito di Georgia O’Keeffe attratta dalla scena artistica americana. Uno dei suoi più grandi obiettivi era quello di essere considerata un’artista di valore per il pubblico americano: un traguardo che oggi può dirsi pienamente raggiunto, senza mai rinunciare alla propria individualità in nome delle leggi di mercato.

Le Infinity Mirrored Room

Il fiore all’occhiello dell’esposizione è l’Infinity Mirrored Room – The Hope of The Polka Dots Buried in Infinity will Eternally Cover the Universe. Come suggerisce la giornalista Ilaria Bonvicini, le Infinity Mirrored Rooms sono nate con la maturità di Kusama. Esse rappresentano per l’artista: “l’apoteosi della sua sperimentazione, il cuore delle sue idiosincrasie e delle sue ambizioni come artista. (Sono) il tentativo di Kusama di convertire il suo mondo psicologico privato in un ambiente condiviso, il suo “paese delle meraviglie infinito”, ma è anche uno spazio profondamente ambiguo. Non è un ambiente destabilizzante e segnato da un forte senso di spersonalizzazione più di quanto non sia un luogo di liberazione, surreale e volutamente giocoso”(I.Bonvicini, The Vision, 2022). Ognuna di esse è effimera e unica. Cambia il luogo, il visitatore, ma l’entità della creazione rimane. Sono dunque un ambiente che condensa strati di significati, in cui però ognuno è in grado di trovare il proprio. Gli elementi che si ripetono creano un’atmosfera labirintica di una foresta artificiale capace di replicarsi all’infinito, con rami-serpenti completamente coperti da pallini neri. 

Installation views «Yayoi Kusama» alla Fondation Beyeler, Riehen/Basel, 2025. Foto: Mark Niedermann

il percorso espositivo diventa quindi non solo una retrospettiva, ma un’esperienza immersiva verso i mondi immaginari dell’artista: la mostra ideale per accompagnare l’inizio di un nuovo anno.

La mostra di Yayoi Kusama a Basilea è il tuo regalo per il 2026