“This Will Not End Well” [Non finirà bene] è il titolo della retrospettiva di Nan Goldin che ospiterà il Pirelli HangarBicocca dall’11 ottobre 2025 al 15 febbraio 2026.

La mostra, organizzata dal Moderna Museet in collaborazione con Pirelli HangarBicocca, Milano, Stedelijk Museum, Amsterdam, Neue Nationalgalerie, Berlin e Grand Palais Rmn, Parigi, presenterà per la prima volta il lavoro dell’artista come filmaker. Nonostante il titolo “Non finirà bene” possa suonare cupo, esso in realtà rappresenta a pieno il carico di ironia benevola e la “caratteristica, incrollabile joie de vivre” dell’artista.

La vita di Nan Goldin

Nata nel 1953, l’artista ha vissuto un’infanzia difficile segnata dal suicidio della sorella, un evento che ha profondamente influito sulla sua opera.
Trasferitasi a New York nel 1978, trova qui una “famiglia” all’interno della comunità LGBT+, diventata poi una delle protagoniste dei suoi scatti.
La possiamo definire artista e attivista, nota da sempre per la sua fotografia documentaristica, intima, e per gli slide-show che raccontano la vita e la sua cultura bohémien. 

Nan Goldin
The paw, eclipse 2024
© Nan Goldin Courtesy Gagosian
Nan Goldin
Sunny in my room, Paris, 2009
© Nan Goldin Courtesy Gagosian

Creando una sorta di “diario” personale e pubblico, il suo lavoro esplora temi come l’amore, la dipendenza e il rapporto con le sostanze stupefacenti e le lotte che avvengono contro le ingiustizie.
L’artista è una figura rivoluzionaria, di grande influenza all’interno del panorama artistico, e non solo. Goldin infatti è anche membro fondatore di PAIN (Prescription Addiction Intervention Now), un gruppo di advocacy che ha combattuto la famiglia Sackler, responsabile dell’epidemia di oppioidi negli Stati Uniti.

“Ho sempre desiderato essere una filmmaker. I miei slideshow sono film composti da fotogrammi”, dice l’artista.

Nan Goldin
C as Madonna in the dressing room, Bangkok, 1992
© Nan Goldin
Courtesy Gagosian

La mostra al Pirelli HangarBicocca

Il Pirelli HangarBicocca ci invita così ad esplorare il mondo dell’artista; le sue immense sale ci accolgono da subito attraverso le note di un’installazione musicale che, concepita appositamente per la location milanese da collettivo Soundwalk Collective, ci accompagnano per tutta la durata della visita.
Ideata in stretta collaborazione con Nan, il duo, formato dall’artista e compositore Stephan Crasneanscki e dal compositore Simone Merli, lavora con l’artista già dal 2015 e insieme hanno realizzato colonne sonore per progetti quali il documentario “All the Beauty and the Bloodshed” (2022) vincitore del Leone d’Oro alla 79ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Nan Goldin
Memory Lost, 2019-2021
Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025 © Nan Goldin
Courtesy l’artista, Gagosian, e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio

La nuova composizione, commissionata direttamente dal Pirelli HangarBicocca, trae origine dalle registrazioni ambientali raccolte durante le precedenti edizioni della mostra di Goldin a Stoccolma, Amsterdam e Berlino. Le sonorità che scaturiscono dai padiglioni si sovrappongono creando un nuovo ambiente acustico che traccia un itinerario poetico tra spazi e tempi diversi. Come una sorta di anticipazione, essa guiderà i visitatori verso il simbolico villaggio all’interno del quale sono stati allestiti, tra i vari padiglioni, i slideshow dell’artista.
Ogni struttura, progettata all’interno dell’Hangar Bicocca dall’architetta Hala Wardé, che ha già collaborato con l’artista in passato, è concepita ad hoc per accogliere le opere presentate, in un connubio perfetto di tessuti, luci e strutture architettoniche.

Nan Goldin
Stendhal Syndrome, 2024
Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025 © Nan Goldin
Courtesy l’artista, Gagosian, e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio

Gli slideshow di Nan Goldin

The Ballad of Sexual Dependency

Tra gli slideshow presentati The Ballad of Sexual Dependency (1981-2022)  ci avvia alla mostra attraverso una raccolta di diapositive e un fotolibro realizzati dall’artista negli anni ’80. L’opera può essere associata ad una sorta di diario visivo autobiografico, intimo e crudo, che racconta la vita dell’artista e della sua comunità di amici, artisti ed emarginati nella New York degli anni ’70 e ’80. Attraverso immagini che catturano momenti di intimità, lotta, amore e perdita, Goldin esplora la fragilità umana e la complessità delle relazioni. Ambientata nello sfondo della sottocultura del Lower East Side, The Ballad of Sexual Dependency ha avuto un impatto profondo nel mondo dell’arte per la sua rappresentazione diretta e senza filtri della vita reale.

Nan Goldin
The Ballad of Sexual Dependency, 1981-2022
Installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2025
© Nan Goldin
Courtesy the artist, Gagosian, and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo Agostino Osio

The Other Side

Oltre a The Ballad of Sexual Dependency la mostra include anche The Other Side (1992-2021) ritratto e omaggio agli amici trans creato attraverso slideshow diversi, che spaziano tra racconti e storie di eventi familiari traumatici.

Negli ultimi 40 anni, Nan Goldin ha prodotto poi una decina di slideshow diversi, che spaziano da ritratti di amici a racconti di eventi familiari traumatici. Col tempo, l’artista ha aggiunto alle sue opere altri elementi quali immagini in movimento, voci e materiali d’archivio creando sempre di più un unione tra i vari progetti e una linea progressiva di opere che in un movimento progressivo vogliono raccontare allo spettatore la sua visione intima e non filtrata.

Nan Goldin
The Other Side, 1992-2021
Installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2025
© Nan Goldin
Courtesy the artist, Gagosian, and Pirelli HangarBicocca, Milan Photo Agostino Osio

Seguendo il suo linguaggio chiave, attraverso un trip claustrofobico che punta a simboleggiare l’astinenza dalle sostanze stupefacenti e dall’estasi che queste provocano alla mente umana, saranno presenti anche le opere Memory Lost (2019-2021) e Sirens (2019-2020).

In ultima, con un padiglione dedicato appositamente, l’installazione ideata per l’opera Sisters, Saints and Sibyls (2004- 2022)  propone un’architettura “Cubo”, un non-luogo, spazio a sé stante di cui le dimensioni e l’altezza – che supera i 20 metri – richiamano la natura architettonica de La Chapelle de la Salpêtrière di Parigi, luogo in cui l’opera è stata originariamente commissionata ed esposta nel 2004.

Grazie alla sua capacità di rivisitare gli slideshow nel tempo, Nan Goldin è riuscita a definire quello che è il cuore della sua pratica artistica: mostrare la natura senza filtri degli avvenimenti portandoci al cuore delle persone e riflettendo su quelli che sono paradigmi visivi non stereotipati.

La mostra di Nan Goldin al Pirelli HangarBicocca