Arriva sempre il momento, varcando la soglia di una casa che non è la propria, in cui senti di aver fatto un passo di troppo; sei ospite, sei fuori posto, sei osservato. Entri e non sei più solo.
Alla Pirelli Hangar Bicocca questo momento coincide con l’inizio della mostra Rebecca di Benni Bosetto. Come nell’omonimo romanzo di Daphne du Maurier e nella sua traduzione visiva nel film di Alfred Hitchcock, Rebecca è un protagonista che non entra mai in scena, non appare mai, eppure è ovunque: nelle tende, negli sguardi, in quella sensazione di disagio che ti scorre sotto la pelle. Bosetto compie un’operazione simile, ma sposta tutto sul piano del corpo. Qui la presenza non è psicologica: è anatomica.

La mostra è costruita come un organismo attraversabile. La prima opera ti inghiotte. “Bocca” (nome della prima sezione della mostra ndr) è una soglia non esplicitamente figurativa, eppure il corpo la riconosce prima della mente. I materiali sono morbidi, cuciti, stratificati: è la soglia che accompagna il visitatore nel passaggio all’interno di “Rebecca”. E da quel momento in poi, ogni opera smette di essere oggetto e diventa porzione di un corpo più grande.

La bocca (particolare), 2022
Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026
Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano
Foto Agostino Osio
Ci sono infatti “Le cellule”, pareti costellate di disegni e stoffe che avvolgono e si ramificano. Non stanno lì per essere “guardati” in senso tradizionale: si aggregano, si ripetono, si moltiplicano. Da lì si dirama il primo ambiente, “La Guancia”, uno spazio dedicato ai sogni lucidi, ai fervori, che affiorano come i primi rossori sulle guance. “…sognare ad occhi aperti significa reinventare in modo radicale i legami affettivi e lo spazio domestico, che da luogo normativo può trasformarsi in uno spazio di liberazione. Occorre riappropriarsi della finzione e della fantasia e allenare la mente al sogno”, queste le parole dell’artista. Subito dopo però, sei osservato davvero. Appaiono “Gli occhi”.

Le cellule (particolare), 2026
Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026
Prodotto da Pirelli HangarBicocca
Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano
Foto Agostino Osi

Gli occhi, 2026
Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026
Prodotto da Pirelli HangarBicocca
Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano
Foto Agostino Osio
Due tende di pizzo arrotolate lasciano intravedere dai loro margini grandi paia di décolleté nere, suggerendo la presenza di corpi femminili nascosti. Quelle scarpe trasformano l’arredo in corpo. Le tende diventano figure e la casa si antropomorfizza. Bosetto definisce questi elementi “guardiane”, non occhi nel senso anatomico, ma presenza che ti osserva e sovrasta. È il momento in cui “Rebecca” si manifesta davvero.


Benni Bosetto
Porta della spogliarellista, 2026
Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026
Prodotto da Pirelli HangarBicocca
Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano
Foto Agostino Osio
Benni Bosetto
Porta pannocchia, 2026
Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026
Prodotto da Pirelli HangarBicocca
Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano
Foto Agostino Osio
E poi, quasi senza accorgertene, entri nella “Pancia”. Qui la mostra di Benni Bosetto colloca una delle serie più complesse della mostra: “Le porte”. Nove soglie disposte orizzontalmente sul pavimento, che non si attraversano, ma si guardano dall’alto. Hanno perso la loro funzione primaria e diventano contenitori semi schiusi di un microcosmo. Ogni porta è un archivio vivente, un organismo in miniatura che trattiene tracce. Bosetto le descrive come luoghi di cura e coesistenza. Non dividono, ma confondono. Non garantiscono sicurezza, ma ospitalità. In questo senso, diventano organi: parti di un sistema che accoglie, trattiene, trasforma.

Porta sussurri (detail), 2026
Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026
Prodotto da Pirelli HangarBicocca
Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano
Foto Agostino Osio
Guardandole, hai la sensazione che ogni porta sia una memoria che non si è ancora fissata del tutto. Qualcosa di instabile, che potrebbe cambiare forma da un momento all’altro.
E poi, come ogni corpo, anche questo ha un centro che batte.
“Il cuore”.
L’ultima sezione della mostra di Benni Bosetto si apre come uno spazio diverso, più ampio. È uno spazio in cui le emozioni non sono più trattenute ma emergono come pulsazioni collettive. Bosetto costruisce una milonga, una sala da ballo, un luogo dove ci si incontra per danzare il tango, dove il movimento diventa forma di ascolto. In alcuni momenti, questo spazio prende vita con Tango (II version): i corpi entrano, si cercano, si avvicinano fino a trovare un ritmo comune. Il tango, qui, non è solo danza: è un linguaggio di fusione.

Tango (II version), 2026
Performance e veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026
Prodotto da Pirelli HangarBicocca
Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio

Tango (II version), 2026
Performance e veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026
Prodotto da Pirelli HangarBicocca
Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio
A questo punto, tornare indietro è impossibile, ormai sei parte di quell’organismo.
Perché “Rebecca” non è una mostra che attraversi in modo lineare: è qualcosa che ti modifica mentre la percorri.
Quando esci, porti via ancora quella strana sensazione. Non è solo inquietudine, né solo fascino. È qualcosa di più corporeo. Come un battito che continua anche quando il corpo si è fermato.
Come uno sguardo che ti ha attraversato.