Torniamo ancora a Sanremo, all’esibizione di Shablo, Tormento, Gué e Joshua. Quest’ultimo indossa un durag, una bandana nera che copre i capelli, sopra la quale porta una cuffia. La stessa bandana compare anche nel videoclip della canzone, e una domanda sorge spontanea: perché i rapper indossano il durag?
In realtà, non si tratta di una semplice bandana, ma di un accessorio che racchiude un significato culturale profondo, legato alla storia afroamericana e all’hip-hop.

Le origini del durag

La prima apparizione del durag risale al periodo della schiavitù americana (1600-1800), quando veniva indossato soprattutto dalle donne afroamericane. Da un lato, serviva per mantenere i capelli in ordine durante le lunghe ore di lavoro, dall’altro, era un’imposizione volta a sottolinearne la subordinazione.

“È stato un metodo per sopprimere la bellezza delle donne nere e distinguere il loro status umile e inferiore di lavoratrici”, ha scritto Funmi Fetto, giornalista di Vogue.

A partire dagli anni ’20, la percezione del durag iniziò a cambiare. In quel periodo prendeva piede l’Harlem Renaissance, un movimento artistico e culturale nato dopo l’abolizione della schiavitù con l’obiettivo di celebrare la cultura afroamericana attraverso diverse forme d’arte: letteratura, musica, teatro, arti visive, danza, ma anche attraverso le scienze sociali come la sociologia, la storiografia e la filosofia. Gli esponenti di questo movimento iniziarono a indossare il durag come simbolo di identità culturale, trasformandolo da segno di oppressione a icona di rivendicazione delle proprie origini.

Il durag dagli anni ’60

Questa nuova narrazione si impose ancora più fortemente negli anni ’60, con la nascita del Black Power Movement. Questo movimento, nato in risposta alle tendenze moderate del Movimento per i Diritti Civili, richiedeva un’azione immediata contro la supremazia bianca. Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, molti esponenti del movimento adottarono acconciature afro per enfatizzare la propria identità e il proprio orgoglio culturale. Tra queste, il durag divenne un accessorio distintivo.

Negli anni ’90 e 2000, il durag si affermò come un capo fondamentale della moda hip-hop, indossato da artisti come Tupac Shakur, Jay-Z, Nas e 50 Cent. Portarlo in pubblico o nei videoclip significava abbracciare un’identità collettiva e condividerla con milioni di fan, che vedevano nell’hip-hop un mezzo di espressione, di denuncia sociale e di lotta per i diritti delle persone di colore. Tuttavia, proprio per la sua diffusione tra gli artisti rap, il durag finì per essere impropriamente associato alla gangsta culture e visto con diffidenza.

Il durag negli ultimi anni

Negli ultimi anni, di fronte al riemergere di messaggi politici anacronistici e discriminatori, non solo in America ma anche in Europa, il durag è tornato a essere indossato con orgoglio da molti artisti. Rihanna lo ha sfoggiato sulla copertina di Vogue nel 2020, anno dell’uccisione di George Floyd. Più recentemente, lo abbiamo visto sui ballerini di Kendrick Lamar durante l’halftime show del Super Bowl, con i colori della Old Glory, in uno spettacolo che ha celebrato la forza del rap e dell’America nera.

Anche in Italia, ripensando all’esibizione e al testo di La mia parola di Shablo, Gué, Tormento e Joshua, questo capo si lega ancora una volta a un racconto di emarginazione sociale e disuguaglianza, con riferimenti al gospel, tradizionalmente legato alle comunità afroamericane e alla loro lotta per la libertà.

Il durag è più di un semplice accessorio: è storia, resistenza e identità. Un tempo simbolo di oppressione, poi emblema della moda hip-hop, continua a essere un segno di appartenenza culturale e orgoglio afroamericano. Indossarlo significa portare con sé un’eredità fatta di lotte, conquiste e rivendicazione della propria identità, un messaggio che, ancora oggi, chiede di essere ascoltato.

La cultura del Durag: l’accessorio dell’hip-hop