Un mese fa si è tenuta la cerimonia di premiazione dei Grammys, che ha inaugurato un nuovo premio come Best Album Cover. Questo riconoscimento è volto a riconoscere la creatività e la cura nel lavoro di direzione artistica, di creazione e di scelta della copertina di un album. La selezione dei progetti candidati alla vittoria valorizza i design di copertina più particolari, che già dal lato grafico possano trasmettere le sensazioni ricercate nella musicalità. La vittoria è stata data alla copertina di Chromakopia di Tyler, The Creator.
La copertina minimalista di Chromakopia
La copertina di Chromakopia, ottavo album di Tyler, The Creator uscito il 28 ottobre 2024, ha prevalso sulle concorrenti Debì Tirar Màs Fotos di Bad Bunny (Album Of The Year), Moisturizer delle Wet Leg e The Crux di Djo, grazie alla direzione artistica di Tyler Okonma (nome di battesimo dell’artista) e di Shaun Llewellyn e Luis “Panch” Perez. I criteri dichiarati dalla REcording Academy includono la creatività, il design, l’illustrazione, la grafica o la fotografia della copertina dell’album, a patto che sia originale e mai pubblicata prima (quindi vengono scartate a prescindere le cover con opere d’arte o fotografie passate o già pubblicamente note).

Nella copertina di Chromakopia ad emergere immediatamente è il carattere minimalista e profondamente inquietante del ritratto fotografico: l’artista è fotografato in primo piano, e indossa una maschera di ceramica che riproduce il suo stesso volto. La sua mano destra è sollevata e sembra indicare qualcosa dal lato dell’osservatore, come se stesse cercando di attirare l’attenzione del pubblico; i colori sono piatti, lo sfondo neutro. tutta l’attenzione si concentra dunque su questo volto teatrale, quasi disturbante.
Il ruolo della maschera nella copertina di Chromakopia
Troviamo al centro del ritratto sicuramente la maschera, oggetto dalla valenza simbolica sicuramente molto rilevante: introduce, infatti, interrogativi sull’identità pubblica e privata di chi la indossa, prepara al concetto di alter ego e porta l’osservatore a riflettere sul tema dell’autenticità. E proprio questi sono i temi indagati nell’album. Chi si cela, veramente, sotto la maschera? Quanto del viso che mostriamo al pubblico è reale, e quanto solo una costruzione in ceramica?
Tyler, The Creator mostra qui quasi una versione artificiale di sè stesso, in un momento in cui il tema è più che mai attuale.

La maschera si occupa anche di introdurre al pubblico l’alter ego protagonista dell’album, St. Chroma, la cui estetica ricorda quella di Chroma the Great, personaggio principale del noto libro per bambini The Phantom Tollbooth (ad opera di Norton Juster).
Con il gesto della mano, invece, dirige e orienta lo sguardo del pubblico: è lui, o meglio, è questa figura, che istruisce il pubblico su dove deve guardare, e su come deve approcciarsi al suo prodotto artistico.

L’estetica dark hollywoodiana
La palette di colori si distacca profondamente da quelle degli altri album dell’artista, e ci presenta un tono freddo dal sapore quasi vintage.
L’estetica dark e un po’ angosciante della copertina, si sposa perfettamente con lo stile ricercato di Tyler, The Creator, il quale unisce minuziosamente l’hip-hop, con ricerche r&b, jazz e soul. Per questo motivo, nel momento di progettazione, ha mostrato a Perez (con cui collabora da anni), una serie di vecchie fotografie di Hollywood in bianco e nero, tra le quali un provino per un film di Hitchcock: l’obiettivo era proprio ricercare l’estetica dei vecchi film, rievocata dal bianco e nero saturato, dalla maschera che cela il viso di Tyler e dalla scritta del titolo e sottotitolo in un cromatico verde pratone.

Estetica e narrazione vincente per la copertina di Chromakopia
La ricerca visiva, le esplorazioni artistiche, la stratificazione di generi, stili e immagini sono i punti di forza dell’artista, che anche come persona si è sempre portato fuori dagli schemi tanto che ogni suo album dimostra un suo lato artistico. Dal 2019 la figura di Tyler, The Creator si è fatta notare nel mondo della moda, ma da poco ha varcato anche la soglia del mondo cinematografico, grazie al suo debutto nel candidato agli Oscar Marty Supreme di Josh Safdie, dove al fianco di Timothée Chalamet interpreta il migliore amico e tassista personale di Marty. La copertina di Chromakopia ha meritato la vittoria perché ha saputo unire alla perfezione un concept narrativo forte e un’estetica minimalista dal sapore noir, che ricorda la vecchia Hollywood e che rimane fortemente impressa negli occhi dell’osservatore. La sua coerenza con i temi dell’album, poi, ne fanno un momento fondamentale dell’intero progetto musicale: il ritratto è traduzione visuale della musica, ed è sicuramente in grado di suscitare nel pubblico emozioni forti.
Un articolo a cura di Emma Pipesso e Rachele Pari