“Questo ragazzo è fuori posto e lo fa sembrare cool” ecco cosa trasmette la copertina del nuovo album Matteo Alieno: stare al mondo. L’immagine è appagante e straniante. Il contesto del tutto normale abbraccia una figura che di normale sembra non avere proprio nulla. Matteo spicca il volo da una casa di mattoni ma resta fermo, sospeso nel cielo dove sembra respirare un’aria che non coincide con quella che dovrebbe respirare chiunque altro. La gravità? Sembra aver preso una pausa.
La figura di Matteo e il contesto potrebbero esistere separatamente, ma solo insieme acquistano pieno significato. Tutto ha bisogno di tutto, gli stessi oggetti, le stesse persone hanno bisogno di qualcun altro, qualcos’altro per non rischiare di sparire.
La magia della foto, firmata Benedetta Pionati, racchiude perfettamente il cuore dell’album: il mondo è normale ma io non riesco a viverlo normalmente.

Vuoto visivo, vuoto emotivo nella copertina dell’album di Matteo Alieno
Il vuoto visivo e metaforico in cui si trova Matteo non è assenza totale o ignoto da temere. È instabilità e curiosità. È quel tipo di vuoto che ti fa smettere di cercare soluzioni definitive all’esistenza e ti invita semplicemente a starci dentro. Un navigare il mondo senza necessariamente sapere dov’è il nord.
La copertina diventa manifesto di una generazione che fatica a trovare un posto nel mondo che sembra andare avanti non curante. Eppure in tutto questo non c’è tragedia, ma consapevolezza: “Il mondo attorno è perfettamente a posto, ma io sono sospeso, instabile, alieno. Non appartengo a questo mondo e va bene così”.

Il salto nel vuoto di Yves Klein
Se pensiamo che questa sensazione di sospensione sia solo moderna o personale stiamo prendendo un abbaglio. La copertina trae ispirazione dalla celebre foto Salto nel vuoto (1960) di Yves Klein.
Nello scatto originale Klein si lancia da un edificio, a braccia aperte, sospeso tra cielo e terra, proprio come Matteo. Un gesto che all’epoca sembrava impossibile, quasi mistico. Sotto di lui un telone per attutire la caduta, eliminato poi in fase di fotomontaggio.
L’illusione funzionava e funziona: il salto diventa metafora della fiducia nell’invisibile, del lasciarsi andare, della capacità di superare la realtà fisica e materiale. Il vuoto di Klein, come quello di Matteo, è mentale, concettuale, quasi zen: uno spazio in cui liberarsi dal peso del mondo, sfidare la percezione della realtà e trasformare un trucco fotografico in dichiarazione artistica ed identitaria.

Il salto emotivo di Matteo Alieno
Il salto di Alieno prende il gesto iconico di Klein e lo porta nel nostro mondo. È un salto più emotivo che fisico: non si tratta di sfidare la gravità, ma di sopravvivere al senso di non appartenenza.
Dove Klein creava un atto di fede nell’invisibile, Alieno ci invita a fare lo stesso con noi stessi: fidarsi di chi siamo, anche quando tutto intorno sembra normale e tu no. Klein salta nell’illusione del vuoto. Alieno salta dentro al proprio mondo dove ne è protagonista e spettatore allo stesso tempo.
Due linguaggi diversi, stesso filo conduttore: il vuoto non è un nemico, è uno spazio da attraversare, da esplorare, da abitare.
C’è una bellezza poetica in tutto questo. La copertina non è una citazione colta fine a sé stessa. È la mappa di un mondo interiore che tutti possiamo riconoscere, dove il senso di alienazione diventa estetica, ironia e coraggio.
Se il salto nel vuoto di Klein ci faceva credere nell’invisibile, quello di Alieno ci fa sorridere, riflettere e, soprattutto, sentirci meno soli.