Il territorio dell’Etna è come un pensiero ostinato che non si lascia addomesticare. Scuro e freddo all’esterno, è un involucro che nasconde nel silenzio una vibrante energia. Fiamme e lapilli, emergono dalla superficie in una potenza colorata e viva. Etna è anche il soprannome di Shim Nan Young. Così come il vulcano Shim esterna le proprie riflessioni più profonde per trasformarle in un’esplosione vivace e incandescente, che si prende spazio, che attraverso la ceramica o la pittura, divampa per portare alla luce sentimenti complessi.

Shim Nan Young nata a Chuncheon in Corea del Sud, approfondisce i suoi studi e la sua arte tra la Corea e l’Italia. Dopo una pausa, è durante la pandemia che ritorna alla pratica artistica per elaborare le emozioni di quel periodo: tensione, caos, ma anche speranza. Una fusione di ispirazioni, derivante da due culture distinte, l’Italia e la Corea del Sud, ma soprattutto da tutto il suo vissuto e dalla curiosità di riflettere sulla società contemporanea. Ogni volta è un po’ diverso, ogni volta il suo sguardo incontra quello di un passante che cela una nuova storia, un altro passato da immaginare e nuove emozioni da portare su tela. 

Abbiamo avuto l’immensa possibilità di immergerci nel suo processo creativo e nella sua visione artistica, scoprendo, da spettatori silenti e ammaliati, la magia e la forza dirompente di un vulcano attivo. Ne parliamo in questa intervista.

L’intervista a Shim Nan Young

Come descriveresti il tuo percorso artistico e umano, e in che modo hai trovato una lingua visiva capace di restituire le profondità della tua esperienza?

Disegnavo fin da bambina. Cercavo di capire il mondo attraverso i fenomeni che si creavano dalle mani. La ragione scorse lungo le mani e così, naturalmente, mi sono immersa nel mondo dell’arte. L’argilla per me non era solo una semplice materia. Nella sua flessibilità ostinata, mi chiedeva: cos’è la forma? Qual è il ritmo del cambiamento? Nel processo di modellazione, essiccazione e di attesa durante la cottura nel fuoco ho incontrato me stessa.

C’è un momento della tua vita che ha segnato una svolta nel tuo modo di vedere e sentire il mondo attraverso l’arte?

Durante il periodo del Covid, ho vissuto un grande cambiamento. In mezzo alla paura tra vita e morte, e il caos che ci circondava, l’arte ha trasformato la mia visione del mondo. È diventata l’occasione per esplorare la natura e la società umana.

Il tuo lavoro nasce da una ricerca silenziosa, intima, quasi rituale. Quanto di questo deriva dalla cultura coreana e dal suo rapporto con la natura e la spiritualità?Non penso perché sia coreana, ma naturalmente osservando e ascoltando le emozioni delle persone che mi stanno attorno, sento che il pensiero orientale emerge ovviamente nel mio lavoro. Mi interessa sempre il rapporto tra persone e la psicologia che hanno.

Quali sono gli step essenziali del tuo processo creativo? Hai un approccio ben definito o lasci che l’ispirazione si sviluppi man mano che lavori?

Attribuiscono grande importanza all’improvvisazione nel mio processo creativo. Il punto di partenza del mio lavoro è spesso l’osservazione delle reazioni e degli stati psicologici delle persone di fronte a notizie, incidenti o eventi trasmessi dai media. Non porto quasi mai con un’idea completamente definita: preferisco costruire la narrazione man mano che dipingo. Così si crea un flusso, e all’interno di questo flusso le mie emozioni e i miei pensieri diventano via via più chiari.

Il corpo gioca un ruolo centrale nelle tue performance e nei tuoi lavori. Cosa rappresenta per te il corpo come mezzo espressivo e come pensi che possa comunicare in modi che vanno oltre le parole?

Per me, il corpo è il linguaggio delle emozioni. Va oltre le parole, esprimendo ciò che non può essere detto. È l’espressione istintiva e autentica, capace di rivelare sensazioni profonde e inesprimibili. Nella performance, il corpo è mezzo che ci fa “sentire” la verità delle emozioni, un linguaggio universale che trascende ogni barriera.

C’è un’artista o una tradizione artistica che consideri particolarmente influente nel tuo percorso, o che senti di portare con te nel tuo lavoro?

Ho ricevuto una forte influenza dagli artisti surrealisti. In particolare, l’universo visivo di Giorgio de Chirico e René Magritte mi ha profondamente colpita, lasciando un segno importante nella formazione del mio linguaggio visivo. Nei loro lavori percepisco una sospensione del tempo, uno spazio psicologico, e un senso di confine ambiguo – elementi che emergono spesso anche nelle mie opere.

Come reagisce il pubblico coreano rispetto a quello europeo di fronte al tuo lavoro? Hai notato differenze nella sensibilità o nelle letture delle tue opere?

Viviamo in una società moderna, e proprio per questo, le emozioni che cerco di esprimere nelle mie opere sono universali, capaci di toccare chiunque, al di là della nazionalità o del contesto culturale. Forse per questo motivo, ho notato che le reazioni del pubblico, sia in Corea che in Italia, sono sorprendentemente simili. Certo, ci sono differenze nei modi di esprimersi o di avvicinarsi all’opera, ma a un livello più profondo si percepisce una comunanza emotiva che va oltre le parole.

Come descriveresti il tuo percorso artistico e umano, e in che modo hai trovato una lingua visiva capace di restituire le profondità della tua esperienza? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il mio percorso artistico è iniziato con un’osservazione costante del mondo e delle persone. Lavorando su temi legati all’interiorità umana e ai fenomeni sociali, ho sviluppato gradualmente un mio linguaggio visivo. Non è stato un processo completamente pianificato, ma qualcosa che si è formato in modo naturale attraverso esperienze quotidiane e il fluire delle emozioni.

In futuro, desidero continuare a esplorare le molteplici sfaccettature dell’animo umano e della società contemporanea, creando opere che possano entrare in risonanza emotiva con un pubblico sempre più ampio. A breve, parteciperò a una mostra collettiva presso l’Istituto Culturale Coreano di Roma nel mese di maggio, e sto anche preparando un’altra mostra di gruppo prevista per novembre. 

Intervista e articolo di Giulia Grieco
Art Direction di Nicole Zia
Foto di Jacopo Todarov

Vulcani interiori: sguardo sull’universo visivo di Shim Nan Young