Dal 9 ottobre 2025 al 1 febbraio 2026, le Gallerie d’Italia di Torino ospitano Jeff Wall. Photographs, una delle mostre più attese della stagione autunnale. Curata da David Campany, Direttore Creativo dell’International Center of Photography di New York e da vent’anni attento conoscitore e interlocutore di Jeff Wall — dunque a buon titolo considerato massimo esperto in materia — si inaugura un nuovo momento di incontro del fotografo con il pubblico europeo, dopo le retrospettive al Glenstone Museum di Potomac e alla Fondazione Beyeler di Basilea.


Nato a Vancouver nel 1946, Wall è una figura cardine della fotografia contemporanea, non solo per la forza estetica delle sue immagini ma per la loro capacità di mettere in scena — letteralmente — i meccanismi della percezione di un contesto e della memoria collettiva. Le sue fotografie, spesso di grande formato e illuminate come lightbox, sono il risultato dell’osservazione di avvenimenti e della realtà in generale, rimesso in scena dopo un’attenta ricerca dell’istante che racchiude il senso di tutta la scena. In ogni scatto l’ordinario diventa teatro e la quotidianità assume una tensione narrativa che rimanda al cinema, alla pittura, alla letteratura.


Il percorso espositivo torinese — pensato da Campany come un dialogo stratificato — intende restituire la complessità di questa ricerca: ogni immagine di Wall si può leggere come il punto d’incontro tra documento e invenzione, tra critica sociale e riflessione poetica. I temi che attraversano la sua opera — natura, guerra, genere, razza, classe — emergono con una forza quieta, sempre aperta all’interpretazione perché lo spettatore, guardando ogni immagine, ricostruisce autonomamente la scena complessiva a partire da un istante isolato con cura dall’artista.
La voce di Wall – grazie a un’audioguida davvero efficace e ben strutturata, inserita nell’app delle Gallerie d’Italia e che vi consigliamo di scaricare prima di iniziare la visita – accompagna il percorso e racconta che esistono scatti dietro cui il lavoro di costruzione dell’immagine è stato particolarmente elaborato e accurato, come nel caso di After “Invisible Man” by Ralph Ellison, The Prologue, opera guida della mostra, datata 1999–2001 proprio perché Jeff Wall ha impiegato circa due anni per concepirla e realizzarla.

Si tratta di un’immagine evocata dal romanzo Invisible Man di Ralph Ellison, per la quale Wall ha ricostruito fedelmente la stanza sotterranea illuminata da milletrecento lampadine descritta nel libro, coerentemente con il suo “mettere in scena” che prevede un processo di ideazione e costruzione dell’immagine, parte integrante dell’opera stessa.
La fotografia per Jeff Wall non è fermare un momento mentre sta avvenendo sotto i suoi occhi, ma uno spazio mentale in cui il pensiero riguardo a quel momento prende forma. Ogni fotografia diventa una soglia tra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo e ci invita a rallentare lo sguardo, ad abitare il tempo della visione, a ritrovare nell’artificio il luogo più autentico dell’esperienza.