Con “That’s Showbiz Baby”, JADE firma il suo atto di affermazione artistica post Little Mix: un mosaico di ispirazioni pop consapevole e sorprendente.

Navigare ai massimi livelli dell’industria musicale per più di un decennio è un’esperienza che può confondere e stordire, quando non addirittura travolgere e sopraffare, al punto da costringere un artista a mettere alla prova le motivazioni profonde che lo hanno condotto fin lì. Lo sa bene JADE, all’anagrafe Jade Amelia Thrilwall, cantautrice britannica che ha pubblicato lo scorso 12 settembre il suo primo progetto da solista, “That’s Showbiz Baby”, dopo un passato nella più grande girlband degli anni 2010, le Little Mix.

Il capitolo nelle Little Mix e l’amore per lo spettacolo: il punto di partenza di JADE

Già con il miglior esordio di quest’anno negli UK per un album di debutto, “That’s Showbiz Baby” può essere presentato come la prima boccata d’aria di JADE dopo la risalita dalle acque profonde del music business, il suo atto di affermazione artistica dopo la scuola di pop perfetto e patinato che sono state le Little Mix.

Messe insieme dai giudici ai provini di X Factor UK nel 2011 e diventate portavoce del “girl power” con più di 50 milioni di album venduti globalmente, le performer – nonostante il successo internazionale – si sono spesso scontrate con difficoltà, imposizioni dall’alto e bastoni tra le ruote, a livello artistico, contrattuale e manageriale. JADE ha perciò visto con i suoi occhi gli “abissi” del mondo dello spettacolo, e, con il suo primo album in studio, sente la necessità di testare le ragioni che le hanno fatto scegliere la carriera musicale, di indagarne radici e passioni, e capisce che solo partendo da quelle ed enfatizzandole può trovare la sua identità artistica.

A differenza di quando aveva 18 anni, oggi la cantante premiata come Best Pop Act ai Brit Awards 2025 non è per nulla sprovveduta, e – proprio grazie all’esperienza maturata – è presente, lucida, libera, cosciente della direzione che vuole dare alla sua carriera e più appassionata che mai, pronta ad usare lo showbiz a suo favore, non più ad essere usata.

L’universo di “That’s Showbiz Baby”, tra sogni, dolori e piccoli Frankenstein

L’esigenza più pressante per lei, come dicevamo, è quella di ricercare ed affermare la sua identità: decide di farlo indagando le sue origini musicali, ripercorrendo le sue ispirazioni d’infanzia, in modo del tutto originale e inatteso. La cantautrice nata a South Shields opera per frammenti, pezzetti e parti monche, creando dei veri e propri patchwork che restituiscono il suo gusto personale e la sua unicità. Il risultato è una tracklist composta da canzoni che lei stessa definisce “Frankenstein”, piccole creature composite e variegate che vivono di vita propria.

Tra il racconto di sogni e dolori, il progetto, pubblicato da RCA Records, è capace di tenere insieme gli estremi, ed è di conseguenza colmo di contrasti, di spigoli e di passaggi imprevedibili. JADE mescola, sorprende, sporca, taglia e ricuce, creando un universo di suoni ed immaginari nuovi e vintage al tempo stesso. Ogni canzone di “That’s Showbiz Baby” dà forma ad un mondo a sé stante, che trova anche la sua trasposizione visiva negli Official Visualiser pubblicati su YouTube, parte integrante del progetto.

La tracklist

Angel of my dreams apre l’album squarciando ogni certezza dell’ascoltatore pop, unendo strofe upbeat con un ritornello drammatico ed un finale commovente: primo singolo estratto, è a tutti gli effetti il manifesto di questa era di JADE, la dichiarazione di amore-odio a cuore aperto verso l’industria musicale, così affascinante, ma talvolta altrettanto crudele.
In IT Girl, la cantautrice mette poi in chiaro la presa di identità di cui parlavamo sopra: non è più “un pupazzo da muovere con i fili”, ma un’artista pronta a reclamare la sua libertà.Se FUFN (F**k you for now) è un irresistibile pezzo self-confident, Headache riesce a conquistare con il suo beat audace. Plastic Box e Unconditional giocano con sonorità synth, mentre Glitch, Self-Saboteur e Natural at Disaster offrono spaccati introspettivi dell’artista. Non mancano canzoni più ammiccanti e apertamente erotiche, come Midnight Cowboy, Fantasy – il cui video musicale vede la direzione di David LaChapelle – e Lip Service; ma è la fine del disco a custodire due chicche quali Before you break my heart, lettera d’amore alla sé bambina con l’interpolazione di Stop in the name of love delle The Supremes recuperata da un filmato d’infanzia dell’artista, e Silent Disco, che suonano come un abbraccio, per JADE come per l’ascoltatore.

La visione di JADE: essere la next big pop star

“That’s Showbiz Baby” è quindi un universo variegato e sorprendente: JADE espone le cattiverie del pop, lo porta al limite, lo distorce, lo esagera, per poi dichiarargli il suo amore totale tra le lacrime. Ciò che vuole è chiaro: lontana da un rifiuto disilluso, vuole imporsi come la next big pop star, con una visione autentica, intelligente ed audace. Infatti, quando è il momento più opportuno, l’artista sa tirare fuori il ritornello o il verso che entra in testa, la coreografia perfetta e l’immaginario che trasuda già iconicità. Lei che nel mondo dello spettacolo ci nuota da tempo, ha imparato a stare a galla e ora ci sguazza dentro, guardando ogni tanto la camera e ricordando, con piglio consapevole, che “That’s Showbiz Baby”.

Jade: “That’s Showbiz Baby!”: un patchwork pop alla ricerca di sé