Viene insegnato nelle scuole di architettura che il disegno deve essere il mezzo tramite il quale il progetto di disvela, si rende esplicito al di fuori della mente del progettista, tramite specifici codici più o meno universali.

Cosa accade, però, quando la rappresentazione non ambisce a comunicare un progetto quanto più aspira a raccontare una storia, trasmettere emozioni o, semplicemente, si serve dell’architettura per risvegliare qualcosa di familiare negli osservatori?

Cristina Cassanmagnago (sui Instagram @architetturedicarta) utilizza le sue illustrazioni architettoniche non solo per offrire un’immagine agli occhi dello spettatore, ma per stimolarne l’interpretazione. Gli edifici e gli arredi da lei rappresentati diventano personaggi silenziosi che, attraverso forme e ombre, rievocano atmosfere e sensazioni familiari.

Nata in Brianza nel 1973, Cassanmagnago ha studiato Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera per poi laurearsi in Architettura al Politecnico di Milano. Attualmente insegna “Discipline geometriche architettoniche” presso il Liceo Artistico di Giussano. Parallelamente all’insegnamento, ha collaborato con diversi studi di architettura e design, ha pubblicato i suoi lavori su riviste come “Territorio” e “AI Annual”, ed esposto le sue opere a Monza nel 2019 e a Como nel 2021. Ha inoltre partecipato a concorsi e open lectures presso il Politecnico di Milano. La passione per l’illustrazione architettonica nasce durante la sua formazione universitaria e si sviluppa silenziosamente fino a diventare pubblica nel 2018 con la creazione dell’account Instagram “Architetture di Carta”.

Immagini via @architetturedicarta

I soggetti dei suoi racconti sono edifici o agglomerati non reali ma verosimili che si rifanno ad architetture che Cassanmagnago ha osservato e vissuto, in particolare gli edifici dei comuni brianzoli, generalmente fondati nell’ottocento, costituiscono un continuo punto di riferimento per via delle loro forme pure e ricorrenti. Sono borghi, accrocchi di volumi, piazze, logge, scale, aperture, e alberi gli elementi che vengono più spesso osservati e studiati dall’artista quando, per esempio, passeggia per strada e si imbatte in qualcosa di curioso. L’attività di camminare e osservare con sguardo attento costituisce una parte fondamentale per l’attività di racconto successiva. È poi importante sottolineare come i riferimenti usati non vengano riportati in modo diretto nelle illustrazioni bensì costituiscano unicamente un bacino di conoscenza da cui attingere forme, atmosfere, colori, assembramenti. La dimensione architettonica di questo bacino è riferita ad ambienti estremamente antropizzati, di cui la natura fa parte come comparsa o essa stessa come elemento progettato, caratterizzati da quella spontaneità e discrezione tipiche degli abitati del nord Italia. Le soluzioni ottenute sono molto spesso impreviste, spaziando da ibridazioni acrobatiche tra spazi pubblici e privati, come terrazze domestiche che tramite scalette diventano piazze cittadine, e a proporzioni aggraziate di porte, serramenti e coperture.

Queste forme e il modo in cui sono arrangiate fanno scaturire sensazioni che sono vicine alla nostalgia, soprattutto per chi quegli stessi frammenti li ha sperimentati e assorbiti come normali durante l’infanzia, la quale risulta quantomeno strana considerato che ciò che viene raccontato tramite le illustrazioni di Cassanmagnago è un’invenzione. Forse è proprio questo il carattere interessante delle sue opere, la capacità di creare spazi e racconti immaginari che siano nuovi e al contempo familiari per chi li osserva. Un albero spoglio al centro di una corte ricorda un giorno di un gennaio brianzolo, poetico e malinconico, con la nebbia che copre ogni cosa e le luci tremolanti delle case che rimandano ai tradizionali falò di inizio anno.

Le scalette, le terrazze, le logge, le finestre aperte e le porte chiuse, i balconi e i soppalchi piazzati quasi casualmente tra i volumi evocano un modo di costruire tanto spontaneo quanto aderente a un modo di vivere estremamente specifico, quello delle contadine e dei contadini, e quindi forse l’architettura si disvela non tanto in sé stessa bensì nelle storie che potrebbe contenere. Forse, un individuo estraneo a queste realtà farebbe fatica a leggere certe assonanze in associazioni di elementi tanto casuali, è il bagaglio di esperienze che ci portiamo dietro che ci permette di percepire qualcosa come familiare e accogliente.

Immagini via @architetturedicarta

Dal punto di vista tecnico, Cassanmagnago realizza i suoi disegni inizialmente a penna, uno strumento che non consente correzioni. Questo approccio rende accettabili gli errori, facendo sì che gli edifici sembrino prendere vita come se fossero costruiti da muratori di paese, e conferendo al risultato finale un carattere imprevedibile. Gli acquerelli vengono poi utilizzati sia per le campiture sia per le ombre, che risultano nette e di un nero intenso, contribuendo a rendere l’ambientazione ancora più surreale. La prospettiva e la tridimensionalità emergono in modo spontaneo, come se ogni elemento architettonico avesse un proprio punto di vista privilegiato.

La resa finale delle illustrazioni, oltre a subire l’influenza di architetture reali, si rifà anche a pittori passati i quali si cimentarono a loro tempo nella stessa attività di racconto tramite gli edifici. Cassanmagnago afferma in primo luogo di amare la dimensione del racconto degli spazi di Aldo Rossi, per il quale avrebbe desiderato disegnare, che fungono da palcoscenico per la vita delle persone e della città.

Ammira inoltre l’uso che Giotto fa della prospettiva accennata come strumento di rappresentazione urbana, al modo in cui ogni spazio si appropria di una sua tridimensionalità, come accade anche con gli edifici in cui ogni anfratto racconta una storia singolare, era quindi presente una precisa idea di città. Infine Klee, con le sue astrazioni geometriche e i volumi assemblati gentilmente, costituisce un esempio su come si possa semplicemente ricreare un senso di inquietudine e partecipazione nell’osservatore che può liberamente immaginarsi come le persone possano interagire con determinati elementi.

Con le illustrazioni di Cristina Cassanmagnago il disegno di architettura diventa un mezzo tramite il quale raccontare storie, le quali devono essere trovate sotto alle falde dei tetti, nelle finestre e nelle logge, in mezzo alle piazze vuote definite da cinte di edifici.

Certi elementi, che solitamente appartengono a una dimensione strettamente pragmatica, diventano in questo modo il teatro in potenza di vite che si possono soltanto immaginare. Il disegno guida il lettore e la sua fantasia attraverso corpi che sono sì realistici ma allo stesso tempo tentano di distaccarsi il più possibile dai limiti della realtà, la quale troppo spesso inquadra, imbruttisce, specula, concretizza.

È invece interessante provare a trovare delle storie da inserire in nuove o vecchie architetture e, al posto di aspettare che qualcuno lo faccia davvero, le illustrazioni di Cristina offrono la perfetta occasione per immergersi in storie fantastiche.

Illustrare/raccontare spazi