Sono passate due settimane dall’uscita di Viscerale, il nuovo album di Mezzosangue. Attendevamo il suo ritorno da tempo e ci ha spiazzato al primo ascolto. L’artista, noto per la sua maschera e le sue barre taglienti, ancora una volta scava a fondo, toccando corde intime e ponendo domande scomode, spesso esistenziali, sul senso stesso del vivere. Mezzosangue è risorto, e ci mostra la via.

Idiocracy (feat. Gemitaiz)
Sai, mi preferivo quando mi autosabotavo
Almeno, sai, c’era un nemico alla mia altezza
Viscerale è composto da 12 tracce, alcune delle quali vantano collaborazioni di grande calibro – Nayt, Gemitaiz e Icaro – che, come ciliegina sulla torta, aggiungono un tocco personale a testi già fortemente carichi di significato, i quali sono, come suggerisce il titolo, viscerali.

Immobile dal panico
Quando ti parlano di un fondo che coincide col tuo tetto
E forse è il prezzo per capire che capire è un compromesso
Che impariamo a non soffrire per riprenderci il permesso
E alla fine puoi guarire quando scopri che il dolore è un altro
Modo per tenere stretto ciò che abbiamo perso
Mezzosangue torna spinto da un bisogno autentico di comunicare, di denunciare, e vuole perciò avvertirci, mantenerci vigili e svegli. L’artista vuole metterci sulla giusta via, quasi come se fosse il responsabile di un messaggio spirituale. I testi di questo album si concentrano con decisione sulla realtà, la quale viene spesso deformata dalla società contemporanea e dalle proiezioni del nostro io sull’esterno.
Ancora una volta il rapper romano ci invita a scavare in profondità, proponendo una ricerca poetica che non si lascia afferrare facilmente. Le sue liriche sono molto filosofiche e nascono sempre dalla propria esperienza vissuta per poi allargarsi fino a toccare chi ascolta. In questo modo Mezzosangue ci mette davanti a uno specchio: raccontando se stesso, racconta l’altro. E quell’altro, spesso, siamo noi.

Merge et Libera
Senza il coraggio di dire quello che pensiamo
Finiremo a pensare solo ciò che non fa paura
dire
E in quest’epoca fa paura dire ogni cosa
La sua scrittura è nuda e cruda, e proprio per questo riesce ad abbattere la distanza tra artista e ascoltatore. Ci dice, in fondo, che non siamo soli nel nostro disagio, che il dolore ha radici comuni, che le nostre fragilità sono condivise anche se nessuno le dice ad alta voce.

Viscerale
La mia sete, dagli anni in cui mangiavo fame a cena,
È più sincera di chi beve verità da una bandiera
Il suo linguaggio, così diretto ma allo stesso tempo colto e simbolico, si nutre di frammenti autobiografici, riferimenti socio-politici e riflessioni culturali sul nostro presente. Una scrittura che non si limita a denunciare, ma che costruisce un pensiero, un orizzonte critico. Il suo è un confronto continuo tra individuo e società, un conflitto irrisolto che attraversa tutta la sua discografia e che in Viscerale si fa ancora più netto e radicale.

Pronoia
E pensi: «Non so
Cosa si provi a stare fermi nei “forse”»
Cambi sguardo e te ne accorgi che poi
Sta cospirando l’universo per darti il mondo
Il rap, quando è fatto con consapevolezza, è uno degli strumenti artistici più potenti nel raccontare il reale, ha la capacità di elevare la parola, di darle nuovi significati e nuove forme. Se si va oltre le parolacce, le provocazioni o i pregiudizi che vengono spesso affibbiati a questo genere, ci si accorge che il rap è, a tutti gli effetti, la poesia del nostro tempo.
Così come i poeti dei secoli passati raccontavano le loro epoche attraverso il verso, oggi sono i rapper come Mezzosangue a dare voce alle inquietudini, alle contraddizioni e alle ombre del presente. Paradossalmente – e questo gioca a favore del rap – la poesia, nel suo linguaggio più classico, sembra quasi non bastare più per raccontare una società così piena e allo stesso tempo vuota, così caotica e contraddittoria. Il rap, invece, accompagnato dal beat giusto e da intenzioni autentiche, arriva diretto, taglia il superfluo e mette il coltello nella piaga. Ed è proprio in quella reazione, in quella scossa che proviamo ascoltando una barra, che si nasconde un piacere autentico: la soddisfazione di non sentirsi soli, di riconoscere le proprie emozioni messe in parole, e l’ammirazione verso chi, come Mezzosangue, riesce a incastrare le parole con precisione chirurgica. Arriva dritto al punto in cui fa male, e proprio per questo ci fa sentire ascoltati.

Kenny Wells
Il successo non è meta, fallire non è la fine
Conta il coraggio di dire: “Continua”
Il rap racconta la nostra quotidianità, le ferite, le paranoie, gli orrori, gli amori e lo fa con una forza tale da coinvolgere ogni strato della società. Nato nei bassifondi dei ghetti, oggi è ascoltato ovunque e da chiunque, ma la sua potenza non sta solo nella diffusione: sta nel fatto che riesce a parlare a tutti, perché mette a nudo verità che sono di tutti.
Mezzosangue poi, è l’incarnazione ideale di un messia senza volto: imparziale, fuori dai riflettori, lontano dai cliché discografici. Non cerca la vetrina, ma un senso. E lo fa attraverso la musica, che per lui è prima di tutto un atto necessario, una forma di sopravvivenza espressiva.

Love
Ah, forse non è tutto dove vedi
È dove non vediamo che c’è sempre di più