Per anni il design dell’ospitalità ha guardato altrove. Alle case private, agli hotel, ai club, alle gallerie d’arte. Difficilmente agli uffici. Eppure qualcosa sembra essere cambiato. A Torino ha appena aperto Lève Office Bar, il nuovo progetto firmato dall’architetto Fabio Fantolino, uno spazio che prende ispirazione proprio da quell’immaginario corporate che per decenni abbiamo associato a riunioni, scrivanie e giornate passate davanti a uno schermo.
Il richiamo del Lève Office Bar agli uffici anni ’60
La particolarità è che qui non c’è alcuna nostalgia per il lavoro. Piuttosto, viene recuperato un momento preciso della storia del design: gli anni Sessanta, quando gli uffici iniziano ad abbandonare la rigidità del dopoguerra per trasformarsi in ambienti più sofisticati, materici e attenti all’esperienza delle persone. Acciaio inox, cromature, pannellature in legno, colori saturi e superfici riflettenti diventano il punto di partenza di un progetto che rilegge quell’estetica in chiave contemporanea.
La divisione degli ambienti
Affacciato su un giardino nel centro di Torino, Lève si sviluppa come una sequenza di ambienti differenti. All’ingresso un lungo bancone in acciaio attraversa lo spazio e si staglia contro una parete rosso smalto, mentre il pavimento a spina di pesce nei toni del mattone introduce una dimensione più calda e domestica. Più che un semplice bar, sembra il set di Mad Man in una versione idealizzata del futuro immaginato negli anni Sessanta.
Dentro le sale del Lève Office Bar
Il cuore del progetto si trova però nella sala a doppia altezza. Qui il dialogo tra materiali freddi e caldi costruisce un’atmosfera quasi cinematografica: pavimenti in resina verde avocado, specchi fumé, acciaio, pelle e legno convivono in una composizione attentamente calibrata. Le sedute Mart Stam, le lampade rétro e la grande griglia luminosa riflessa negli specchi contribuiscono a creare uno spazio che sembra sospeso tra un ufficio modernista americano e un cocktail bar contemporaneo.
Il piano superiore spinge ancora di più su questa suggestione. I divanetti rivestiti in bouclé funzionano come piccole partizioni che ricordano gli open space aziendali, ma vengono reinterpretati come luoghi dedicati alla conversazione e alla permanenza. L’ufficio smette di essere uno spazio produttivo e diventa uno spazio sociale.
Forse è proprio questo l’aspetto più interessante del progetto. In un momento storico in cui lavoro, tempo libero e socialità si mescolano continuamente, Lève Office Bar prova a ribaltare il significato di un immaginario che per anni abbiamo considerato distante dal piacere. L’ufficio non viene celebrato come luogo di produttività, ma come archivio estetico da cui recuperare materiali, atmosfere e modalità di stare insieme.
E il risultato è sorprendentemente contemporaneo.