Quanto è difficile inventare qualcosa di nuovo? 
La storia della musica è da sempre fatta di rimandi. Pensando al concetto di novità tendiamo ad immaginare – nei limiti del possibile – qualcosa caratterizzato da tratti che fino a quel momento non si erano mai visti, dimenticando per un attimo che spesso sia solo una diversa combinazione di elementi vecchi o, come vedremo, del fenomeno del sampling. 

In una società liquida e volubile come quella in cui viviamo, riprendere il passato ci rassicura. Nella ricerca di una conferma delle nostre aspettative, riproporre estetiche legate ad un’epoca idealizzata – seppur non così lontana – come gli anni ’80 in Stringer Things, o romanticizzare l’ossessione per il decennio scorso, permette di godere la familiarità di un nuovo rispetto al quale ci sentiamo preparati.

Che sia la nostalgia di determinati suoni o atmosfere ad alimentare il fenomeno del sampling? Forse. 

In cosa consiste il sampling musicale

Il meccanismo è semplice: prendere il frammento di un’altra opera ed inserirlo in un contesto differente, permettendogli una seconda vita. Dal punto di vista tecnico, questo processo può essere semplificato in tre fasi fondamentali:

Registrazione – acquisizione di un frammento audio da una traccia originale o da una registrazione pre-esistente.

Taglio – isolamento della parte desiderata. 

Risuono – rielaborazione del frammento che viene inserito in un nuovo contesto musicale.

Storicamente, i primi esperimenti di manipolazione sonora elettronica si attestano tra gli anni ’40 e ’50 del Novecento. Tuttavia, solo con l’avanzamento tecnologico dell’ultimo trentennio del secolo scorso si assiste ad una vera evoluzione. Celebri sono le workstation Akai, prodotte dalla seconda metà degli anni ’80, come le Akai MPC – campionatori hardware che permettevano di creare musica, campionare suoni e sequenziare pattern senza computer; oggi in larga parte affiancati (o sostituiti) da software che permettono modifiche immediate e radicali del materiale sonoro.

Inutile sottolineare che le possibilità creative derivanti siano pressoché infinite.

Alcuni esempi del sampling

Inni come Smells Like Teen Spirit (1991) dei Nirvana o Harder, Better, Faster, Stronger (2001) dei Daft Punk hanno segnato intere generazioni. Eppure, non sono che il frutto di un’originale ripresa citazionistica. La prima, ritenuta da molti simbolo di “autenticità rock”, riprende la struttura melodica di More Than a Feeling (1976) dei Boston; la seconda, esempio di futurismo elettronico, richiama la melodia di Cola Bottle Baby (1979) di Edwin Birdsong.

Oggetto di sampling, tuttavia, non sono solo le melodie. Celebre è l’urlo “Louder!” – utilizzato da artisti come Jay-Z, A$AP Rocky, Lana Del Ray e Kanye West, per citarne alcuni – isolato da Long Red (1972) dei Mountain. Campionamento che, spostando il centro d’interesse dal complessivo al particolare, trasformerà un pezzo rock psichedelico estremamente dark in un pilastro della cultura hip hop. In questo scenario, l’album Noi, loro, gli altri (2021) di Marracash ha attirato la mia attenzione. Qui, diversi sono i riferimenti nei quali ci possiamo imbattere durante l’ascolto: dalla voce di Mina nel singolo Importante, a Mario Del Monaco nel frammento dell’aria lirica Pagliacci nel brano Pagliaccio; passando per Gli angeli di Vasco Rossi inIo, fino ad arrivare ad Infinity di Guru Josh – leggenda della musica house – in Infinity love. 

Il più recente esempio di sampling con Bad Bunny

Ecco che l’affinità di genere musicale non sembra contrarre il campo d’azione del sampling quanto, piuttosto, stimolarlo. 

Durante il recentissimo Halftime Show, Bad Bunny – protagonista di questa ultima edizione – ha deciso di portare in campo canzoni come MONACO (2023) e NUEVAYoL (2025). Oltre alle stratificazioni di lettura attribuibili alle performance, alla carica emotiva ed all’intento di denuncia dei testi, è possibile individuare un’ulteriore legame tra i brani: l’uso di sample. Nel primo, chiarissima è l’integrazione di Hier Encore (Charles Aznavour, 1964); nel secondo, triplicano i campionamenti: Un Verano en Nueva York (1975) dell’orchestra El Gran Combo de Puerto Rico e Mamá Borinquen Me Llama (2011) di Andrés Jiménez ed El Jíbaro nei primi secondi, l’intervista a Félix Trinidad dopo la “Fight of the Millennium” attorno alla metà.

Inserire elementi in contesti diversi da quelli di tradizionale fruizione (e scoperta) è spesso una mossa intelligente affinché vi sedimentino. 

Dal sampling a un nuovo successo: il caso Imogen Heap a O.C.

Pezzo chiave nell’adolescenza di molti Millenial e Gen Z è probabilmente Hide and Seek (2005) di Imogen Heap, ballad folktronica a-cappellascelta dalla Music Supervisor Alexandra Patsavas in apertura e chiusura di una delle puntate più drammatiche della serie The O.C. (2003-2007). Passerà solo qualche anno prima che Jason Derulo pubblichi il singolo Whatcha Say (2009), nel quale la terza strofa della Heap viene ripresa in modo assolutamente fedele. Il campionamento non lascia margini di ambiguità (tanto che lei ne diventerà legalmente coautrice) e ravviva il successo del brano originale trasferendolo sul secondo, presto in vetta alla classifica Billboard Hot 100. 

Come funzione legalmente

Quest’ultimo caso porta ad evidenziare che, se dal punto di vista creativo il sampling rappresenti un collage sonoro, da quello giuridico sia un terreno impervio. L’uso di un campione, del resto, non è (quasi mai) libero. Infatti, affinché isolamento e manipolazione del frammento di un’opera altrui siano legalmente consentiti, è prima di tutto necessario “liberare il sample”. L’accordo di autorizzazione stipulato con il proprietario del master della registrazione può essere di diversa natura, prevedendo un pagamento una tantum (flat fee buyout), una percentuale sulle royalties, o una condivisione dei diritti sul nuovo brano (come nel caso di Heap e Derulo). Tuttavia, è possibile che questa autorizzazione non arrivi. In tal caso, se si sceglie ugualmente di perseguire il proprio scopo artistico, l’obiettivo sarà dimostrare che la trasformazione messa in atto sia abbastanza rivoluzionaria da portare alla costituzione di un’opera autonoma, o creare un sound-alike, cioè un pezzo originale che richiami l’atmosfera del primo, senza copiarlo. La liceità di quanto sopra sarà accertata da un giudice.

Il fenomeno del sampling nella musica contemporanea