“Non ho bisogno che la gente si ricordi di me. Voglio che la gente si ricordi della mia musica.”
It’s Never Over arriva in Italia. Presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival nel gennaio 2025 e distribuito nelle sale statunitensi nell’agosto dello stesso anno, il film documentario sulla vita del musicista Jeff Buckley, diretto da Amy Berg, è presentato come evento speciale al cinema nelle giornate del 16, 17 e 18 marzo 2026, e una replica già, dopo aver conquistato il primo posto al botteghino in tutte le giornate di proiezione, in arrivo martedì 24 marzo.

Amy Berg e il racconto del docufilm su Jeff Buckley oltre la biografia
Una scelta che non risponde a una ricorrenza specifica legata all’artista, ma a una precisa strategia distributiva. Amy Berg, regista, produttrice e sceneggiatrice già nota per la sua sensibilità nel raccontare icone musicali e figure controverse, costruisce un racconto che si discosta dalla semplice celebrazione biografica, infatti, attraverso materiali d’archivio inediti, registrazioni intime e testimonianze di amici e collaboratori, emerge il profilo di un artista ed il ritratto di un uomo a metà tra la dimensione umana e l’ultraterreno.

Brad Pitt produttore e il fascino di Jeff Buckley
A rendere il docufilm su Jeff Buckley ancora più significativo è la presenza di Brad Pitt tra i produttori, che da tempo coltivava un interesse personale per la storia di Buckley, arrivando in passato a considerare l’idea di interpretarlo sullo schermo.
La vita, la musica, la filosofia e l’anima di Jeff Buckley continuano a esercitare un fascino raro e magnetico. Come emerge anche nel documentario, figure leggendarie come Jimmy Page lo hanno considerato uno dei più grandi interpreti della sua generazione, mentre David Bowie dichiarò più volte che Grace era uno dei suoi dischi preferiti, entrambi riconoscimenti che raccontano quanto il talento di Buckley sia percepito come qualcosa di eccezionale e irripetibile.
La musica di Jeff Buckley al centro del documentario
Al centro del film c’è naturalmente la musica. Amy Berg riesce a restituire con delicatezza la dimensione di un artista fuori dal tempo attraverso le esibizioni tratte da Grace in cui la voce di Buckley diventa il filo conduttore di un racconto che attraversa identità, vulnerabilità e desiderio di trascendenza.
Il docufilm su Jeff Buckley insiste sulle radici di questa unicità: una biografia segnata dalla musica come presenza quotidiana totalizzante, sospesa tra maschile e femminile comprendendo mondi lontanissimi tra loro, dai Led Zeppelin a Nina Simone, da Judy Garland a Nusrat Fateh Ali Khan.
A raccontarlo sono le voci di chi gli è stato accanto: la discografica Michele Anthony, le compagne Rebecca Moore e Joan Wasser, gli amici e colleghi Chris Cornell e Ben Harper, fino alla madre Mary Guibert. Un coro di testimonianze che restituisce non solo il musicista, ma anche l’uomo, con le sue inquietudini e la sua straordinaria capacità, volontà e bisogno di entrare in relazione con gli altri.
Gli inizi tra New York e il Sin-é
Il percorso artistico di Jeff Buckley prende forma già negli anni del liceo e si definisce poi nei suoi esordi newyorkesi: nel 1992, nella chiesa di St. Ann a Brooklyn, si presenta alla scena musicale cittadina con un’esibizione intensa e rivelatrice.
Poco dopo arriva il Sin-é, piccolo locale irlandese in cui, tra le sue cover e inediti, verrà notato dai grandi della Columbia Records. Seguono due anni intensissimi di tournée, durante i quali Buckley incrocia anche i suoi idoli, tra cui i membri dei Led Zeppelin, in contesti live e festival europei, vivendo momenti che segnano profondamente il suo percorso.
La morte e la nascita del mito
Il documentario affronta anche il tema della morte prematura di Buckley, avvenuta nel 1997, senza indulgere nel sensazionalismo. Piuttosto, si configura come un inno alla sua fragile e luminosa grandezza, concentrandosi su ciò che è rimasto: un’opera breve ma potentissima e una mitologia destinata a crescere nel tempo. Jeff Buckley è un artista “per pochi”, non per una presunta élite, ma per la profondità emotiva e musicale che richiede un ascolto attento e partecipe. Nella sua musica si colgono emozioni autentiche e universali, capaci di risuonare in chiunque, perché radicate in esperienze condivise.
Allo stesso tempo, la raffinatezza delle strutture armoniche, l’uso espressivo degli strumenti e la cura dei testi contribuiscono a creare momenti di ascolto di altissima qualità, in cui tecnica e sentimento si fondono in modo raro e intenso. It’s Never Over getta un fascio di luce sulla storia di Jeff Buckley. Amy Berg non cerca di spiegare fino in fondo il mistero, ma permette allo spettatore di entrarci in punta di piedi e cercare le altre verità nella sua musica.