L’Halftime Show di Bad Bunny al Super Bowl LX non è stato solo una performance musicale, ma un progetto visivo e spaziale costruito con la precisione di un’installazione artistica. In uno degli spazi mediatici più esposti al mondo, il palco si è trasformato in un racconto architettonico e simbolico su identità, memoria e appartenenza, dimostrando come il design possa farsi linguaggio culturale.
Pensato come una trasposizione emotiva di Puerto Rico, il set ha funzionato come una mappa affettiva: un luogo che non rappresenta semplicemente un’isola, ma una condizione condivisa tra chi resta e chi vive nella diaspora. Ogni elemento scenico, dalla vegetazione agli arredi, è stato progettato per evocare un’idea di casa, più che uno spettacolo.

Un paesaggio costruito per l’Halftime Show di Bad Bunny
L’apertura dello show ha immediatamente chiarito l’intenzione narrativa. Bad Bunny attraversa un campo di canna da zucchero, circondato da jíbaros (i contadini portoricani) vestiti di bianco, con i tradizionali cappelli pava e i machete in mano. La canna da zucchero non è una scelta estetica neutra: è una pianta che racchiude secoli di storia economica, ma anche di colonialismo e lavoro forzato.
Quello che appare come un campo rigoglioso è in realtà una soluzione scenica ingegnosa. Le regole della NFL, che limitano fortemente le strutture mobili sui campi in erba naturale, hanno imposto un numero ridotto di elementi su ruote. Il risultato è stato un “paesaggio umano”: centinaia di performer vestiti da vegetazione tropicale, canna da zucchero e alte erbe, capaci di restituire l’idea di una natura viva e in movimento senza danneggiare il terreno.
Il riferimento visivo è Vega Baja, la città natale di Bad Bunny, evocata non come cartolina, ma come spazio vissuto.




La casita rosa dell’Halftime Show
Sparsi sul palco, piccoli quadri raccontano la normalità portoricana: un salone di bellezza improvvisato, uomini anziani che giocano a domino, un chiosco di piragua, persone che costruiscono strutture con blocchi di cemento. Non sono semplici dettagli decorativi, ma frammenti di un immaginario collettivo che raramente trova spazio su palchi di questa scala.
Al centro della composizione domina la casita rosa, ormai simbolo dell’estetica recente di Bad Bunny. La struttura non nasce per il Super Bowl: è stata progettata originariamente per la residency a San Juan e ispirata a una vera casa di Humacao, già protagonista del corto legato all’album Debí Tirar Más Fotos. Per l’Halftime Show, la casita viene ricostruita e amplificata, trasformandosi nel fulcro emotivo della scena.
Durante la performance, la casa diventa una vera e propria festa domestica. Celebrità e ospiti osservano dall’interno, ricreando l’atmosfera delle marquesinas, gli spazi ibridi tra casa e strada che sono centrali nella socialità portoricana. Il palco, qui, smette di essere un luogo di distanza e diventa uno spazio di condivisione.


La terrazza in mattoni e Ricky Martin
Accanto alla casita, una terrazza in mattoni con parapetti richiama le fortificazioni coloniali di San Juan, mentre un piccolo scorcio urbano rimanda a New York e a quartieri come Washington Heights, storica area della diaspora portoricana. Il set mette così in dialogo isola e continente, origine e migrazione, senza mai esplicitarlo in modo didascalico.
Uno dei momenti più densi è il cameo di Ricky Martin, ambientato in una piccola radura con una pianta di banano e due sedie di plastica bianche. Quelle sedie, apparentemente banali, sono diventate un elemento ricorrente nell’estetica di Debí Tirar Más Fotos: oggetti comuni, presenti in cortili, feste di quartiere e negozi, che qui assumono il valore di simboli di una nostalgia condivisa.


Il racconto visivo si intensifica durante “El Apagón”, brano che affronta temi come la crisi energetica, la corruzione e la gentrificazione post-uragano Maria. Danzatori vestiti da contadini scalano pali elettrici che scintillano ed esplodono, trasformando un problema infrastrutturale reale in immagine scenica. Anche qui, il design non accompagna la musica: la amplifica e la traduce in gesto visivo.
Un altro elemento fortemente simbolico è la bandiera portoricana con il triangolo azzurro chiaro, variante storicamente legata al movimento indipendentista. Inserita senza spiegazioni, diventa un segno silenzioso ma leggibile, soprattutto per chi conosce il contesto.



L’ingresso di Lady Gaga all’Halftime Show di Bad Bunny
La sorpresa visiva più inaspettata arriva con l’ingresso di Lady Gaga, vestita con un abito su misura firmato Luar: un vestito blu con volant e una spilla a forma di Flor de Maga, il fiore nazionale di Puerto Rico. La sua interpretazione di “Die With a Smile”, riarrangiata con influssi salsa e accompagnata da una band latina, è ambientata in una vera cerimonia nuziale. Non una simulazione, ma un matrimonio reale, celebrato sul palco.
Il gesto chiude il cerchio tra spettacolo e vita quotidiana. Bad Bunny, che negli anni ha ricevuto centinaia di inviti a nozze dai fan, decide di trasformare il palco più grande d’America in uno spazio rituale autentico.


Solo nel finale Bad Bunny passa all’inglese, pronunciando un semplice “God Bless America”. Intorno a lui, danzatori sventolano bandiere di oltre venti Paesi del continente americano. Sul pallone da football che solleva in aria compare la scritta “Together, We Are America”, mentre i fuochi d’artificio disegnano bandiere portoricane nel cielo e sugli schermi compare la frase: “The only thing more powerful than hate is love”.

È la chiusura coerente di un progetto di design che ha scelto di raccontare l’America non come monolite, ma come somma di storie, culture e spazi condivisi. In questo Halftime Show, il palco non è stato solo una scenografia: è diventato un luogo di ritorno, reale e simbolico, capace di parlare a milioni di persone attraverso il linguaggio silenzioso ma potentissimo del design.