Anche quest’anno la “Settimana Santa” sta giungendo al termine, ma il Festival di Sanremo è molto più che un teatro, una nave da crociera ed innumerevoli focolai di festini bilaterali. Un esempio? I videoclip di Sanremo presentati alla kermesse. Noi abbiamo scelto i 5 che ci hanno colpito di più.
1. chiello – Ti penso sempre
Diretto da Tommaso Ottomano
Tommaso Ottomano, già co-autore del brano Ti penso sempre di Chiello, firma la regia del videoclip. Prodotto da Borotalco.tv, il lavoro segna una nuova tappa del sodalizio registico-produttivo che, dopo la collaborazione dello scorso anno per Volevo essere un duro di Lucio Corsi, sembra ormai consolidato.
Il video costruisce un immaginario stratificato e volutamente eccentrico nel quale western all’italiana, suggestioni da giallo ed accenti grotteschi convivono in un raffinato gioco di rimandi e contaminazioni. Tra le citazioni più riconoscibili l’estetica di Marie Antoinette di Sofia Coppola (2006), simbolo di un’ossessione amorosa capace di attraversare epoche e codici visivi differenti. A questa si intrecciano echi del cinema Tarantiniano, suggestioni che rimandano a Porco Rosso (1992) di Miyazaki – esplicite nelle sequenze aeree che vedono Chiello librare in cielo – ed una patina decadente che richiama l’atmosfera di Saltburn (2023).
Ne emerge un racconto visivo ibrido e teatrale, dove il romanticismo si tinge di ironia e straniamento, sul costante confine tra omaggio cinefilo e reinvenzione pop.
2. Ditonellapiaga – Che fastidio!
Diretto da Fratelli Brasilia
In questo video musicale abbiamo tutto: la lifestyle guru, il pilates, le paillettes, i cibi fermentati… Una fotografia distopica della società contemporanea, o un’eccentrica carrellata di personaggi bizzarri pronti ad esibire le loro ossessioni e manie?
Nato da un’idea di Margherita Carducci (Ditonellapiaga) e diretto dai Fratelli Brasilia (Edoardo Boccale e Lorenzo Balestriere), il video è un serrato montaggio dalla travolgente estetica pop.
La narrazione si articola attorno al paradosso più canonico della nostra contemporaneità: la perfezione. Se, da una parte, Dito cerca di ribellarsi a regole assurde ed insostenibili; dall’altra, non sfugge completamente al tentativo imposto di smorzare la propria indole – sia mai che una delle sue osservazioni scateni litigi sterili! Forse è solo una donna matta che dovrebbe bere più kombucha 🙂
Tra humour e surrealismo, il videoclip mette in scena un mondo iper-colorato e iper-ritmato, dove ogni dettaglio – dagli abiti scintillanti agli oggetti di uso quotidiano – contribuisce a costruire una piccola caricatura della società moderna.
3. Fulminacci – Stupida Sfortuna
Diretto da Lorenzo Silvestri x bendo e Giovanni Nasta
Scritto e diretto da Lorenzo Silvestri – metà del duo registico milanese “bendo” fondato nel 2017, assieme ad Andrea Santaterra – e Giovanni Nasta – attore, regista e sceneggiatore celebre per aver partecipato a Viola come il mare (2022) e Romantiche (2023) – il videoclip traduce la “sfortuna” evocata dal testo in un quadro plastico e surreale, dall’alto impatto visivo.
Fulminacci si trova al centro di un palchetto rialzato, circondato da centinaia di bucce di banane; al di là del nastro blu un pubblico coloratissimo lo osserva. La palette cromatica di abiti e banane – super satura – si oppone alla fredda eleganza del protagonista, amplificandone vulnerabilità e straniamento.
E se vi stavate chiedendo che fine abbia fatto tutto quel cibo, non preoccupatevi: è stato trasformato in fertilizzante naturale in un vivaio di Roma Nord.
4. Sayf – TU MI PIACI TANTO
Diretto da Giulio Cocco
Prodotto da Directedby e diretto da Giulio Cocco, il videoclip di questo brano è una delle operazioni visive più stratificate e provocatorie della kermesse.
La narrazione si apre nello studio televisivo di un programma fittizio, costruito sul modello – immediatamente riconoscibile – del popolarissimo La Ruota della Fortuna. E’ qui che prende forma un racconto figlio d’immagini che giocano con i simboli del potere, della televisione e dell’identità nazionale, in citazioni ed archetipi della memoria collettiva.
Ecco che, se da una parte vediamo personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport (siano questi reali come Caressa o fittizi come il presentatore); dall’altra, le figure stereotipate dei telespettatori sono altrettanto centrali – si veda la casalinga sulla cyclette, l’uomo tatuato in canottiera che mangia spaghetti al pomodoro o la madre che copre gli occhi al figlio durante siparietti che strizzano l’occhio alle “letterine” di Passaparola. Emblematica la citazione “l’Italia è il paese che amo”, celebre frase d’apertura del discorso pronunciato nel 1994 da Silvio Berlusconi per annunciare la fondazione di Forza Italia, rielaborata all’interno di un’estetica volutamente pop e sopra le righe.
Il cortocircuito tocca il suo apice sulla chiusura del videoclip. Qui, il testo del brano esalta un’idea di uguaglianza amaramente smentita dalle immagini: la fortuna ha toccato qualcuno, ma tutti restano le stesse figure tipizzate di sempre. Il risultato è un dispositivo satirico ben calibrato, capace di piegare l’immaginario collettivo per insinuare – con intelligenza – una riflessione sul presente.
5. Fedez, Marco Masini – Male necessario
Diretto da Alessandro Della Giusta
Scritto e diretto da Alessandro Della Giusta – tra gli youtuber italiani più seguiti, recentemente al centro di polemiche per la messa in scena dell’occupazione della propria casa – e realizzato in collaborazione con Oceancode Studio, il progetto vuole essere un vero e proprio esperimento visivo.
Il videoclip traduce in immagini il senso di isolamento evocato dal brano: Fedez e Marco Masini si muovono in ambienti separati ed angusti, asettici, ripresi con un punto di vista talmente “esterno” da richiamare uno sguardo clinico, osservazionale.
Particolarmente incisivo è il contrasto tra la fredda luce artificiale che invade gli interni delle stanze e lo spazio di osservazione oltre il vetro-specchio, una zona d’ombra da cui lo sguardo controlla senza essere visto, evocando una dimensione di sorveglianza costante in cui “il Grande Fratello vi guarda”. Non resta che chiedersi: basterà armarsi di un piede di porco e tanta rabbia per liberarsene?