Come ogni anno, con BMB Live Studio abbiamo ascoltato, analizzato (e a volte sofferto) tutti i brani del Festival di Sanremo. Ora è il momento dei pagelloni di Sanremo 2025: voti, commenti e opinioni senza filtri su testi, melodie e performance.

Chi ci ha conquistato al primo ascolto? Chi, invece, avrebbe potuto dare di più?

1. Gaia – CHIAMO IO CHIAMI TU

Aprire il Festival non è mai facile, Gaia sale sul palco un po’ emozionata e non troppo sciolta. La performance è scaldata dai ballerini ma non ci sconvolge: “Chiamo io chiami tu” ha tutti gli elementi per essere un tormentone ma manca qualcosa. La probabilità di ballarla fino a luglio rimane alta. 

Voto: 5

2. Francesco Gabbani – Viva la vita

Francesco Gabbani lascia da parte la spensieratezza che ha sempre caratterizzato i suoi brani, per tentare con una ballad d’amore edulcorata da frasi motivazionali e di una positività scontata. 

Il risultato appare noioso e poco brillante, quasi quasi ci manca la scimmia che balla (no, non esageriamo)

Voto: 4

3. Rkomi – il ritmo delle cose

Dopo “odio, quindi sono.”, Rkomi porta in gara all’Ariston il secondo singolo del suo nuovo album, un progetto di matrice più riflessiva, matura e introspettiva in confronto ai precedenti lavori. Meno sociale rispetto al precedente, Mirko (e Matteo Alieno) parlano fondamentalmente di amore ma con delle parole non scontate, raccontando il violento decrescendo di una relazione logorante.<

Voto: 7

4. Noemi – Se t’innamori muori

Lei è una certezza, la tigre di questo Festival: assolutamente maestosa. Peccato che la canzone non valorizzi appieno uno dei timbri più belli d’Italia, ma risulta comunque coerente con la sua produzione discografica. Noemi canta con la stessa naturalezza con cui parla, rendendo ogni nota perfettamente sua.

voto: 7

5. Irama – Lentamente

Aspetta ma siamo tornati all’edizione del 2021, ah no aspetta forse quella 2022… ah nono forse quella del 2024; insomma con Irama ogni anno di Sanremo sembra uguale a quello precedente, canzone super intima e autotune a palla…. non so, Irama, forse non è la carta vincente?

Voto: 4

6. Coma_Cose – CUORICINI

Teatrali nell’animo, più che all’Ariston sembra di essere al teatro. Il loro brano ha un’energia coinvolgente e, senza dubbio, balleremo su questa canzone almeno per un anno. Nonostante il pezzo possa sembrare lontano dalle loro sonorità abituali, riescono a farlo proprio con grande presenza scenica. Tanti cuoricini per loro, sperando che Fausto Lama possa essere più forte nelle prossime esibizioni!

voto: 6

7. Marcella Bella – Pelle diamante

Il momento Loredana Bertè è stato interpretato con la stessa grinta e tenacia da Marcella Bella. Con la sua pelle diamante, inno, un po’ sboccacciato, dedicato all’indipendenza femminile, non ha convinto per niente.  Nonostante le buone intenzioni, l’esibizione è stata pretenziosa e poco incisiva.

Voto: 4

8. Simone Cristicchi – Quando sarai piccola

Dal punto di vista musicale, il brano si distingue per un arrangiamento orchestrale sobrio e intimo, che mette in risalto la voce di Cristicchi e il testo profondo. Il tema è molto delicato ha suscitato una forte emozione nel pubblico, tanto da ricevere una standing ovation.

Momento piantino: check

Voto: 7 e mezzo

9. Achille Lauro – Incoscienti Giovani

Lauro torna a Sanremo e lascia il barocco per una nuova semplicità elegante e raffinata. In “Incoscienti giovani” ritorna alle sonorità di “Penelope” e “C’est la vie”, canta di amore e di passato onorando la sua Roma e inserendo distintivi testuali come “Dormivamo in un Peugeot”. L’esibizione è impeccabile ed emoziona grazie alla sua intensità.

Voto: 9

10. Giorgia – LA CURA PER ME

La voce della nostra nazione. Elegante nello stile, nel portamento, nella vocalità e nell’umiltà con cui affronta un brano che all’apparenza sembra semplice, ma che in realtà lo è solo per lei. Il suo timbro inconfondibile e la sua capacità interpretativa trasformano ogni nota in pura emozione.

voto: 8

11. Willie Peyote – Grazie ma no grazie

Porta la canzone meno sanremese della serata, con una produzione fresca e originale e un testo ironico e intelligente. Punti bonus per le bravissime coriste e per il titolo del brano che, parafrasando la frase di Herman Melville, “I would prefer not to”, famosa per essere il motto del filosofo contemporaneo Slavoj Žižek, ci ricorda che esiste ancora qualcuno di stratificato, oltre le cipolle.

Voto: 8 e mezzo

12. Rose Villain – fuorilegge

Rose Villain non rischia e va sul sicuro, se “Click boom!” era andata bene lo scorso anno, “Fuorilegge” seguirà la stessa scia. Un mix di stili non troppo legati tra loro che a lungo andare annoiano: la penna di Federica Abbate non racconta niente di nuovo. Apprezziamo almeno il vestito rosso che per cui ricorderemo questa esibizione (e che fa guadagnare punti al Fantasanremo)

Voto: 4

13. Olly – Balorda nostalgia

Olly questa volta apre il suo cuore e, invece di farci ballare, ci ricorda la nostalgia delle relazioni passate, giovani e malinconiche. “Balorda nostalgia” reincarna la sofferenza dei vent’anni, semplice e potente, come il suo outfit casual e senza fronzoli, che permette al cantante di mostrare la sua emotività al meglio

Voto: 8

14. Elodie – Dimenticarsi alle 7

Voce ed eleganza non mancano mai con Elodie, tra i favoriti dell’edizione di quest’anno. Grande espressività in “Dimenticarsi alle 7” anche se il pezzo fa un po’ fatica a partire. Chi si aspettava di ballare potrebbe essere rimasto deluso, forse serve secondo ascolto?

Voto: 7

15. Shablo feat. GUÉ, Joshua, Tormento – La Mia Parola

Hip-Hop allo stato più puro, in una street song che fonde gospel, rap e soul. La produzione curata e il ritmo old school sono arricchiti dalle voci di Guè, Tormento e Joshua: il primo porta grinta e immagini vivide, il secondo autenticità rap, mentre il terzo aggiunge un tocco soul ed emotivo. Per i cultori del genere, bello vedere anche gli scratch trovare spazio alla Kermesse.

Voto: 7+

16. Massimo Ranieri – Tra le mani un cuore

Impossibile non googlare l’età di Massimo Ranieri durante l’esibizione, e rimanere stupiti nello scoprire che ha quattro anni in più di Rettore. Una voce solida ed espressiva, su un pezzo poco incisivo ma chiaramente cucitogli addosso da, tra gli altri, Nek e Tiziano Ferro. L’unico dispiacere è non aver visto i leggendari esercizi per gli addominali tra una nota e l’altra.

Voto: 6

17. Tony Effe – DAMME ‘NA MANO

Tony, ma che fai? Avremmo preferito  ascoltare un brano trap sul palco di Sanremo, piuttosto che questo scimmiottare Franco Califano, in un modo completamente innaturale e con un accento romanesco che sembrava quasi stesse sforzando. Di bianco vestito e con i tatuaggi coperti, Tony Effe non appare a suo agio e la canzone risulta quasi fastidiosa. 

Apprezziamo però l’impegno nel tentare di uscire dalla propria comfort zone che sicuramente ci ha sorpreso. 

Voto: 3 e mezzo

18. Serena Brancale – ANEMA E CORE

Serena torna sul palco tra i big in tutta la sua autenticità e talento, con un brano che fonde suoni e musicalità della tradizione popolare italiana, arricchito da richiami al jazz, alla musica elettronica e con sfumature club. Anema e Core è una delle mie canzoni preferite del Festival: trascinante, capace di far ballare e, allo stesso tempo, di riconfermare la qualità musicale di Serena. 

voto: 8

19. Brunori Sas – L’albero delle noci

Battiato, Battisti o De Gregori? No, Brunori Sas. Fortissimo il richiamo al cantautorato italiano di seconda generazione, ma ti perdoniamo. Uno dei pochissimi cantanti anche autori del brano in scena, romantica e un po’ old school la scelta di accompagnarsi con la chitarra. Un aedo moderno che non delude. 

Voto: 8 e mezzo

20. Modà – Non ti dimentico

I Modà tornano a Sanremo con un brano che ricalca il loro classico stile romantico senza particolari innovazioni. Il testo, pur cercando profondità, si appoggia su immagini già sentite, con versi che risultano più prevedibili che evocativi. Kekko Silvestre mantiene la sua impronta emotiva, ma senza quella freschezza che potrebbe sorprendere. La band gioca sul sicuro, restando fedele alla propria formula, ma senza aggiungere nulla di nuovo.

Voto: 5

21. Clara – FEBBRE

La firma di Jacopo Ettore (autore di Elodie, Emma, Coma Cose, ecc.) pesa particolarmente in questo pezzo in cui la voce e il carisma della cantante di Varese sembrano latitare: è un continuo di prestiti dal francese senza un motivo, romanticismo esagerato ed emotività di plastica. Se prima Sanremo era il festival della canzone, e per questo pochi cantanti cantavano tutti i brani degli autori in gara, adesso è il festival dei performer, e pochi autori scrivono per tutti.

Voto: 5

22. Lucio Corsi – Volevo essere un duro

Mescoliamo un look fuori dagli schemi, una penna sincera e tanta emozione, che altro potremmo ottenere?  Lucio è quel pizzico di sale di cui non sapevamo aver bisogno, grazie per essere rimasto te stesso anche sul palco dell’Ariston. 

Voto: 8

23. Fedez – BATTITO

Performance ansiogena e incalzante quella di Fedez che parla di depressione e salute mentale. Nel complesso il brano funziona grazie alle basi e produzioni interessanti anche se la voce ha chiaramente bisogno della spinta dell’autotune per reggere. Speriamo che il trash non metta in ombra la musica (o forse si?)

Voto: 6

24. Bresh – La tana del granchio

Andrea gioca in casa, nella sua liguria. L’artista ci fa immergere nel suo immaginario cantautorale, portuale e marinaresco, in un brano che racconta di quanto sia difficile esprimere le proprie emozioni. Ricca di immagini suggestive e metafore che ci riportano al mare, la ballad ci porta nel cuore di Genova, in attesa di sentirlo duettare con Cristiano De André in “Crêuza de mä”.

Voto: 7 e mezzo

25. Sarah Toscano – Amarcord

Se non ci si annoia è perché la Toscano sa reggere il palco e, senza la rete di salvataggio dell’autotune, la simpatia deve provare a bilanciare la mancanza di voce. I credits del brano sembrano la reunion del club degli autori italiani, troppo impegnati a rendere il brano radiofonicamente adeguato per ricordarsi di non star scrivendo per Annalisa o Elodie. D’altronde cosa sono Elodie e Annalisa, se non un’ideale immateriale e immortale nella mente dell’industria discografica?

Voto: 4 e mezzo

26. Joan Thiele – Eco

Presenza scenica raffinata e da una vocalità più matura e ipnotica. ‘arrangiamento musicale, curato da Mace, ha contribuito a creare un’atmosfera sospesa tra mistero ed eleganza, valorizzando la voce di Joan Thiele e il messaggio della canzone. Che dire…”wooow”!

Voto: 8

27. Francesca Michielin – Fango in paradiso

Non potevamo aspettarci altro che una ballad malinconica, ed è quello che ci ha dato. Il brano è orecchiabile, ma a volte sembra che necessiti una spinta in più. 

Voto: 6

28. Rocco Hunt – Mille volte ancora

Periferia, Napoli, mamma, caffé, stadio, campetti abbandonati… di chi è questa canzone? Dai, forse questi anni ci hanno insegnato che la canzone napoletana può essere altro, vero Rocco?

Voto: 4

29. The Kolors – Tu con chi fai l’amore

The Kolors – Tu con chi fai l’amore

Eh va beeeehhhh, ma cosa volevamo? Il tormentone dell’estate: eccolo qua, servito con brillantini e guanti di pelle. È inutile che ti nascondi appassionato di musica ricercata, questo tormentone ti arriverà all’orecchio quando meno te lo aspetti!

Voto: 6-

I pagelloni dei brani di Sanremo 2025