Il 12 giugno al Circolo Magnolia faceva più caldo del solito, una folla di persone attendeva trepidante, mentre sventolava ventagli e beveva qualche birretta. Finalmente le luci si accendono e, sulle note di Due Estranei e Nottetempo, Franco126 ci accoglie nel suo salotto, dov’è presente anche Zoltar l’indovino, una riproduzione digitale delle vintage fortune teller machine. L’obiettivo della serata è scoprire il proprio destino e, per farlo, è necessario ricordarsi del passato: partono Solo guai e Sempre in due e la nostalgia per gli anni del liceo soccombe violentemente, del resto Polaroid rimarrà sempre un cimelio della musica indie italiana. Non a caso la nostalgia è il fil rouge di Futuri Possibili, terzo album da solista di Franco126: la fine di un amore porta con sé tante domande destinate a rimanere aperte e i testi di questo progetto racchiudono immagini e pensieri impregnati di malinconia.
Invece io ti sto pensando, lo ammetto, mentre si accendono le stelle sopra il tetto, e controvoglia sfoglio un libro che ho già letto, ma l’orologio va rovescio, la luna da quaggiù sembra uno specchio.
La malinconia causata dallo scorrere del tempo era un tema già presente in Maledetto Tempo, traccia del suo secondo album Multisala, che presenta come un inno alla nostalgia giovanile, un rimpianto generazionale verso l’età giovanile, le angosce causate dal tempo e dal dovere rincorrere la frenesia della vita adulta.
Non solo lacrime e rimpianti, il salotto dei Futuri Possibili diventa anche un luogo conviviale e vedendo due ragazzi con un cartellone “Franco ci beviamo due birre insieme”, l’artista romano non esita ad offrirgliele, intonando Noccioline. A un certo punto il concerto si trasforma anche in un grande karaoke: mentre Franco canta Nuvole di drago, Zoltar proietta sul suo schermo il testo del brano, così che tutti potessero cantare insieme. Non è mancato nemmeno il tributo alla Love Gang, con Senza di me e Vampiro, con il featuring di Ketama126, ci siamo proiettati al Bar San Calisto di Trastevere: «Torneremo presto», promette Franchino.
È il momento di scoprire i futuri possibili predetti da Zoltar e da una sfera magica: arancione per Stanza singola, blu per Multisala e verde per Futuri Possibili, i tre album di Franchino. E mentre si accende la luce arancione partono Stanza Singola, Ieri l’altro e Frigobar, si accendono torce e accendini e, con le lacrime agli occhi, il pubblico si unisce ancor di più.
La distanza tra l’artista e il pubblico diminuisce sempre di più e quando arriva il momento di Futuri Possibili, title track del suo ultimo progetto, Franco126 scherza dicendo «non mi va di farla, questa canzone mi mette tristezza, mi ricorda tutte quante le mie ex», suscitando l’ira dell’indovino.
Ma tra tutti i futuri possibili il destino ha scelto quello in cui dividerci
Il saluto alla band e la finta uscita di scena, è il momento finale del bis con Brioschi e Vabbè, l’energia e la commozione sono giunte al loro apice e mentre Franchino ci saluta siamo tutti più felici.
Non so perché l’ho fatto, è che
Mi ero scordato com’era la vita senza di te
Ma vabbè, è notte e la strada ora è tutta per me