È arrivato il momento di lasciare da parte la solita balorda nostalgia perché ieri al Tg1 delle 13:30 Carlo Conti ha annunciato i 30 cantanti in gara per la 76esima edizione del Festival di Sanremo 2026.
A prima vista la lista di Sanremo 2026 è variegata, seguendo l’obiettivo della versatilità, che ormai da qualche anno i direttori artistici ricercano per raggiungere un pubblico ampio e diverso. Il debutto di Sayf, Chiello, nayt, Tredici Pietro e l’accoppiata di Colombre e Maria Antonietta è sicuramente interessante, per la particolarità dei progetti urban dei primi e per la raffinatezza del duo, ancora poco conosciuto dal pubblico popolare.


Nella cerchia cantautorale i ritorni più notevoli sono quelli di Levante, Ditonellapiaga e Fulminacci, tre penne che si meritano di ripetere il festival.
La freschezza però delle ultime edizioni, soprattutto con la direzione artistica di Amadeus, sembra sempre di più calare e ciò che emerge è un riciclo pop e demodè: Arisa, Francesco Renga, Ermal Meta, Enrico Nigiotti, Leo Gassman, Michele Bravi e Sal Da Vinci rappresentano quella musica italiana che, con tutta onestà, ci ha un po’ stancato. Che non significa non dare spazio ai big, perché per esempio Patty Pravo e Raf rappresentano quel classico momento revival che è la forza di Sanremo.


Anche il ricercare la viralità giovanile con nomi quali Eddie Brock, Samurai Jay e LDA & Aka7even suscita un po’ l’effetto boomerone alla “accontentiamo i giovani che tanto guardano solo TikTok”.
Dispiace, perché il panorama musicale è sempre più fresco e i talenti che potrebbero emergere sarebbero molteplici. E poi, come ogni anno, le cantanti e cantautrici sono meno della metà.
Confidiamo in Dargen D’Amico, speriamo sforni una nuova hit.