Le recenti scomparse di figure che hanno attraversato decenni di cultura italiana, dalle storiche protagoniste del varietà come le gemelle Kessler alle grandi voci della canzone italiana come Ornella Vanoni, e le reazioni sociali e mediatiche che ne sono seguite hanno riacceso una riflessione più ampia: perché oggi sembra più difficile immaginare personalità, idoli, capaci di diventare punti di riferimento “immortali”, riconosciuti trasversalmente da più generazioni?
Come spesso accade di fronte alle grandi domande, non esiste una risposta univoca. Tuttavia, l’intreccio tra esperienze storiche e strumenti teorici può aiutarci a formulare un’ipotesi coerente.
Gli elementi teorici degli idoli
Tra gli elementi teorici è fondamentale soffermarsi sul concetto di carisma, ingrediente chiave nella costruzione della popolarità. Max Weber lo definiva come una forma di legittimazione sociale basata su qualità percepite come straordinarie: una relazione emozionale, talvolta quasi sacra, tra figura pubblica e seguaci. Questa relazione tende poi a stabilizzarsi o a dissolversi attraverso la cosiddetta routinizzazione del carisma.
Applicato al mondo dello spettacolo, proprio questi due aspetti, la costruzione del carisma e la sua routinizzazione, hanno subito trasformazioni profonde, determinando un cambiamento nella percezione dell’idolo e della pop-star.
Gli idoli negli anni ’50-’70
Negli anni ’50-’70 il carisma delle celebrità era un prodotto attentamente studiato, “costruito attraverso le immagini”, per usare le parole di Richard Dyer e della sua teoria delle stars cinematografiche. L’Italia del dopoguerra viveva la stagione del varietà televisivo: una cornice estetica fatta di costumi, coreografie e scenografie in grado di trasformare le esibizioni artistiche in grandi show mediatici e di plasmare personaggi pubblici iconici.
La presenza ricorrente delle stesse figure nei palinsesti e la loro partecipazione a segmenti fissi creavano una vera e propria “memoria sociale”, contribuendo a quella routinizzazione del carisma che consolidava gli artisti come riferimenti della società di massa.
Il varietà si inseriva inoltre in un sistema molto più ampio: riviste, radio, cinema e case discografiche amplificavano la fama televisiva, generando una vera star economy.
L’ecosistema digitale
Tutto questo si è trasformato con l’avvento dell’ecosistema digitale. Il carisma delle star contemporanee nasce in un ambiente mediatico frammentato, meno costruito e meno spettacolare. Oggi, a differenza del passato, anche fan e spettatori partecipano attivamente alla creazione della figura dell’artista attraverso i social: la star non è più un monumento definito dall’alto, ma spesso un progetto collettivo che, partendo dal basso, viene poi riconosciuto ai livelli più alti dello star-system.
Questo cambiamento rende gli artisti contemporanei più “vicini”, più umani, intensificando la relazione quotidiana ma indebolendo quella distanza simbolica che un tempo contribuiva a creare l’aura del mito.
A prima vista, questa vicinanza potrebbe far pensare a una forma di successo più radicata e duratura. In realtà, la popolarità diventa più instabile: dipende fortemente dai gusti di fan abituati a consumi rapidi, disaggregati e spesso guidati dagli stati d’animo o da contesti di ascolto momentanei. Tutto ciò accorcia i cicli di attenzione verso gli artisti.
Nel futuro, dunque, sarà probabilmente più raro assistere a momenti di cordoglio nazionale per divi universalmente riconosciuti tra generazioni diverse. Ma ciò non implica la scomparsa degli idoli: implica piuttosto la nascita di nuove forme di identificazione, più frammentate ma non meno significative. Da un mondo che eleggeva pochi immortali, stiamo passando a un panorama in cui il valore degli artisti vive in molteplici memorie: non più uniche ma condivise, non più verticali ma partecipate.