È passato solo qualche giorno dalla fine del breve club tour di Giorgio Poi e noi, precisamente una settimana fa, eravamo all’Estragon Club di Bologna a cantare con lui, dentro quella leggerezza intima che dal palco arrivava dritta a tutti.

Cantautore, compositore, produttore e polistrumentista, il 12 marzo Giorgio Poi ha trasformato l’Estragon Club di Bologna nella sua cameretta (anche con una mano ustionata). 
In un panorama musicale in cui il concerto tende sempre più all’iperstimolazione visiva, Giorgio Poi sceglie una direzione diversa: elabora una forma di sincera sottrazione, restituendo valore al rapporto tra artista, pubblico ed ambiente. 

Foto di Arneaux

Sul palco, insieme a lui, una formazione essenziale ma perfettamente equilibrata: Francesco Aprili alla batteria (già coinvolto in studio in progetti come quelli di Mobrici e Joan Thiele), Benjamin Ventura alle tastiere (anche al fianco di Marco Mengoni e Ditonellapiaga nei loro ultimi tour), e Matteo Domenichelli al basso (già sul palco con Mazzariello e Pop X). Alle loro spalle, nessuna scenografia invasiva, nessun elemento eccedente, ma un fondale discreto e coerente che riprende la copertina del suo ultimo disco “Schegge”. 

Lo spettacolo si sviluppa come un flusso continuo, con poche e brevi interruzioni, articolandosi in una scaletta di oltre venti brani – per un totale di quasi due ore di performance. Qui, la voce non si impone e non cerca il centro, ma accompagna il pubblico in un’esperienza solo apparentemente leggera. È proprio in questa leggerezza che si nasconde la sua intensità, e l’intenzione di costruire uno spazio condiviso in cui potersi sentire accolti e capiti.

Foto di Arneaux

In continuità con una poetica che resiste alla semplificazione, lo spettacolo rinuncia ai grandi picchi, permettendo a chi ascolta di lasciarsi attraversare da una carica intima ed emotiva che si sedimenta lentamente, senza esaurirsi nell’immediato. 

Non c’è alcuna urgenza di stupire.

Foto di Arneaux

Il risultato è un live che si muove con naturalezza tra brani dei primi album e canzoni più recenti, creando un dialogo sottile tra passato e presente. I pezzi, cantati dal palazzetto sold-out, si rispondono e si trasformano, acquisendo una nuova dimensione.

Foto di Arneaux

Anche a distanza di dieci anni dall’esplosione della scena indie italiana, Giorgio Poi si conferma un artista capace di farci stare bene. È che forse, per essere contenti anche senza dirlo, basta un concerto.

Foto a cura di Arneaux
Articolo a cura di Francesca Bergamaschi

Giorgio Poi all’Estragon Club: un live essenziale