Venerdì 12 settembre si è aperta la seconda edizione di Germinale, festival d’arte diffusa ideato e promosso dalla Quasi Fondazione Carlo Gloria APS, associazione di promozione sociale con sede nel cuore del Monferrato, territorio che ospiterà gli eventi fino al 13 ottobre 2025.

Un progetto il cui nome evoca un’idea di rinascita, un germogliare capace di coinvolgere comunità, borghi, colline e residenze del Basso Monferrato che, per un mese, vengono abitate da artisti contemporanei, in un carosello di linguaggi espressivi ricchi di stimoli, rimandi e suggestioni.

Casa degli alfieri – Agostinetto Maurizio

Alla base della curatela di Carlo Gloria e Francesca Canfora insieme alla Casa degli Alfieri, c’è la volontà di promuovere e valorizzare il territorio, evidente nelle attività collaterali diffuse in 22 comuni, 27 sedi e attraverso il lavoro di circa 50 artisti e 7 residenze. Ma ciò che davvero anima Germinale è la natura fluida del suo orizzonte: un punto d’arrivo che cambia lungo il cammino e che si proietta, di volta in volta, verso la prossima edizione.

Le connessioni tra artisti e associazioni, le sperimentazioni sul territorio attraverso le residenze, il sostegno alla realizzazione di opere permanenti: sono alcune delle tracce che hanno segnato il passaggio dalla prima alla seconda edizione di Germinale, intitolata non a caso Alimurgia, metafora di riscoperta e di valore nascosto da riportare alla luce.

Castello di Frinco (AT)
Foto di Chiara Ferrando
Chiesa Madonna Della Neve – Castell Alfero
Foto di Chiara Ferrando

Ne ho parlato con Marinella Ferrero, vicesindaco di Piovà Massaia, che ha fortemente voluto la partecipazione del suo comune al festival, presente dalla prima edizione con gli spazi dell’ex Cinema Parrocchiale, ricavato in un’ala del palazzo costruito a metà ’700 dai Conti Ricci di Piovà Marchesi di Cereseto, oggi sede dell’Associazione Fra’ Guglielmo Massaia:

“Si tratta di un’opportunità che non è stata immediatamente compresa dalla comunità: i nostri paesi sono piccoli e gli abitanti non sono abituati a questo tipo di iniziative, ma sapevamo che sarebbe servita ad accendere i riflettori su un territorio ancora poco conosciuto. L’edizione dell’anno scorso è stata un successo, ha portato un pubblico di qualità in una sede che ha molto potenziale, ma che ha bisogno di farsi conoscere”.

Ex Cinema Parrocchiale – Piovà Massaia
Foto di Chiara Ferrando

Dunque, parliamo di ricadute concrete per il territorio, punti di forza e talloni d’Achille.

“Il bilancio dell’anno scorso è stato positivo ben oltre le aspettative: gli stessi volontari dell’Associazione – che, pur sostenendo da sempre la cultura, hanno uno sguardo tradizionalmente rivolto più alle memorie e alle usanze locali – si sono messi in gioco con entusiasmo, aprendosi a un linguaggio artistico nuovo, aiutando l’artista ad allestire il suo lavoro nonostante le iniziali difficoltà di allineamento. Abbiamo avuto grande ritorno di pubblico, un grande entusiasmo generale. Certo più location vengono coinvolte più è inevitabile che la visita sia molto dedicata e ci sia poco tempo per soffermarsi sulle altre proposte, ma non è il nostro intento, noi vogliamo che i visitatori abbiano un’esperienza positiva e parlino del Monferrato, confidiamo che il resto venga da sé”.

Al di là dei volontari dell’Associazione, la comunità si è lasciata coinvolgere? Cosa ha lasciato il segno?

“Hanno aderito con entusiasmo a Visagi – progetto fotografico itinerante work in progress, nato da un confronto con la popolazione residente, che prevede la realizzazione di un set fotografico allestito en plein air in cui vengono realizzati i ritratti, oggi visibili nelle strade e nelle piazze di alcuni comuni coinvolti – un’iniziativa che è piaciuta davvero moltissimo.”

Quest’anno la comunità di Piovà Massaia ha ospitato nei suoi spazi l’artista torinese Maura Banfo che, nell’incantevole giardino dell’Associazione dedicato alla memoria di Ileana, ha collocato uno dei suoi celebri nidi: un’installazione in legno e resina, verniciata in oro, pensata come rimando all’archetipo della casa, perfettamente accordata all’ambiente raccolto e accogliente che lo ospita.

Maura Banfo, Nido, 2024
Foto di Chiara Ferrando

«Si tratta di un lavoro che ciclicamente ritorna – racconta Banfo – anche quando mi allontano per dedicarmi ad altro. Lo considero di buon auspicio, un augurio per tutti noi di trovare accoglienza e un senso di appartenenza.»

L’opera di Maura è un esempio perfetto del dialogo aperto con l’edizione 2025 di Germinale: un invito a riconoscere valore e nutrimento in ciò che appare essenziale, quasi marginale, ma che in realtà fonda il nostro senso di identità e di radicamento.

Germinale trasforma il Monferrato in museo diffuso