Quasi dieci anni fa, nel panorama musicale italiano, si è creato un movimento musicale di rottura, i cui rappresentanti erano dei giovani cantautori, tristi e innamorati, impazienti di raccontare con la propria creatività frammenti di vita e di quotidianità, pezzi di città, racconti di delusioni, frustrazioni e dolori, ma anche di felicità, emozione e amore. Quasi dieci anni fa un giovane Flavio, in arte Gazzelle,  pubblicava “Non sei tu” e si auto-incoronava rappresentante del genere indie in Italia, unendosi a quel gruppo di artisti un po’ outsiders e alternativi, come Calcutta, Coez, L’Officina della Camomilla, I Cani, Lo Stato Sociale e i Thegiornalisti.

Il 2017 è stato l’anno di massimo splendore della musica indie in Italia, paragonata all’età dell’oro dei miti classici, quella che, quando finisce, si spera sempre che possa ritornare, ma, come canta Gazzelle nel suo ultimo singolo “Noi No”, il 2017, sai, non ritornerà. 

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Venerdì 24 gennaio, su tutte le piattaforme è uscito il nuovo progetto del cantautore romano, un’altra importante pagina della musica italiana, un album dalla poetica disarmante, intitolato (fatalità) “Indi”: con quest’ultimo capitolo Gazzelle non vuole guardare ai bei tempi andati, ma è semplicemente tornato a casa con la valigia carica di nuovi racconti, diversi e versatili, spicchi di realtà e di fantasia, tutti elementi che si sono sempre fusi nei testi delle sue canzoni. 

La tracklist è quasi tutta inedita, ad eccezione dei singoli più recenti come “Noi no” (uscito lo scorso 3 gennaio), “Come il pane” e “Mezzo secondo”, e di “Tutto Qui”, brano portato in gara durante la scorsa edizione del Festival di Sanremo; i titoli preludono a tracce malinconiche ed emozionanti, da brividino e fazzoletti sotto mano.

“Piango anche io”
“Grattacieli meteoriti gli angeli”
“Noi no”
“Stammi bene”
“Come il pane”
“Da capo a 12”
“Foglie”
“Il mio amico si sposa”
“Tutto qui”
“Mezzo secondo”
“Non lo sapevo

Cover di “Come il pane”

L’album è un percorso attraverso la vita di Flavio, mediante le sonorità versatili e variegate ascoltiamo il racconto delle nuove abitudini di questa sua fase più adulta: il brano “Il mio amico si sposa“, per esempio, è un inno punk alla crescita e alla maturazione che riservano incertezze e soddisfazioni, perfettamente rappresentate dall’atto coniugale del matrimonio.

Quando il mio amico mi ha detto che si sposava ero molto felice: «Cazzo, sei un grande, ti stimo per il coraggio, ti stimo perché stai a fare una cosa da uomo», non nel senso di maschio, ma una cosa da adulto, e ho deciso di scrivere una canzone per fermare nel tempo questo momento e renderlo almeno per me e per lui indelebile”.

Il disco è stato annunciato dal cantautore sui suoi profili social attraverso un teaser di spiccata genialità: riprende perfettamente la scena di Forrest Gump con un messaggio che si conclude con la miglior frase per i suoi fan più affezionati: “È meglio se torniamo a casa”. 

In un’intervista uscita oggi su Rolling Stone Italia, Gazzelle ha spiegato il significato di questo messaggio: «Meglio se torniamo a casa» per me vuol dire tornare a fare musica come piaceva a me, senza pensare troppo ai risultati che questo disco porterà, senza pensare alle aspettative delle persone che lo ascolteranno, senza pensare troppo ai discografici, concentrandomi solo sul bello di fare canzoni in maniera pura, spudorata, sincera e onesta.

Gazzelle non è l’unico a tornare a casa: lo scorso venerdì anche un altro padre della musica indie è riapparso con una ballade caratteristica del suo genere: Coez ha pubblicato il suo nuovo singolo “Mal di te” e pochi giorni prima, sul suo profilo Instagram, ha scritto: “Questi ultimi anni sono stati un bel Volare, fra alti e bassi non ho mai perso la rotta. Si ritorna a terra con una nuova canzone, di quelle con le lacrime dentro”.

Sembra che anche Coez stia alludendo a una nostalgia canaglia, o è solo un’astuta strategia di marketing?

Certo non è un caso che molti padri dell’indie stiano ricucendo insieme vari pezzi di un puzzle che si erano persi di qua e di là: nel 2023 l’uscita di “Relax” di Calcutta, che si era ritirato dalle scene per quattro anni,  ha risvegliato la scintilla nel panorama pop-alternativo cantautorale, e da lì in poi molti hanno seguito la scia, come L’Officina della Camomilla che il 19 gennaio 2024 ha pubblicato “Dreamcore”, a distanza di sette anni dall’ultimo disco, o come la collaborazione uscita a sorpresa il 1 febbraio 2024 I CANI BAUSTELLE con due brani inediti (e I Cani non si facevano sentire dal 2016!). 

All’affermazione “l’indie è morto” Gazzelle ha risposto con una provocazione: prima di annunciare l’uscita del disco, in giro per Roma sono apparsi dei manifesti neri, con la frase “L’Indi è morto” con l’intento di dichiararne il contrario: l’indie non è morto, è solo cambiato.  Questo album vuole essere il manifesto del fare musica per il cantautore e la mera dimostrazione che, finché continueranno ad esserci artisti che porteranno avanti questa attitudine alla musica, l’indie continuerà ad essere in vita, ma bisognerà accettare le nuove sfumature che, sempre di più, acquisirà nel tempo. 

Gazzelle e il suo “Indi(e)” che ritorna