Dopo il tour nei palazzetti, Fulminacci è tornato dal vivo con Fulminacci all’aperto, la tournée estiva che attraversa dodici festival italiani tra il 23 giugno ed il 5 settembre. La tappa del 2 luglio al Sequoie Music Park di Bologna conferma come il cantautore romano continui a distinguersi per una formula semplice solo in apparenza: mettere le canzoni al centro di tutto.

La formazione live di Fulminacci all’aperto

L’approdo alla dimensione dei festival non cambia la filosofia del suo live: chitarra in mano, band al suo fianco – Claudio Bruno (chitarra), Giuseppe Panico (tromba), Lorenzo Lupi (batteria), Riccardo Nebbiosi (sassofono), Riccardo Roia (tastiere) e Roberto Sanguigni (basso) – visual dal gusto anni Novanta ed un disegno luci giusto, divertente.

La scaletta

Anche la scaletta segue una precisa architettura emotiva. Si passa dalla leggerezza di Indispensabile e Niente di particolare ai momenti più vulnerabili di +1, Le biciclette e Tutto bene, prima di ritrovare energia con Maledetto me ed altri brani più ritmati. Le coreografie, firmate da Dalila Frassanito, coinvolgono Fulminacci e la band, in un’estensione naturale dell’intesa costruita sul palco.

Il momento dei ringraziamenti

Ma è forse tra una canzone e l’altra che emerge il tratto più riconoscibile della serata: il momento dei ringraziamenti. Lontano da qualsiasi formula prevedibile, Fulminacci trasforma il classico saluto al pubblico in una lista surreale di parole, richiami e immagini che sembrano seguire il filo libero del suo pensiero. Dai sinonimi del suo nome d’arte, «accipicchia», «perbacco» e «soccia», ai «vertici», «vortici» e «portici»; dal ragù ai cantautori, fino a «le sedie, le sere, i fuorisede, la balotta, le bollette, le collette e Lucio Dalla per vederti cantare».

Una sequenza di immagini che sembra sconnessa solo in superficie e che, come spesso accade nella scrittura dell’artista, trova significato proprio nelle associazioni impreviste. “Poi, soprattutto, vorrei ringraziare voi e tutta Bologna, perché anche se è vero che spesso conta il viaggio più di dove vai, quando vengo qui mi fate sentire come un amico di vecchia data. E questo per me conta molto. Grazie”.

La cura: è probabilmente questo il cuore del live di Fulminacci. L’attenzione con la quale costruisce un dialogo con il suo pubblico, in un alternarsi di ironia, malinconia e leggerezza – ma sempre con una naturalezza rara.

Foto di ARNEAUX
Articolo di Francesca Bergamaschi

Fulminacci all’aperto: il tour estivo 2026