In collaborazione con la Seoul Mediacity Biennale, in occasione di Frieze Seoul 2025, è tornato Frieze Film: lontano dal brusio della nota fiera d’arte, dall’1 al 4 settembre 2025 il rooftop del Seoul Museum of Art ha ospitato un ricco programma di proiezioni, pannelli di discussione e incontri dedicati al cinema d’artista.
La tredicesima edizione della Biennale di Seoul (SMB13), dal titolo Séance: Technology of the Spirit e visitabile fino al 23 novembre 2025, si interroga su come suono, film e performance possano creare una connessione con altre dimensioni dello spirito e su come agiscano su psiche e immaginazione. La Biennale e Frieze Film, sotto la guida dei direttori artistici Anton Vidokle, Hallie Ayres e Lukas Brasiskis hanno costruito un percorso in quattro tappe: quattro serate – intitolate, nell’ordine Harmony, Reclaiming, Communion e Waking Dreams – sono state dedicate a dodici film d’autore, che hanno esplorato il tema da prospettive diverse.


La razionalità moderna è stata così messa a confronto con il misticismo e la spiritualità della tradizione, mentre lo skyline di Seoul si trasformava nello sfondo scintillante di un’esperienza cinematografica immersiva. Le proiezioni in programma, precedute da interventi dei curatori, portavano firme emergenti e internazionali, esempi di sperimentazione e di studio del film non come semplice narrazione, ma come tecnologia di indagine dello spirito.
La prima serata del Frieze Film
Durante la prima serata, Harmony, Sky Hopinka in Mnemonics of Shape and Reason ha esplorato il ricordo di luoghi e momenti perduti, costruito con immagini paesaggistiche, poesia e uno studiato accompagnamento sonoro. Jane Jin Kaisen ha presentato Portal, lavoro che rilegge il mito coreano della creazione di Jeju riportando lo spettatore ad un tempo primordiale ancora indefinito; ha chiuso la proiezione Laura Huertas Millán con Para La Coca, che esamina il rituale d’uso della pianta di coca da parte delle comunità indigene della Colombia. Oltrepassando la criminalizzazione della pianta e il ruolo coloniale della pianta, il film sottolinea l’importanza del rispetto della tradizione e dell’identità culturale.


La seconda serata del Frieze Film
Reclaiming, seconda serata, si è aperta con Coyolxauhqui del Colectivo Los Ingrávidos: il tema del femminicidio e il suo significato simbolico sono esplorati attraverso la storia della dea della luna Coyolxauhqui, uccisa dal fratello Huitzilopochtli. In Marshal Tie Jia – Turtle Island Hsu Chia-Wei racconta il comando del dio-rana Marshal Tie Jia, che dopo la distruzione del suo tempio durante la Rivoluzione Culturale, si trasferisce sull’isola di Matsu. Ha chiuso la serata Wutharr, Saltwater Dreams del Karrabing Film Collective, un lavoro surreale e quasi psichedelico, che mostra il tentativo di una comunità di trovare un equilibrio tra la rigida morale cristiana, la legge coloniale e le tradizioni e credenze di una comunità stravolta dalle nuove regole.

La terza serata
La proiezione della terza sera, intitolata Communion, è iniziata con The Hashish Club, di Joachim Koester: ispirato al Club des Hashischins, il film ripercorre le esperienze del dottor Jacques-Joseph Moreau e di altri protagonisti dell’Ottocento parigino, alla scoperta degli effetti degli stupefacenti sulla creatività e sull’immaginazione artistica. Studies for a Minor History of Trembling Matter (Tamar Guimarães e Kasper Akhøj) è ambientato nella città brasiliana di Palmelo, dove rituali e spiritualità sono parte integrante della vita quotidiana: protagonisti due medium, che si muovono tra cerimonie e vita privata. In chiusura The Magnificent Levitation Act of Lauren O, di Angela Su, pseudo-documentario sulla vita di Lauren O, una donna convinta di possedere il potere della levitazione.


L’ultima serata
SMB13 × Frieze Film Seoul 2025 si è concluso con Waking Dreams. In Dream Delivery Zheng Yuan racconta la visione di un addetto alle consegne che, addormentatosi esausto su una panchina, sogna un mondo dal ritmo diverso. The Many Interrupted Dreams of Mr. Hemmady (Amit Dutta) ricorda la donazione di 35.000 scatole di fiammiferi al Museum of Art and Photography di Bengaluru e, oscillando tra sogno e realtà, tra collezione e creazione, esplora le sfumature di un’arte antica. L’ultima proiezione in programma, Graceland, di Anocha Suwichakornpong è il primo corto thailandese selezionato al Festival di Cannes: racconta di Jon e del suo incontro con una donna misteriosa, che lo trascina in un viaggio dal sapore onirico nel mondo del cuore umano.