Il 10 gennaio siamo stati alla seconda data romana del tour di Franco126 all’Atlantico. Più che a un concerto, sembrava di partecipare a un momento collettivo: stesso mood, stessa sensibilità, stessi silenzi cantati a memoria. Jeans baggy, felpe oversize, cappellini, birretta e, per i più fedeli, occhiali da sole calati sugli occhi.

Tutto il pubblico sembrava muoversi nella stessa direzione emotiva, unito da ricordi condivisi e sensazioni ancora da definire, attraversando insieme passato, presente e futuro. Le melodie dei brani più celebri si intrecciavano con quelle nuove di Futuri possibili, scandendo emozioni simili, pensieri comuni, e la consapevolezza di stare vivendo — almeno per una sera — la stessa storia.

BAGGY JEANS
Larghi quanto basta per non stringere i pensieri. Consumati nei bar sotto casa, piegati sui gradini prima dei concerti, sempre un po’ vissuti. I baggy jeans sono la divisa non dichiarata di chi ha imparato a stare comodo anche nelle proprie fragilità.

CAPPELLINO
Calato sugli occhi, quasi a proteggersi. Serve per nascondersi quando le canzoni colpiscono troppo forte, o per riconoscersi tra simili sotto il palco. Non importa il colore: l’importante è che sembri messo senza pensarci.

BIRRETTA
Fredda, semplice, sempre in mano. La birretta accompagna l’attesa, scioglie i silenzi e riempie i momenti tra una canzone e l’altra. È il gesto automatico di chi vive il concerto come un rito quotidiano.

RAY-BAN – OCCHIALI DA SOLE
Indossati anche di sera, soprattutto di sera. Servono a guardare il palco senza farsi guardare troppo, a nascondere occhi lucidi e notti lunghe. Un classico intramontabile per chi osserva più di quanto parla.

FELPA OVERSIZE
Morbida, larga, rassicurante. La felpa oversize è casa quando casa non basta, un abbraccio silenzioso tra una strofa e un ricordo. Perfetta per cantare a memoria parole che sembrano scritte apposta per te

Sul palco, tra battute in romanesco e complicità, Franco126 — all’anagrafe Federico Bertollini — si muoveva con naturalezza quasi familiare insieme alla sua band, comprensiva di Francesco Bellani alle tastiere, Pietro Di Dioniso e Gabriele Terlizzi alle chitarre, Davide Pasculli alla batteria, Danilo De Candia al basso e il sax di Vittorio Romano a impreziosire le linee melodiche e farci cantare anche gli assoli strumentali.

Tutto sembrava richiamare l’atmosfera di casa: non solo per le luci calde e il dialogo spontaneo con i musicisti, ma perché la Roma da cui proviene il cantautore — cresciuto tra Trastevere e i suoi amici del collettivo 126 — è profondamente radicata nella sua musica e nel modo in cui vive il palco.

Eravamo lì il 10 gennaio, seconda data romana di un tour che ha visto tutte e quattro le serate all’Atlantico esaurite, a testimoniare quanto il suo pubblico abbia fatto proprio il percorso artistico del cantautore. La scaletta spaziava tra successi del passato e brani tratti dall’ultimo album Futuri Possibili, un equilibrio ben calibrato tra ricordi condivisi e nuove prospettive, scandendo emozioni che sembravano attraversare passato, presente e quei “futuri possibili” di cui canta Franco126.

Tutti stavamo provando le stesse emozioni, anche se con storie diverse addosso. Ogni brano arrivava come un ricordo condiviso, un pensiero già fatto, una frase già detta almeno una volta nella vita. La scaletta ha funzionato proprio per questo: perché ha saputo intrecciare passato e presente con naturalezza, alternando pezzi più recenti come Futuri possibili, Sempre in due, Solo guai e Nuvole di drago a canzoni ormai entrate nella memoria collettiva come Ieri l’altro.

Non era solo una sequenza di brani, ma un percorso emotivo comune, in cui il pubblico si riconosceva senza bisogno di spiegazioni. Ogni canzone sembrava toccare lo stesso punto fragile, amori sbagliati, promesse non mantenute, canon events di ogni biografia.

A rendere la serata ancora più significativa, sul palco sono saliti artisti di calibro importante legati alla scena romana e alla carriera di Franco: Coez, Ele A, oltre a Gianni Bismark, Tommaso Paradiso e Ketama126, presenze che hanno rafforzato l’idea di trovarsi in una grande festa con il grande regalo dell’opportunità di ascoltare, solo in unico concerto, alcuni degli artisti più influenti della scena musicale italiana. 

Una scaletta perfetta perché pensata per un pubblico che è cresciuto insieme a Franco126, che conosce quei testi a memoria e che, per una sera, ha avuto l’impressione che qualcuno stesse cantando esattamente ciò che non riusciva a dire.

Certi di aver assistito a un concerto di grande valore artistico e di aver condiviso una serata intensa e partecipata, resta ora la curiosità di scoprire come questo racconto continuerà nelle prossime tappe del tour di Franco126, che nei giorni successivi toccherà diverse città italiane.

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