Fluentum è un luogo unico nella scena artistica di Berlino, nascosto lontano dal centro città, che invita a essere cercato e scoperto. Uno spazio indipendente che racconta la storia del video partendo da una collezione, dando vita a un programma strettamente connesso ai temi urgenti del nostro tempo, e mostrando come sia ancora possibile oggi sviluppare forme significative e fruttuose di collezionismo, produzione ed esposizione.

Abbiamo intervistato i volti che si celano dietro i lavori dello spazio, che entra a far parte dei nostri approfondimenti sugli spazi indipendenti in giro per l’Europa.

Qual è la caratteristica distintiva del vostro spazio?

Fluentum è uno spazio d’arte e una piattaforma indipendente dedicata al cinema e alla videoarte. Nasce da una collezione privata — quella di Markus Hannebauer, imprenditore nel settore soft-tech — e si trova in un luogo ricco di storia: il Luftgaukommando III, sede dell’aviazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, poi occupato dall’esercito americano. Oggi l’edificio è completamente riconvertito, ma conserva ancora una parte dell’ambasciata americana e un complesso residenziale privato al suo interno.

“Siamo a Berlino, nel quartiere di Dahlem, lontano dalle zone centrali e turistiche”, racconta Katharine Spatz, responsabile della comunicazione di Fluentum. “L’edificio è imponente, solido, e oggi è dedicato alla videoarte. Il nostro obiettivo è sostenere i giovani artisti nella produzione di opere video, offrendo un supporto concreto sotto forma di co-finanziamento di nuove produzioni e mostre nel nostro spazio.”

Allo stesso tempo, Fluentum è diventato un punto di riferimento per una comunità di appassionati ed esperti che vede nel video un potente strumento di narrazione e connessione. Il team, composto da quattro persone, lavora attivamente per coinvolgere il pubblico attraverso un programma continuo di mostre, talk ed eventi durante tutto l’anno, con particolare attenzione ai momenti chiave del panorama artistico cittadino, come la Berlin Art Week che si terrà a settembre.

Da dove nasce il bisogno di collezionare e promuovere la videoarte?

“La videoarte è molto particolare nel modo in cui richiede tempo allo spettatore — più della maggior parte degli altri media. Allo stesso tempo, è profondamente radicata nella nostra vita quotidiana e ha un grande potenziale immersivo e coinvolgente”, spiega Katharine.
L’interesse del fondatore Markus Hannebauer per la videoarte è nato dopo una visita a Loop, la fiera d’arte di Barcellona specializzata in video, che da anni è un punto di riferimento per chi si interessa alla scena video internazionale. “Dopo aver visitato Loop, Markus ha iniziato a collezionare e, dal 2010 in poi, ha raccolto opere di oltre 60 artisti. Poi ha deciso di aprire la sua collezione al pubblico e di trovare uno spazio dedicato ai media contemporanei basati sul tempo — ed è così che ha preso forma Fluentum.”

Come spesso accade con le collezioni private, la collezione non si concentra su un singolo tema, ma riflette piuttosto la visione personale del fondatore. Comprende sia opere video tradizionali e cinematografiche che produzioni più sperimentali, a testimonianza della versatilità e complessità del mezzo.

Attualmente ospitate la mostra Rushes, che evidenzia l’immediatezza dei media nella nostra vita. Come viene esplorato questo tema in mostra?

“Rushes, curata da Juliette Desorgues e Raoul Klooker, riunisce opere video di artisti contemporanei come Morag Keil, David Moser, SoiL Thornton, Phung-Tien Phan, Josiane M.H. Pozi e Mona Varichon,” dice Katharine, “tutti appartenenti a una generazione di artisti che adotta uno sguardo critico, a tratti sarcastico, sul proprio contesto, online e offline.”

La mostra traccia un parallelo contemporaneo con la videoarte precedente all’avvento di internet ed esplora come i media (di massa) attuali trasmettano spesso comunicazioni frammentate e riformulate. Riprese da smartphone, telecamere nascoste, live stream e found footage creano l’illusione di una testimonianza non mediata, sfumando costantemente il confine tra ciò che è reale e ciò che è messo in scena. Gli artisti in mostra lavorano con materiali economici e accessibili, abbracciando un’estetica del quotidiano.

“Rushes invita il pubblico a riflettere sul proprio rapporto con l’immagine in movimento, sia nella vita privata che nel più ampio panorama mediatico.”

Fluentum: il centro berlinese dedicato al video