femmina non è una definizione, ma una postura. Un modo di stare, di guardare, di pronunciare le cose senza alzare la voce. Nel secondo EP di fluente – femmina -, tutto è scritto in minuscolo e tutto sembra chiedere di avvicinarsi: le parole, le immagini, i silenzi.
La sua scrittura non chiarisce e non cerca una forma definitiva. Si muove per sfumature, per visioni e dettagli che contengono interi mondi.
In questa conversazione, fluente attraversa i temi che abitano femmina: il corpo come luogo politico e intimo insieme, l’origine che resta anche quando non viene nominata, il rapporto tra immagine e parola, l’esposizione del live come gesto di fiducia. Le risposte non chiudono, ma lasciano spazio. Come le sue canzoni: ti chiedono solo di custodirle, con cura.

In femmina non sembri mai cercare una definizione, ma una posizione nel mondo. Oggi, mentre lo canti, ti senti più esposta o più centrata?
femmina mi dà la sicurezza di voler amplificare la mia voce. Mi auguro di suonare questo EP live.
Hai scelto il minuscolo per tutto, anche per te stessa. È un modo per togliere potere alle etichette o per ridarlo alle sfumature?
È un modo per dire le cose senza la necessità di mostrarle a tutti.
Mi sento come la descrizione di un articolo esposto in vetrina, scritta in caratteri minuscoli: se ti incuriosisce e vuoi leggere il prezzo, devi solo avvicinarti un po’ di più.

La Basilicata non è mai nominata direttamente, ma si sente. In che modo il tuo luogo d’origine continua a scrivere con te, anche quando non lo chiami per nome?
In quel luogo è concentrata tutta la mia infanzia, insieme a gran parte dei rapporti e delle dinamiche che racconto. Allontanarmi mi permette di guardarle da fuori, senza esserne continuamente trascinata dentro.
Molti tuoi testi sembrano nascere da immagini più che da storie lineari. C’è una scena, un dettaglio visivo, che per te contiene tutto questo EP?
Mia nonna aveva in casa, in fondo al corridoio, una Madonna di grandi dimensioni. Era collegata alla corrente e la sua corona si illuminava. Mi addormentavo così, nelle notti in cui dormivo da lei: la sua ombra si allungava lungo tutto il corridoio e io la fissavo finché gli occhi non si chiudevano.

Questo live è uno spazio ravvicinato, senza protezioni. Se qualcuno uscisse da qui capendo una cosa sola di femmina, quale vorresti che fosse?
Non so rispondere a questa domanda.
Ci sono voluti quattro anni per capire che femmina non è un’ombra generica, non un’idea sfuggente.
Quello che spero sempre è che chi sceglie di custodire qualcosa lo faccia davvero, con cura.