Un’azione compiuta da una donna non è mai neutra, sarà sempre condizionata dal riflesso che proietta sul suo genere, e verrà letta attraverso questo. I festival di donne non provano a smentire questa condanna, ma la sfruttano a proprio favore. Tra Daisy Chain Fields e Lei Ballerà, infatti, questa nuova stagione di festival femminili raccoglie fondi contro la violenza di genere e prova a restituire alle donne una terra che per secoli le ha respinte: il palco.  

Il primo festival interamente femminile

Il primo festival interamente al femminile fu il Lilith Fair del 1997, il tour-festival di Sarah McLachlan, nato in un’epoca in cui le radio sostenevano che due cantanti donne in scaletta facevano irrimediabilmente calare gli ascolti. 

Le donne del Daisy Chain Fields di Olivia Rodrigo

A questo precedente si è ispirata Olivia Rodrigo per il Daisy Chain Fields, la cui prima edizione si è tenuta il 29 agosto 2026 a Irvine, in California. Line up interamente femminile, nessuna sovrapposizione tra i set, artiste che hanno rinunciato al cachet: da Chappell Roan a Doechii, dalle Breeders alle Bikini Kill, fino a ospiti come Stevie Nicks e Sarah McLachlan. In una sola giornata, sono stati raccolti venti milioni di dollari, già destinati a decine di organizzazioni non profit che difendono i diritti riproduttivi e che contrastano la violenza domestica. 

In Italia il 14 settembre il Lei Ballerà

In Italia lo stesso anelito anima il Lei ballerà, certo in forma più intima e circoscritta, in programma il 14 settembre 2026 al Magnolia. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Fondazione Libellula, l’associazione DonnexStrada e la Cooperativa Lotta Contro l’Emarginazione. La line up si compone di artiste donne e non binarie affascinanti che promettono ritmi frenetici e ballabilissimi, ma anche parole viscerali che scoprono i punti giusti senza riserve: da Angelica ad Anna Castiglia, da Birthh ad Arya e Gioia Lucia. L’evento devolverà i propri proventi a percorsi di educazione all’affettività e al consenso, sostenendo il lavoro quotidiano di un centro antiviolenza attivo sul territorio milanese. Inoltre, si agirà negli spazi della cultura e del divertimento notturno, tenendo bene a mente che la violenza costituisce un fenomeno trasversale che attraversa anche i luoghi dello svago.  

Qualche numero

L’ulteriore pregio di questi festival è sottrarre le artiste donne e non binarie al proprio destino di eccezioni tra i colleghi uomini e porsi in controtendenza rispetto alle percentuali che caratterizzano l’industria musicale. Tuttavia, le discriminazioni non riguardano soltanto chi sale sul palco, ma anche chi viene ascoltato, prodotto e remunerato.  

In Italia le donne rappresentano circa il 14% dei cantanti nelle classifiche; tra le professioniste del settore, le artiste sono il 27%, le compositrici il 12,5%, le producer appena il 2,6%. Un’indagine condotta da Equaly, su un campione di lavoratrici della musica, ha rilevato che l’83% ha subito discriminazioni almeno una volta nella propria carriera e che più di tre donne su quattro sono state vittime di comportamenti violenti sul lavoro. 

Le soluzioni per sopperire all’assenza delle donne

Al fine di sopperire all’assenza di donne nelle line up, negli ultimi anni sono stati elaborati diversi strumenti. Il Key Change, una rete internazionale attiva dal 2017 e arrivata in Italia nel 2019, ha spinto decine di festival a impegnarsi per un equilibrio di genere nelle proprie scalette. Inoltre, il Primavera Sound di Barcellona battezzò la propria edizione del 2019 “The New Normal”: per la prima volta il numero di donne e uomini sul palco si equivaleva e si alludeva alla parità come normalità, non più come eccezione.  

Le donne restano una carenza persistente

Eppure, analizzando 38 festival italiani nell’estate del 2024, Equaly ha rilevato che su 775 progetti musicali le artiste soliste erano appena il 18%, le band con almeno una presenza femminile il 5%. Sebbene i palchi più importanti reclamino una varietà musicale invidiabile, raramente si raggiunge una parità, come emerge buttando un occhio alle line up dei principali festival del Paese, tranne alcune eccezioni, tra cui di recente si sono aggiunti i festival al femminile. 

Ridurre la presenza nei festival e nell’industria musicale a una questione di percentuali è aberrante, ma la musica e i palchi che questa vivifica sono solo uno specchio che riflette le discriminazioni che si consumano al di fuori e che rendono ancora necessari progetti di parità. Necessari fintantoché una donna su un palco non sarà più l’eccezione che ne ispira un’altra né una gentile concessione. Fino a quando non servirà più un monito per assicurarsi un microfono su un palco e una lotta per reclamare una voce al di fuori. Fino a quando una festa tornerà ad essere solo una scusa per ballare.

Festival di donne contro la violenza: dal Lilith al Lei Ballerà