Sblocco l’IPhone, Instagram, scrolling. Mentre cerco l’ennesima reference, la serendipità entra in azione: inciampo in uno short che mi apre il cuore. Le feste in maschera organizzate all’ultimo, gli esami rimbalzati, i costumi fai da te con le amiche. Mi fermo, alzo il volume: Coriandoli a Natale è una di quelle tracce che mi ha sempre lasciato in dubbio.
Crescendo mi è sembrato così ovvio: è un ossimoro, come Febbraio. Un alternarsi tra post di make up per cosplayer alle commercials per le coppie che non vedono l’ora di prendere like dai followers, collezionando haters dall’altra parte del fronte.

Poi, il nero pece dell’asfalto intervallato dai colori delle stelle filanti; l’amore trasformato in un prodotto last minute; l’inverno che tira i suoi ultimi sospiri prima di riscaldarsi con i primi raggi primaverili.

I coriandoli non sono altro che pezzetti di luce nei periodi in cui sembra che la notte non vada mai via.

1. Subsonica – Coriandoli a Natale

Qualcosa è fuori posto, e lo sente anche Samuel. Pezzi di ricordi malinconici preparano un  minestrone di emozioni fuori asse temporale, vivendo gli eventi per inerzia, come in stato di totale alienazione.
Tutto accade ma lo fai di default; ci si prepara per fare il salto decisivo che trascina fuori dalla giostra.

2. Foo Fighters – February Stars

Una ballata intensa in un freddo inverno che sembra non finire mai. Ma Grohl punta alle stelle: punti di luce fissi, sono sempre li a ricordarci che una nuova fase può sempre portare nuovi inizi.

3. Arctic Monkeys – This house is a circus

Caos e confusione a suon di riff. Long story short: Alex Turner ci riassume così una relazione tossica, in cui ci si sente storditi dal saliscendi costante di mood emozionali. Così è Febbraio, dove si passa dal Carnevale a San Valentino nel giro di un giorno, in cui indossare una maschera per ogni attrazione.

4.  Viagra boys – Troglodyte

Come una maschera di carnevale, i viagra boys lo fanno con un testo: una satira politica sull’evoluzione (pessima) dell’uomo sociale, un troglodita moderno che si autocontraddice diventando la parodia di se stesso.

5. Fontaines D.C. – I Love You

Odi et Amo. Questa non è una semplice lettera d’amore, ma è una dichiarazione a cuore aperto della band irlandese verso la sua patria. Grian Chatten, infatti, esprime il suo senso di colpa per aver “abbandonato” la sua terra in nome dei suoi sogni, permanendo in un rimorso continuo.

6. Raffaella Carrà – Rumore

Cuore, batticuore e il timore di ritornare alla solitudine. Amare non significa dover essere sempre in due; la Carrà ha vestito i panni della donna indipendente dove la “spalla” non sempre serve, capace di sfondare il muro del suono con colpi di caschetto biondo.

7.  Crystal Castle – Not in love

Un inno gelido alla disillusione d’amore. Robert Smith ripete nei refrain “We are not in love”, come una sorta di autoconvincimento all’assenza di un sentimento che, in realtà, è più presente che mai ma lo sta esasperando. Un cercare una via d’uscita per la propria serenità partendo da sé.

8. Liberato – Cchiù fort’

“Siamo più forti del vento, più forti della paura”. Un brano di resilienza sentimentale, dove anche se colpiti da un tornado di eventi, emozioni, persone e cambiamenti, se ne esce sempre, diversi e più forti.

Febbraio sei il colore verso la primavera