Eremo Club, estate 2024. La prima volta in assoluto in cui ho ascoltato EMMA, inconsapevolmente. Apriva il concerto dei Fuera e, per me, era un nome di un opening come un altro: ed è qui che mi sono sbagliata (per fortuna). Un live in cui ho cercato di shazammare ogni traccia, inutilmente.

Potenza, rabbia, oscurità, debolezza. Tutto quello che percepivo ad ogni suono, lo sentivo sulla mia pelle, fino ad arrivare dritto allo stomaco: lì ho capito l’impatto emotivo di EMMA sul pubblico. Pogo, sudore, tanti abbracci. Ero totalmente rapita, girava tra di noi come se fosse un’anima che cercava di raggiungere tutti, con la voce, con il tatto, con il cuore, tutto per noi.

Dovevo assolutamente ascoltarlo a casa, da sola, sul mio letto con le mie cuffie. Poi a maggio scorso è uscito ERA L’INIZIO e quando mi è scesa una lacrima a “:FINCHÉ NON SEI ARRIVATA tu” ho capito quanto Alessandro mi raggiungesse emotivamente. EMMA crea, compone e si analizza nella sua cameretta, e un po’ mi ricorda me quando scrivo. Il momento creativo è una fase in cui lasciare tutto fuori e fissarsi allo specchio, toccando ogni lineamento, notando ogni segno particolare, per conoscersi sempre un po’ di più.

Un disco autobiografico dove si alternano tracce discordanti: se in “c 666 tu” sembra di essere in una tempesta emotiva fatta di urla, malessere e battaglie oscure, in “.. . ancora..” all’improvviso la quiete, come quando si grida così forte da buttare fuori ogni forma di dolore e poi si rimane stremati, abbandonati al silenzio.

Spettri che rincorrono beat, ombre che corrono all’impazzata inseguendo il tempo, un’anima che si strugge costantemente per trovare una via d’uscita verso la pace attraverso note di chitarra, flow elettronici e voci umane e umanoidi, scavando senza sosta.

Poi, il gioco semantico del naming dell’album: nella lingua italiana il termine ERA può essere interpretato sia come sostantivo (un periodo di tempo) sia come verbo ausiliare Essere all’imperfetto, indicando qualcosa che c’era ma che si è evoluto, avendo ancora un effetto impattante nel tempo presente. Ho sorriso, l’ho trovato assolutamente geniale.

ERA L’INIZIO è un disco che ci apre il petto e ci tira fuori, uno ad uno, ogni stato d’animo, ogni organo, per poi mischiarli con i suoni sintetici che lo circondano. Un’autoanalisi cominciata con ERA, seguita da ERA LA FINE e conclusasi con un inizio che porterà ad un salto in una nuova, sua dimensione.

P.S.: Alla fine, la traccia che ho cercato per un anno era “:FINCHÉ NON SEI ARRIVATA tu” ed è stato come avere una reminiscenza,  come quando ti congedi con qualcuno a cui tieni molto con un abbraccio forte, profondamente triste e pieno d’amore.

Era l’inizio: il nuovo album dalla cameretta di EMMA