Quello di entrare dentro una nuvola è un sogno ricorrente. Fujiko Nakaya, alla Bourse De Commerce di Parigi, lo rende realtà in un’installazione immersiva che occupa, dal 4 giugno al 14 settembre 2026, la rotonda centrale dello spazio espositivo.
Cloud #07156 è una Fog Sculpture, parte del progetto Clair-obscur. Anche se quello di “scultura di nebbia” può sembrare un concetto ossimorico, non ci sono termini più adatti per definire l’opera di Nakaya: un complesso sistema di macchine, sviluppato in collaborazione con l’ingegnere Thomas Mee, con dispositivi ad alta pressione genera nebbia senza additivi chimici, esclusivamente attraverso l’acqua. Si tratta, a tutti gli effetti, di una scultura di nuvola. La nebbia di Fujiko Nakaya è quindi allo stesso tempo artificiale e naturale, e rimane, per sua natura, controllata e imprevedibile.

L’artista giapponese, classe 1933 e membro del collettivo newyorkese Experiments in Arts and Technology, ha realizzato la prima Fog Sculpture nel 1970, per il Padiglione Pepsi all’Expo di Osaka. Da allora la ricerca di Nakaya si muove tra arte, scienza e sensibilità ecologica, e trasforma lo spazio in un ambiente in continua ridefinizione. La sua nebbia non è concetto o rappresentazione, da leggere come metafora, ma è essa stessa l’opera d’arte: i visitatori si trovano immersi in uno spazio che cambia costantemente, in cui corpi e architetture appaiono e scompaiono di continuo.




Avvolta nella nebbia, la Rotonda della Bourse de Commerce si trasforma radicalmente. Il cilindro di cemento progettato dall’architetto Tadao Ando è il cardine intorno a cui si muove la visita alla Bourse, fulcro visivo dell’edificio. É questo che orienta i visitatori e che offre, dalla balconata, una percezione unitaria dello spazio. La presenza della nebbia cambia completamente le carte in tavola: non esiste più un punto privilegiato da cui osservare, e la visibilità viene continuamente interrotta. Non si tratta più di scegliere da quale punto guardare, ma di interrogarsi sulla possibilità stessa del vedere. I confini architettonici si ridefiniscono di continuo, e la percezione dello spazio diventa instabile. Il movimento dell’aria e dei visitatori modifica costantemente la nube, in un’opera che non conosce spazio o tempo fissi.



Se Clair-obscur indaga il rapporto tra luci ed ombre, Nakaya ci parla della perdita della visibilità come condizione percettiva.
Il corpo si fa strumento sensoriale, e la scultura esiste solo nel momento in cui viene esperita fisicamente. La chiarezza dello sguardo si perde, ed è così che l’invisibile diventa esperienza estetica.