Con Elsewhere, Gemitaiz ha dato esempio a tutti i musicisti ultradecennali su come si dovrebbe comporre un progetto coeso con l’intenzione di riassumere e elogiare le svariate ere e sound affrontate durante tutto il proprio percorso, soprattutto per chi come lui ne ha attraversati, provati, sfiorato parecchi.
Non è infatti un segreto che a Gemitaiz (e ai suoi colleghi più vicini) piaccia spaziare tra progetti eterogenei tra loro, e il fatto di essere riuscito a racchiuderli ed abbinarli così in un massiccio album (17 tracce potentissime) è per l’ascoltatore un viaggio non solo coinvolgente ma anche intrigante e – per i più appassionati – assolutamente nostalgico.

Elsewhere è il punto di arrivo naturale di Gemitaiz
Il potere evocativo delle sonorità e atmosfere iconiche della sua carriera è l’arma segreta di questo progetto: in un mondo così veloce, che spinge gli artisti a cercare di tenere l’attenzione calcando solo sugli aspetti che sembrano “funzionare meglio” per il momento, ripercorrere le diverse ere artistiche che lo hanno caratterizzato, in modo coeso e studiato nei minimi dettagli (basti pensare all’accuratezza delle produzioni), tenendo sempre la qualità a livelli ottimi, sembra voler proprio suggerire all’ascoltatore che diversi periodi artistici (ma anche umani), diversi stili e approcci possono, anzi devono, essere considerati tutti ugualmente validi e semplicemente, per l’appunto, diversi.
“Elsewhere” è quindi il punto di arrivo naturale del cammino dell’artista romano: le suggestioni, gli elementi musicali seminati durante tutta la sua carriera si ricongiungono in una forma matura, coerente, compiuta.

Le produzioni e i feat.
Le produzioni si muovono anch’esse tra sperimentazione e radici: alcune sono firmate dallo stesso Davide, altre riflettono l’impronta di collaboratori storici come Frenetik&Orang3 e MACE. A proposito di quest’ultimo, sono proprio brani come “Flowman” e “Pensa” si distinguono per la qualità elevatissima, contribuendo a consolidare il percorso artistico di Gem. Anche le collaborazioni (che spaziano da Neffa a Venerus, da Coez a Ele A, fino a Madman, Salmo, Meg, la cantante francofona Mathilde Fernandez, Joshua e Danno) risultano integrate in modo perfetto: non obbediscono né a dinamiche industriali né legate ad algoritmi o streaming, ma sono selezionate perché rafforzano in maniera autentica e coerente il disco.
Il tema del “rappresentare” è centrale, una richiesta umana viscerale che però l’industria contemporanea spesso accantona, ma che torna protagonista in tracce come “Tra Le Nuvole” e “Elsewhere”. Nell’album c’è anche un persistente tendere verso un “altrove”: Gemitaiz immagina e cerca un altro mondo perché il nostro sembra ormai logorato, arido e svuotato da empatia e da amore e, sul piano musicale, schiacciato nelle logiche dell’industria. Da non confondere però con il desiderio di evasione, “altrove” rappresenta un rifugio mentale in cui coltivare speranza, resistere e intervenire sul reale.

Le tracce di Elsewhere
L’album è composto da 17 tracce, tutte molto potenti e solide, colme di richiami ai suoi lavori passati.
Il secondo brano ad esempio, che dà il nome all’album, è caratterizzata da una produzione in stile jazz che non può che far pensare ad altre hit in chiave ballad del rapper (basti pensare ad alcune delle canzoni più apprezzate dell’album “Davide”, come “Buonanotte”, uscite oltre sette anni fa); in “Lacrime” il featuring con Madman riesce a sbalzare l’ascoltatore immediatamente indietro di quasi dieci anni, con un Pierfrancesco che era da un po’ che non lasciava la sua penna libera di produrre barre così emotive; e ancora “Vieni Te” dove invece il taglio è più simile a quello dei primi QVC, sembra proprio di ascoltare una versione più matura e riflessiva di “Me Basta Questo” o anche di “Nonostante Tutto”, tutti pezzi connotati da forti spunti di denuncia e riflessione sociale.


“Elsewhere” suona come una dichiarazione chiara: Gem non ha bisogno di inseguire il presente, perché il presente lo attraversa già da anni. Il disco funziona proprio perché è onesto e pensato per durare, non per bruciare in fretta. In un momento storico in cui il rap italiano sembra spesso schiacciato da formule ripetitive e cicli sempre più brevi, “Elsewhere” riesce a fermare il tempo e a rimettere al centro identità, scrittura e visione. Un album che parla a chi c’era, ma soprattutto a chi ascolta oggi, ricordando che evolversi non significa cambiare pelle a ogni stagione, bensì saperla portare fino in fondo.