Com’era l’arte prima di Internet? È questa la domanda che guida Electric Dreams. Art and Technology before Internet, la mostra in corso alle OGR di Torino fino al 10 maggio 2026. Attraverso una raccolta eterogenea di pratiche artistiche, dalle installazioni ai video, dalla fotografia alle opere a parete, il percorso espositivo invita a rileggere il nostro rapporto con la tecnologia, partendo dall’entusiasmo che ne ha accompagnato le origini.

Suzanne Treister Fictional Videogame Stills/Are You Dreaming? 1991-2© Suzanne Treister
Heinz Mack during the shoot of the film ‘TELE-MACK’ in the Sahara desert, east of Oasis Kebili, Tunisia, 1968. Photo: Edwin Braun/VG Bild-Kunst, Bonn, 2024, DACS, London, 2024

Electric Dreams restituisce la fiducia degli anni prima di internet

Negli anni in cui Internet non era ancora un orizzonte condiviso, la tecnologia veniva concepita come un vero e proprio partner creativo: uno strumento capace di ampliare i processi artistici e di coinvolgere attivamente il pubblico nella creazione dell’opera.

Electric Dreams restituisce questo clima di fiducia e sperimentazione attraverso una selezione di artisti internazionali e di lavori realizzati tra gli anni Cinquanta e Novanta, testimoni di generazioni che si affacciavano a un nuovo mondo intuendone le potenzialità. L’esposizione segue un percorso prevalentemente cronologico, che intreccia le prime sperimentazioni tecnologiche in ambito artistico: si parte dal gruppo ZERO, nato in Germania alla fine degli anni Cinquanta, per arrivare alle opere e agli scritti di Liliane Lijn negli anni Ottanta. In questo arco temporale prende forma un’idea di arte profondamente legata ai principi scientifici e matematici, vissuti come nuovi programmi capaci di generare opere più aperte, partecipative e, nelle intenzioni, democratiche.

Eduardo Kac Horny 1985 Lent by the Tate Americas Foundation Eduardo Kac
Carlos Cruz-Diez Environnement Chromoïnterférent, Paris 1974/2017 Carlos Cruz-Diez / Bridgeman Images, Paris 2024

Un dialogo attivo con il pubblico

Prima dell’avvento di Internet – forse l’ultima grande utopia del nostro tempo – si sviluppa un territorio artistico senza confini disciplinari: dall’arte programmata degli anni Sessanta fino alle esperienze del GRAV. Le installazioni erano vive e fatte per vivere autonomamente, unendo cinetica, luce e suono, intenzionate a costruire un dialogo attivo con il pubblico. 

Una sezione della mostra è dedicata anche alla ricezione di queste pratiche, con un focus sulla storica esposizione Cybernetic Serendipity (ICA, Londra, 1968) e sull’aumento progressivo dell’accessibilità delle tecnologie per un pubblico sempre più ampio. Ne emerge un contesto in cui arte, ricerca e industria dialogavano in modo strutturato e sinergico. La riflessione aperta è dunque connessa al fatto che l’arte prima di internet era profondamente supportata, percepita come un investimento potenziale per molti, uno strumento di raggiungimento di valori e di sviluppo di idee.

Tanaka Atsuko, Electric Dress, 1956

Basti pensare che gli stessi colossi tech IBM e Bell Laboratories offrivano residenze artistiche. Electric Dreams possiede l’entusiasmo avvolgente dei sogni, la stessa pretesa di essere fuori dal tempo prima che il tempo venisse monitorato costantemente, restituendo uno spaccato di collaborazione internazionale e di porosità tra le discipline che oggi appare, almeno in parte, smarrito.

Electric Dreams: com’era l’arte prima di internet?