Com’era l’arte prima di Internet? È questa la domanda che guida Electric Dreams. Art and Technology before Internet, la mostra in corso alle OGR di Torino fino al 10 maggio 2026. Attraverso una raccolta eterogenea di pratiche artistiche, dalle installazioni ai video, dalla fotografia alle opere a parete, il percorso espositivo invita a rileggere il nostro rapporto con la tecnologia, partendo dall’entusiasmo che ne ha accompagnato le origini.


Electric Dreams restituisce la fiducia degli anni prima di internet
Negli anni in cui Internet non era ancora un orizzonte condiviso, la tecnologia veniva concepita come un vero e proprio partner creativo: uno strumento capace di ampliare i processi artistici e di coinvolgere attivamente il pubblico nella creazione dell’opera.
Electric Dreams restituisce questo clima di fiducia e sperimentazione attraverso una selezione di artisti internazionali e di lavori realizzati tra gli anni Cinquanta e Novanta, testimoni di generazioni che si affacciavano a un nuovo mondo intuendone le potenzialità. L’esposizione segue un percorso prevalentemente cronologico, che intreccia le prime sperimentazioni tecnologiche in ambito artistico: si parte dal gruppo ZERO, nato in Germania alla fine degli anni Cinquanta, per arrivare alle opere e agli scritti di Liliane Lijn negli anni Ottanta. In questo arco temporale prende forma un’idea di arte profondamente legata ai principi scientifici e matematici, vissuti come nuovi programmi capaci di generare opere più aperte, partecipative e, nelle intenzioni, democratiche.



Un dialogo attivo con il pubblico
Prima dell’avvento di Internet – forse l’ultima grande utopia del nostro tempo – si sviluppa un territorio artistico senza confini disciplinari: dall’arte programmata degli anni Sessanta fino alle esperienze del GRAV. Le installazioni erano vive e fatte per vivere autonomamente, unendo cinetica, luce e suono, intenzionate a costruire un dialogo attivo con il pubblico.
Una sezione della mostra è dedicata anche alla ricezione di queste pratiche, con un focus sulla storica esposizione Cybernetic Serendipity (ICA, Londra, 1968) e sull’aumento progressivo dell’accessibilità delle tecnologie per un pubblico sempre più ampio. Ne emerge un contesto in cui arte, ricerca e industria dialogavano in modo strutturato e sinergico. La riflessione aperta è dunque connessa al fatto che l’arte prima di internet era profondamente supportata, percepita come un investimento potenziale per molti, uno strumento di raggiungimento di valori e di sviluppo di idee.

Basti pensare che gli stessi colossi tech IBM e Bell Laboratories offrivano residenze artistiche. Electric Dreams possiede l’entusiasmo avvolgente dei sogni, la stessa pretesa di essere fuori dal tempo prima che il tempo venisse monitorato costantemente, restituendo uno spaccato di collaborazione internazionale e di porosità tra le discipline che oggi appare, almeno in parte, smarrito.