Basta spesso una silhouette, un taglio di capelli, la prima nota di una canzone: la magia creata da una diva o un divo si accende con dettagli sottili, ma è in grado di scatenare all’istante sogni e fantasie. Proprio l’illusione, il mistero, una certa distanza dalla vita reale sembrano essere qualità fondamentali per queste figure. 

La recente scomparsa di Ornella Vanoni ci fa però mettere in dubbio tale affermazione: nello snodo decisivo e più delicato del suo percorso artistico, quello degli ultimi anni, l’artista ha scelto di continuare a mostrarsi pubblicamente, anzi, anche più di prima, svelando lati inediti di sè. Questo ha modificato la percezione di divismo intorno a lei? Una diva, per rimanere tale e preservare lo charme (e il ricordo) della sua figura, dovrebbe forse abbandonare completamente le scene?

Le qualità di una diva: il distacco è necessario?

Iconicità, fascino, senso di riconoscimento: dalla musica, al cinema, all’arte, la cultura pop è riccamente popolata di divi e dive e, anzi, costruisce le sue fondamenta su di essi e sulla loro gloria. 

Ma cosa rende un divo tale? Per rispondere, possiamo affidarci a ciò che scrive l’Enciclopedia Treccani sotto la voce “Il nuovo divismo”, che riassume a sua volta la teoria della “star strategy” del pubblicitario Jacques Séguéla: secondo questo pensiero, i divi possiedono “tre qualità decisive per attirare su di sé il consenso del pubblico: convincono, seducono e durano nel tempo”. E per farlo utilizzano “il ‘fisico’ per convincere, il ‘carattere’ per durare e lo ‘stile’ per sedurre”. 

Dai primi anni del Novecento, da quando l’arte del cinema ha permesso di imprimere volti, occhi e corpi sulle pellicole e nella mente delle persone, i divi, i loro fisici e i loro differenti stili fanno parte dell’immaginario collettivo. Incarnazioni di sogni e aspirazioni, appaiono come semidei, creature fuori dal tempo, eterne.

Tutto questo suggerirebbe un certo distacco necessario, una distanza da preservare tra gli abitanti dell’Olimpo contemporaneo e le persone comuni, che permetta di alimentare mistero, incanto e fascinazione. La nostra epoca, tra televisione, reality show e social, offre al contrario numerosi strumenti per accorciare questo divario, per imporre la propria immagine in continuazione, permettendo di mostrarsi anche nella quotidianità e di raccontarsi come persone ordinarie, mettendo potenzialmente a rischio tutto l’immaginario costruito nel tempo.

Apparire o non apparire: Mina e Ornella a confronto

C’è una figura emblematica nel panorama italiano su questo tema: la celebratissima Mina. Diva dirompente e ipnotica già dai primi anni di attività, è entrata nel patrimonio culturale del nostro Paese come pilastro fondamentale e intoccabile. La tigre di Cremona, negli anni ‘70, ha preso una decisione tranchante, definitiva e spiazzante – quella di ritirarsi definitivamente dalla vita pubblica: una scelta necessaria, arrivata dopo sofferenza, invasioni della privacy e cambiamenti di vita personale, che l’ha portata a trasferirsi in un altro Stato e a non mostrare più la sua immagine. Questo cambiamento, tuttavia, non ha fermato la sua carriera; casomai, l’ha sublimata.

Il giornalista musicale Gino Castaldo racconta così gli ultimi decenni di Mina su La Repubblica: “Da allora rimangono le pubblicazioni dei suoi dischi, che per molti anni furono un doppio album, rigorosamente ripartito tra inediti e cover, come un’infinita catalogazione, e solo immagini estreme, assurde, dissacratorie, anche sulla grassezza, su tutto quello che aveva e faceva parte della morbosità dei media nei suoi confronti, ma lontana, assente, sempre piú immateriale, irraggiungibile. Cosa fa? Com’è? Esiste davvero?”.

L’ineffabilità, il mistero, come dicevamo, alimentano il fascino, la curiosità, la mitizzazione: Mina, già iconicizzata dalle apparizioni in tv, dalle sue acrobazie vocali, dal suo look, decidendo di abbandonare le scene non ha distrutto la sua figura – l’ha innalzata a mito leggendario. 

Ornella Vanoni ha fatto il contrario: cantante sofisticata e acclamata, non ha mai smesso di esporsi; anzi, negli ultimi anni della sua carriera è diventata una presenza televisiva fissa e ha anche bazzicato sui social, alle prese con racconti di aneddoti personali, quotidiani e spesso sfacciati. Ironica, audace, libera, ha deciso di rivelare una parte di se stessa prima nascosta, senza remore, accettando anche di diventare “meme” e giocando con questo. In una delle sue apparizioni a Che Tempo Che Fa, incalzata sul grande affetto dimostrato dal pubblico nell’ultimo periodo, disse: “Prima ero la Vanoni, adesso sono Ornella… Senza trucchi, senza fronzoli, senza “Ed ecco a voi””.

Il divismo e il patto di fiducia con il pubblico

Ecco, togliere il trucco di scena e mostrare il proprio volto più genuino, nel caso della Vanoni, come possibilmente in altri casi, non ha intaccato per nulla la sua figura. Ornella ci ha lasciato da icona, e così resterà nella memoria collettiva italiana. Questo per due motivi principali: il primo ha a che fare con l’intelligenza, l’eleganza e l’ironia che l’hanno sempre contraddistinta in modo particolare, e che sono caratteristiche coerenti e riconoscibili in tutto il suo percorso artistico. A questo si è aggiunta, negli ultimi anni, una certa saggezza malinconica, profonda e propria di una persona che ha vissuto a pieno, e può perciò continuare ad ispirare. 

Il secondo, valido più in generale, è che, nei momenti in cui l’artista ci ha introdotto nella sua quotidianità, lo ha fatto senza ricercare a tutti i costi il sensazionalismo, il trash, la viralità tra i giovani, bensì rimanendo spontanea, appassionata ed elegante come sempre. La Vanoni diva e Ornella, la donna irresistibilmente simpatica e umana, si sono alternate e hanno convissuto senza attaccarsi l’una con l’altra, bensì arricchendosi vicendevolmente, unite dall’intelligenza e, soprattutto, dalla capacità di non tradire la connessione speciale creata con il pubblico.

Perché in fin dei conti, ciò che caratterizza davvero un divo è il patto di fiducia che crea con le persone: per convincere, sedurre e durare nel tempo bisogna prima di tutto entrare in contatto con le persone, saper parlare alla loro profondità, e, una volta fatto, non deludere il ricordo di quel legame creato. A quel punto, quando ciò che conta è immateriale, importa meno che i tratti del volto si facciano più rari, fino anche a non farsi più vedere, oppure che diventino più familiari e comuni, perché è l’essenza di questi artisti a farsi sempre più eterea, come una linea, un soffio di voce, un’ anima, e a regalarli all’immortalità.

Diva per sempre: quando uscire di scena non è importante