C’è un momento della vita — spesso intorno ai trent’anni — in cui tutto sembra muoversi a velocità diverse: c’è chi mette radici e chi si perde, chi cambia pannolini e chi torna a casa all’alba. È quel tempo ambiguo, sospeso tra giovinezza e maturità, che i Bouganville trasformano in racconto sonoro nel loro nuovo album, Non esattamente a fuoco.
Il titolo è già una dichiarazione d’intenti: non cercare la nitidezza, ma accettare l’indefinito. Dentro questa sfocatura convivono contraddizioni, paure e piccole epifanie quotidiane, ritratte con uno sguardo disincantato ma mai cinico. I Bouganville — Luciano Zirilli (voce, chitarra, piano), Luca Grillo (chitarra, voce), Gian Luca Fraddosio (basso, synth) e Luca Taurmino (batteria) — tornano dopo La Grande Evasione del 2022 con un lavoro più consapevole, collettivo e curato.




In questi due anni la band romana ha scelto la via più lenta e difficile: scrivere insieme e confrontarsi per costruire un linguaggio comune. “Abbiamo deciso di fare tutto con calma” – raccontano – a volte passavamo ore in silenzio in studio, o giornate intere solo ad ascoltare musica e chiacchierare”. Da quel processo nasce un album che sembra respirare: pieno di spazi, di luci e ombre, di momenti che si aprono e si richiudono come flash di memoria.
Sul piano sonoro, Non esattamente a fuoco è un viaggio che fonde passato e presente.
La sezione ritmica è il motore principale: pulsante, dinamica, viva. Sopra, chitarre più o meno rabbiose si intrecciano a synth e mellotron psichedelici, evocando paesaggi interiori e visioni cinematografiche. È un equilibrio tra l’organico e il digitale, tra la morbidezza della library music anni ’60/’70 di Trovajoli e la spinta elettronica dei Chemical Brothers.
Ne esce un suono riconoscibile, ma impossibile da incasellare: elegante, denso, a tratti ipnotico.
Le tracce di “Non esattamente a fuoco” dei Bouganville
Tra i sound energici e stratificati delle prime tracce – da Giobbe a Ventinove e Perdersi – il disco dei Bouganville si apre in un vortice di ritmo e tensione emotiva. Man mano che l’ascolto procede, le atmosfere si fanno più oniriche e psichedeliche, fino a raggiungere l’equilibrio fragile di L’importanza della techno e la malinconia luminosa di Incantati, brano intriso di disincanto generazionale: “Una casa non la compreremo mai” – “Non faremo figli, figli siamo noi”.
La magia prosegue con l’unico featuring del disco, Lo faccio per te con Coca Puma, una traccia che riflette sulle relazioni non tanto in senso romantico, quanto sul loro significato più ipocrita: il bisogno di appartenere, di restare, anche quando tutto si sfoca.
Il percorso continua con il passo sospeso di Cimice, brano delicato dove chitarre distorte e melodie eteree si intrecciano a un testo che sembra appannarsi, proprio come l’immagine in copertina. Da qui si scivola verso l’introspezione di Sogno Saliva, essenziale nella ritmica e nei suoni, che lascia spazio alle parole — parole che diventano, subito dopo, tremende nel brano omonimo, Parole tremende.
Con l’undicesima traccia, Italian passeggiata, il disco si concede un intermezzo strumentale dal sapore cinematografico, evocando le domeniche italiane e le passeggiate della dolce vita, in cui lasciarsi attraversare dai pensieri e smettere, per un attimo, di pensarci davvero.
Negli ultimi due brani, Meditazione guidata e Luci rosse, l’album trova una dimensione più intima e distesa: un invito a rallentare, ad ascoltarsi, a lasciarsi andare.
Luci rosse chiude il viaggio con una ballad nostalgica e romantica, perfetta da ascoltare in cuffia ogni volta che cerchiamo un motivo – o una scusa – per rimandare a domani ciò che non abbiamo il coraggio di fare oggi.

Dal concept visivo alle date live
Ogni brano contribuisce a costruire un mondo sospeso, dove le certezze si dissolvono “Ecco cosa volevo dirti, che ho il telefono scarico e non ci troveremo mai”; e tutto appare in costante trasformazione “Sembra andare tutto sempre più veloce”. C’è la nostalgia per ciò che è già cambiato, ma anche la curiosità di chi vuole ancora perdersi – “Mi abbandono e poi sprofondo”.
L’album non ha bisogno di dichiarazioni solenni: preferisce suggerire, evocare, lasciare che l’ascoltatore si muova dentro una nebbia emotiva che diventa casa.
Il concept visivo segue la stessa logica: un vetro scanalato deforma la realtà senza filtri digitali, restituendo immagini distorte e poetiche. È la traduzione visiva perfetta del suono e del tema centrale del disco: la difficoltà di mettere a fuoco persone, situazioni, emozioni, e l’accettazione che proprio in quella distorsione risieda la verità delle cose.
I Bouganville presenteranno “Non esattamente a fuoco” live in una festa itinerante tra Roma, Napoli, Torino e Milano questo prossimo novembre. Tra vinili, amici, feat. e ospiti, coroneranno il loro lavoro più maturo raccontano l’età della confusione con lucidità, ironia e una profonda sensibilità musicale.
È il disco di una band che ha imparato a prendersi il tempo necessario, a non forzare la messa a fuoco, e che proprio in questa delicatezza trova la sua forza più grande.
Roma – 7 novembre @Caffedelleesposizioni
Napoli – 8 novembre @Fonoteca
Milano – 13 novembre @Ronin
Torino – 14 novembre @Ramo D’Oro