Ci sono giorni che sembrano maledetti: quelli in cui l’universo si diverte a farci inciampare, le carte di credito vengono clonate, la pace manca e l’amore pure. È da giornate così che nasce hola mari, il nuovo EP di bhadmari, pubblicato il 7 novembre per Undamento, una conversazione a porte chiuse con sé stessa trasformata in alt-pop elettrico, caotico e malinconico. È autobiografico e istintivo, un monologo interiore per abbracciare le proprie fragilità, prendersi i propri spazi e imparare che certe ferite si riparano solo con tempo, movimento e rumore.

bhadmari, ma anche Marisa, vent’anni e origini partenopee, parla come compone: senza filtri, senza premesse, senza trucco. Le sue canzoni sono un dialogo con la propria solitudine, non per farsi forza, ma per darle spazio. “Scrivo per me stessa”, ammette, “un po’ egoista come cosa. Poi, se qualcuno si ritrova nelle mie parole, meglio: almeno ci si sente soli insieme.”

In questa guida ai giorni stregati, il primo consiglio è pratico: ballare da soli. Nella cameretta, nessuno guarda e tutto è possibile. La traccia perfetta? Supercut di Lorde. Ci si scatena come se ci fosse un pubblico invisibile, che non giudica e sostiene. Superstiziosa o fatalista? Lei non sceglie. Crede nei pianeti, negli allineamenti, nella ragione delle coincidenze. hola mari lo dimostra: nasce negli imprevisti, dalle gambe che tremano. Una canzone non per esplodere, ma per evitare il collasso. Come un mantra, qualcosa da dire cinque volte allo specchio, una formula magica dell’horror. E infatti il suo incantesimo è universale: Abracadabra. Che per Bhadmari significa anche: vai, fallo. Anche se fa paura. 

Il suo modo di creare è lo stesso con cui si butta nella mischia: prende ciò che c’è, lo campiona, lo distorce, lo sporca. È così che hola mari acquista voce: da una registrazione su Ableton lasciata accesa per sbaglio, mentre scherza in spagnolo con un’amica. Quei frammenti diventano identità, atmosfera, mood. 

Sul piano sonoro, hola mari è un alt-pop elettrico con synth, vocoder e una mascotte, Amore, una scimmietta che racconta da fuori ciò che accade dentro: come se la fragilità avesse un avatar digitale. E questa è la chiave del suo metodo: certe ferite non si curano, si trasformano, come certe melodie storte, come certi giorni neri.

hola mari è musica per chi si sente solo, ma non vuole sentirsi isolato. È una stanza in cui ballare come se nessuno ti stesse guardando, un tappeto elastico per essere più leggeri e saltare per vedere tutto da una prospettiva diversa. È un manuale di sopravvivenza pop per chi inciampa, per chi si perde, per chi campionerebbe anche i propri sbagli pur di farli vibrare.E allora sì, vai! Ripetilo cinque volte. Fallo.
Ballando da soli, ma mai soli davvero.

Dentro hola mari, l’alt-pop superstizioso di bhadmari