Stranger Things sta per finire, e con lui sembra chiudersi anche un grande capitolo delle nostre vite, un decennio di ricordi condivisi, teorie, attese e colpi di scena. Sono passati dieci anni dalla sua uscita: era il lontano 2016 quando i giovani protagonisti dell’iconica serie Netflix hanno riportato in auge gli anni ’80, trasformando un’intera generazione di spettatori in nostalgici di un’epoca mai vissuta.
Jeans a vita alta, cinture vistose, capelli ricci e voluminosi (finalmente riabilitati!), look colorati e, soprattutto, tanta musica. Musica che non è stata soltanto una colonna sonora, ma un ponte emotivo, un filo rosso che ci ha accompagnati per tutte le stagioni.

Di seguito spoiler stagioni passate
Arrivati all’ultima parte della serie, mentre attendiamo il gran finale, nelle nostre orecchie continuano a riecheggiare alcuni celebri brani anni ’80: ormai veri e propri manifesti di libertà. “Running Up That Hill” di Kate Bush, per esempio, che come ha salvato Max dalle grinfie di Vecna sembra aver salvato anche noi dalla frenesia del capitale e del consumo, un mostro forse persino più spietato del signore del Sottosopra. Oppure “Should I Stay or Should I Go?”, che nella prima stagione accompagna Will come un talismano sonoro. E ancora “The NeverEnding Story” di Limahl, nel memorabile duetto tra Dustin e Suzie, parentesi comica e occasione perfetta per rispolverare un classico intramontabile.
Dal 2016, grazie a Stranger Things, abbiamo attraversato un’America anni ’80 reinventata, luminosa, misteriosa e un po’ paranormale. Siamo letteralmente immersi in quell’universo: la prima stagione ci apre le danze nel novembre 1983, con la scomparsa di Will Byers e la prima, agghiacciante apparizione del Demogorgone.
Ma se davvero vogliamo entrare nel cuore pulsante di quegli anni, se vogliamo calarci ancora più profondamente nell’atmosfera in cui sono ambientate le avventure di Hawkins, dobbiamo chiederci: quali erano i brani più ascoltati in quegli anni, quelli che dominavano le classifiche negli Stati Uniti e in Italia? Quali canzoni risuonavano davvero nei walkman, nelle radio, nei negozi e nelle discoteche mentre i nostri protagonisti (almeno nella finzione) vivevano le loro battaglie contro il Sottosopra?
Le classifiche nell’anno di apertura di Stranger Things (1983)
Nel 1983, anno in cui si apre il racconto di Stranger Things, le classifiche raccontano già molto dell’immaginario dell’epoca. In Italia dominava “Flashdance… What a Feeling” di Irene Cara, inno alla determinazione e alla libertà individuale, legato a un altro grande mito cinematografico degli anni Ottanta. Negli Stati Uniti, invece, la vetta era occupata da “Every Breath You Take” dei The Police, un brano apparentemente romantico ma attraversato da un’inquietudine sottile, che oggi risuona sorprendentemente affine alle atmosfere oscure e sospese della serie.
Flashdance
Le classifiche della seconda stagione di Stranger Things (1984)
L’anno successivo, 1984, porta con sé un cambio di tono. In Italia, il brano più ascoltato è “I Just Called to Say I Love You” di Stevie Wonder, una dichiarazione d’amore semplice e universale. Negli USA, invece, a dominare è “When Doves Cry” di Prince, una canzone dalle sonorità pop e funk.
Le classifiche della terza stagione (1985)
Nel 1985, le classifiche riflettono due stati d’animo differenti sulle due sponde dell’Atlantico. In Italia emerge con forza un messaggio di pace, solidarietà e speranza collettiva: “We Are the World” di USA for Africa diventa il simbolo di un desiderio condiviso di unità. Negli Stati Uniti, al contrario, il brano più ascoltato è “Careless Whisper” di George Michael, una ballata malinconica e sensuale che mette al centro il rimorso e la fragilità dei sentimenti.
Le classifiche della quarta stagione (1986)
Infine, nel 1986, l’energia torna a esplodere. In Italia, a conquistare il pubblico è “The Final Countdown” degli Europe, con il suo riff inconfondibile e il suo spirito epico, perfetto per accompagnare l’idea di una sfida imminente. Negli USA, il primo posto spetta a “That’s What Friends Are For” di Dionne Warwick & Friends, un inno all’amicizia e al sostegno reciproco, valori che rappresentano da sempre il cuore emotivo di Stranger Things.
Queste canzoni non sono soltanto successi da classifica, ma frammenti di un immaginario collettivo che Stranger Things ha saputo riportare in vita con straordinaria sensibilità. Attraverso la musica, la serie non si è limitata a citare gli anni Ottanta, ma li ha trasformati in un’esperienza emotiva condivisa, capace di parlare anche a chi quell’epoca non l’ha mai vissuta davvero. Con la fine della serie si chiude un capitolo importante della cultura pop recente, ma la sua colonna sonora continuerà a essere ascoltata, riscoperta e reinterpretata, ben oltre l’ultimo episodio.