“Risorgimento” segna la rinascita artistica e personale di Mille, una delle voci più magnetiche e originali della nuova scena italiana. Cantautrice, musicista e attrice teatrale, Elisa Pucci – questo il suo vero nome – ha attraversato molte vite: gli anni con i Moseek, l’esperienza a X Factor, e infine il debutto da solista con l’EP “Quanti me ne dai” nel 2023. Ora, nel 2025, torna con un nuovo progetto per TAIGA / ADA Music Italy – e noi abbiamo deciso d’incontrarla.

In Risorgimento, Mille tesse un viaggio sonoro e intimo, fatto di memoria, ironia e vulnerabilità, in cui la scrittura diventa confessione e liberazione. Le sue canzoni, sospese tra introspezione e visioni cinematografiche, parlano di amore, corpo, desiderio, cura e battaglia, mentre la produzione – elegante e graffiante – intreccia rock, elettronica e attitudine punk, senza paura di sperimentare. Il risultato è un disco che vibra di poesia e forza, un equilibrio sottile tra leggerezza e disincanto, in cui Mille si libera con una sincerità disarmante. 

Parlando di trasformazioni, ci racconta che la più grande è avvenuta dentro di lei: la capacità di accettare il cambiamento. “Scrivendo queste canzoni mi sono concessa di lasciare andare cose, persone e identità che non mi appartenevano più”, spiega. “Ho imparato a vedere la trasformazione non come una perdita, ma come un passaggio necessario per stare meglio. È stato un percorso di liberazione che mi ha insegnato che anche dalle ferite può nascere una nuova forza”.

Nel disco ricorre spesso il tema dello sguardo, dell’essere visti e non solo guardati. C’è un momento in cui hai sentito che il pubblico ti stesse davvero “vedendo”?

Sì, durante il primo concerto del tour 2023, appena uscito Quanti me ne dai. C’erano tantissime persone che cantavano tutte le mie canzoni. Lì ho capito che non era più un monologo, ma un dialogo vero con il pubblico. Mi hanno vista davvero.

E se Risorgimento fosse un film, quale sarebbe e perché?

Mi piacerebbe che fosse come Santa Maradona. È il film simbolo di una generazione di giovani che faticano a trovare il proprio posto nel mondo, nel lavoro, nei rapporti, nell’amore. C’è un parallelo con il disco, che riflette sul senso della vita e sulla possibilità di cambiarla o meno. Era diretto da Marco Ponti e aveva un grande attore come Libero De Rienzo, che purtroppo non c’è più e che mi faceva ridere tantissimo. È un film pieno di citazioni e malinconia, bellissimo, e molto vicino a quello che ho voluto raccontare con l’album.

La tua scrittura è diretta ma colta, piena di riferimenti letterari e storici. Quando scrivi parti da un’emozione, da un’immagine o da una scena precisa?

Non c’è un’unica scena. Forse posso dire che Risorgimento è una telecronaca lunga, una fotografia estesa dal settembre 2024 a febbraio 2025. Ho semplicemente attinto alla memoria e messo nero su bianco quello che stavo vivendo, senza filtri.

Garibaldi veniva chiamato “l’eroe dei due mondi”. Oggi tu sei cantautrice, musicista e attrice teatrale: senti di aver liberato i tuoi mondi?

Sento di aver liberato tutti i mondi che voglio esplorare. Non mi metto paletti, non mi incasello in etichette o ruoli. Quello che mi incuriosisce lo voglio vivere e sperimentare.

In Il tempo, le febbri, la sete scrivi “Balleremo fino a quando un computer non dice sia finita”. Pensi che oggi l’amore riesca a sopravvivere alle interferenze della vita moderna?

Sicuramente oggi l’amore è più difficile, perché ci sono più possibilità di scelta. Prima magari c’era un’unica via, tipo il matrimonio, e ci si restava anche senza amore. Oggi no: per fortuna si sceglie di restare insieme solo se si ama davvero. Io scelgo l’amore ogni giorno perché mi fa stare bene, non perché ne ho bisogno. Sto bene da sola, ma condividere la vita con qualcuno che aggiunge bellezza è ancora meglio. Certo, tra affitti, case e scelte da fare insieme non è facile, ma vale la pena.

Dici che viviamo in una società dove il vero si confonde con la performance. Qual è la bugia più bella che hai detto in una canzone?

In realtà non ho mai inventato bugie nelle mie canzoni”, ammette. “Piuttosto ne dico nella vita: quando mi chiedono come sto, rispondo sempre bene. È un modo per non accollarmi la gente.

In Video Hard paragoni il porno allo zucchero che fa marcire i denti. Pensi che i sentimenti oggi vadano “mangiati con moderazione”?

No, non lo penso. Non mi riferisco ai sentimenti, ma all’esagerazione delle cose, nel brano mi riferisco a quella sovrastruttura che uno mette sulle cose. I sentimenti al contrario per me vanno mangiati come uno meglio vuole.

Se dovessi eleggere la tua “canzone dei Mille”, quella che avresti voluto guidare in prima linea, quale sarebbe?

What’s Up? delle 4 Non Blondes. È stato un inno generazionale, la prima canzone che ho imparato a suonare con la chitarra e la prima che ho cantato dal vivo.

Nel brano Una Lama canti “Sopravvivere alle guerre, ma non alle cover band”. C’è una canzone coverizzata fino allo sfinimento che ti ha quasi ferita a morte?

Direi Acqua e sale. È immancabile in ogni karaoke, per ogni coppia che vuole cantare a squarciagola. Però, in fondo, mi diverte ascoltare le tantissime versioni che ne vengono fuori.

E se vogliamo cantare anche noi, non ci resta che seguirla nel nuovo CLUB TOUR. Prodotto da Ponderosa Music & Art, parte con due date speciali già confermate: l’11 novembre a Milano (Santeria Toscana 31) e il 12 novembre a Roma (Monk). 

Ci vediamo lì.

Dal dolore alla liberazione: Mille racconta il suo Risorgimento