Abbiamo assistito a una giornata di prove di Anna Carol in vista della tappa milanese del 26 novembre all’Arci Bellezza, parte del tour autunnale di Principianti, il suo ultimo album uscito lo scorso inverno.
Ci hanno permesso di avvicinarci non solo alla musica, ma soprattutto alle emozioni che attraversano l’artista in questo momento del tour. Una chiacchierata sincera, lontana dalle domande di rito, per capire cosa succede davvero prima che le luci si accendano.

Ecco cosa ci ha raccontato.

Innanzitutto ti chiediamo: come stai? 

Anna Carol: sto bene, grazie.
Non so, ho un po’ di fiammelle accese per questo inizio delle prove. Perché alla fine è un momento in cui si suonano i pezzi e in cui riesco anche tutto sommato a godermela un po’ di più, perché magari non mi porto dietro ancora tutta l’agitazione del live. 

Dai bene, infatti non vogliamo stare qua a farti le solite domande che si fanno prima di un tour o di un album. Vorrei fare una chiacchierata con te e parlare un po’ di emozioni. Emozionare è un po’ in qualche modo ciò che ripaga un artista davanti a un pubblico, no? Parlo da persona che non ha nessuna esperienza in ambito però, secondo me, è una delle cose che ti torna di più e più forte, quando sei lì davanti a tutti e senti ciò che ti arriva indietro da un pubblico.

Quali sono invece le sensazioni che vorresti suscitare davanti a chi ti ascolta, una sensazione hai provato suonando un pezzo e che vorresti che la gente provasse ascoltandolo a sua volta.

Anna Carol: sì, beh, innanzitutto sono molto d’accordo con quello che hai detto e sul fatto che la cosa più bella alla fine è quando sento che c’è un’emozione vera condivisa nella sala in cui sta accadendo il festival, dove sta accadendo il concerto. Ed è una cosa che si percepisce. Ovviamente è difficile da spiegare che cosa sia, non è nulla di tangibile. Però torna indietro, è un’energia collettiva e forse il fatto che sia condivisa è la cosa che la rende più forte, perché è come se si amplificasse. È una forza metacronica che si autoalimenta.
In realtà mi piace che succeda questa questa “magia” ma non ho delle emozioni specifiche che desidero avere tra il pubblico. Sicuramente vorrei che ci siano delle emozioni e che ognuno poi dalle canzoni riesca ad estrarre qualcosa del suo passato che ne susciterà delle altre. Per ognuno sarà diverso.

Sicuramente vorrei un po’ di meraviglia. Mi piace la meraviglia in generale, l’incanto. Queste due sensazioni mi piacciono molto perché sono quelle che mi vorrei provare quando vado ai concerti di altri. Quindi proprio la meraviglia. Di solito mi incanto di fronte a un artista che stimo e che sul palco riesce ad avere una certa forza. 

Invece ci vuoi parlare di quali sono le tue emozioni e sensazioni che hai provato fino ad ora? Ovviamente non è ancora iniziato nulla, siamo ancora alle prove, però magari hai qualche emozione, qualche sensazione che senti di provare? 

Anna: sì, succede su quando suono alcune canzoni o quando tutti insieme, io e la mia band, stiamo provando qualcosa di collettivo, mi succede di sentire i brividi lungo tutto il corpo.
Non è quindi un ripercorre esattamente le emozioni che ho messo mentre scrivevo le canzoni però è proprio un brivido e pura emozione, quasi mi commuove. Quando succede questa cosa è davvero magica, è un regalo enorme e non succede spesso, ma quando accade è proprio magico. 

Se dovessi essere tu spettatrice di te stessa, cosa ti aspetteresti se venissi a un tuo concerto? Cioè quali sono le sensazioni che pensi che qualcuno possa provare ad un tuo concerto e quali sono le sensazioni che vorresti che accompagnassero le persone dopo un tuo live? 

Anna: è sempre difficile in realtà mettersi nei panni del proprio pubblico perché non si riesce ad essere del tutto distaccati da quello che si porta sul palco. Sicuramente vorrei che provassero quello che provo io quando vado ad ascoltare un artista che mi piace e quindi, appunto, meraviglia. La potenza dello stupore, una potenza non legata ad una questione di volumi ma a ciò che succede sul palco quando tre elementi suonano insieme, nella sottigliezza di un suono.

“La nostalgia di quelle cose mai vissute”. C’è qualcosa che ti porti dietro a ogni tuo concerto, un portafortuna, un rito che, anche cascasse il mondo, devi fare prima di iniziare a cantare? 

Anna: anche se non sono sicura di averne veramente bisogno, perché in realtà la sera tutti abbiamo la voce calda, io devo proprio riscaldarmi la voce. Penso che sia il mio modo di prepararmi, come se fosse una meditazione però meccanica. 

C’è invece qualcosa o qualcuno che ti porti sempre dietro nei backstage? E qual è il legame che hai con questo? Che emozioni provi ad avere la tua persona o anche un oggetto insieme a te, perché alla fine anche un portafortuna può regalarti qualche emozione in qualche modo, no? 

Anna: sì, è vero, è vero. Allora, io non sono estremamente scaramantica però sicuramente sapere che i musicisti con cui suono sono con me nel backstage mi dà una certa tranquillità; quando non li vedo o magari quando sono da sola mi mancano, un po’ mi manca proprio avere la loro tranquillità e sapere che quando saremo sul palco insieme starò tranquilla. Quindi sicuramente loro, non sono un oggetto, sono delle persone, ma mi piace che ci siano. Poi, anche se in realtà tendo a dire di no, mi piace sapere di avere qualcuno del mio team con me perché anche quello mi dà un po’ di tranquillità.

Mi ricollego a ciò che hai detto tu all’inizio riguardo all’agitazione: rimanendo in questo tema, durante tutto il tour, immagino che le sensazioni cambino e si modifichino tra l’una e l’altra. Complice sicuramente la stanchezza e, appunto l’agitazione, quali sono le emozioni invece che ti accompagnano prima di salire su un palco? Ci sono delle emozioni che ti ritrovi continuamente a provare?

Anna: sì, sì, sì, l’adrenalina, l’agitazione è proprio una costante, poi a livelli diversi, però c’è sempre. È una cosa che noto sempre di più: più lo faccio, più non cambia… uno spera che diminuisca però l’agitazione mi prende sempre. Non riesco ad incontrare troppe persone prima dei concerti proprio perché entro in una specie di limbo che mi fa essere molto distratta. In realtà forse è un modo per poi concentrarmi dopo, però non riesco a parlare del più del meno, divento un po’ strana.
Agitata, piena di energia.
Però è un’agitazione che c’è anche nonostante la stanchezza, rimane quel brivido. E per fortuna in realtà, perché se no penso sempre che se non ci fosse quello forse non riuscirei a fare questo lavoro, è un lavoro da pazzi, nessuna persona che non abbia in corpo un po’ di adrenalina lo farebbe consciamente, ci vuole proprio quel qualcosa di cui poi non possiamo fare a meno. 

Beh mi sembra giusto! Ti ringrazio tantissimo.
Un’ultima domanda, se dovessi definire ciò che sono Emozioni cosa diresti al pubblico di BMB?

Anna Carol: secondo me, qualsiasi cosa che ci faccia provare emozioni è veramente qualcosa da custodire con grande rispetto e cura perché nel momento in cui manca quella cosa non ci sentiamo più vivi. Quindi penso che sia bello seguire qualsiasi cosa ci faccia provare emozioni e investire in quello. 

Foto e intervista a cura di Erica Oliveri

Dal backstage al palco con Anna Carol: l’intervista prima del live