Tra vulnerabilità e sopravvivenza, tra istinto e introspezione, l’album COYOTE! è il progetto nel quale Giovanni Ti Amo ha scelto di mostrarsi in modo più intimo. Un lavoro spigoloso, denso di emotività, che si addentra in territori più cupi e personali, fatti di immagini evocative, di suoni necessariamente graffianti e pregni di un profondo processo di autoanalisi e di messa in discussione. Al centro del progetto c’è la figura simbolica del coyote, animale solitario, non addomesticato e adattabile, chiave di lettura di tutto il percorso del disco.
Abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con Giovanni Ti Amo su questo suo nuovo capitolo, e il prodotto è una conversazione sincera, e a tratti ruvida, che riflette perfettamente lo spirito di COYOTE!
Il coyote è spesso un simbolo, nella cultura pop e non solo, di astuzia, leggerezza ma anche di inganno. È un canide, ma non è domestico. In AMARE, TRADIRE canti dell’“unico cane che sta bene da solo”. Anche per te, e per questo album, il coyote diventa un simbolo? E se sì, di cosa o di chi?
Certo che sì. Il coyote è il simbolo dell’opportunismo, della capacità di adattarsi a diversi contesti modificando e adattando le proprie abilità in base all’occasione. Che sia in branco o in solitudine, il coyote trova sempre il modo di sopravvivere. È una creatura che sento molto vicina alla mia persona, da qui il parallelismo.
“COYOTE!” è un disco molto diverso dal tuo debutto, sia nel suono che nell’estetica complessiva del progetto. Da dove nasce questa direzione concettuale e artistica così distante e sfalsata rispetto alla precedente?
Non è stata una decisione presa aprioristicamente. Vivevo e vivo un periodo di particolare introspezione e quello che ho sentito mentre scrivevo confluiva inevitabilmente nelle canzoni. Di sicuro, rispetto al precedente disco, ho sentito l’esigenza di indagare alcuni tratti del mio modo di relazionarmi con gli altri perché mi stava (e mi sta) stretta la dinamica eccessivamente camaleontica che attivavo nel momento in cui il mio obiettivo in una conversazione con l’altro era solo ed esclusivamente quello di compiacere.
Questo album trasmette una sincerità e una crudezza che al primo ascolto spiazzano: è un disco che mette in evidenza, quasi inevitabilmente, quelle domande e quelle risposte che l’ascoltatore conosce già di sé, ma che nella vita quotidiana tende a evitare. Qual è il motivo dietro la volontà di creare qualcosa di così intimo e diretto? È una scelta consapevole oppure una necessità inevitabile?
Credo sia stata una necessità inevitabile condita da una certa dose di consapevolezza di voler scrivere delle canzoni che fossero più impattanti dal punto di vista emotivo. Amo molto le canzoni che apparentemente non hanno la pretesa di dire qualcosa ma che, per qualche motivo intrinseco della forma canzone, riescono a veicolare dei messaggi in maniera implicita. Allo stesso modo, però, sono molto affascinato dalle canzoni in cui si percepisce lo struggle di chi scrive in maniera lampante. Io con le canzoni di COYOTE! ho provato a stare a metà tra queste due strade.
L’assenza di featuring è legata a questa idea di intimità o ci sono altre motivazioni alla base di questa scelta?
Sì, l’esigenza era quella di preservare il più possibile l’integrità del messaggio. In generale non amo molto le collaborazioni, vivo la musica in maniera molto personale. Amo suonare con i miei amici ma non mi piacciono le collaborazioni forzate architettate a tavolino per “esigenze di mercato”. In più sono un gran maniaco del controllo ed è difficile per me accettare compromessi scaturiti dall’interazione artistica con l’altro. Mio limite, lo ammetto.
Per concludere, vorrei chiederti della quinta traccia del disco, “e le sue onde“, introdotta dai suoni del mare sul bagnasciuga che ci avvolgono per pochi secondi. Qual è la storia dietro quella registrazione? E che ruolo ha all’interno del disco?
Nei miei dischi, a quanto pare, visto che è accaduto anche con ULTRAFRAGOLA, sento sempre il desiderio di avere delle tracce brevi che fungano da intermezzo. Ho trovato molto divertente inserire delle onde del mare mandatemi da alcuni fan su Instagram; sia per rendere attivamente partecipi i miei ascoltatori, sia per creare un “momento di pausa” (e forse di riflessione) che accompagna la traccia IL MARE. Traccia che reputo, attualmente, la più importante della mia discografia.
COYOTE! si conferma come un passaggio fondamentale nel percorso di Giovanni Ti Amo: un disco che nasce da un’esigenza personale prima ancora che artistica, e che sceglie la sincerità come unico filtro possibile. Tra controllo, introspezione e rifiuto delle dinamiche forzate, l’album mette a fuoco un’identità in trasformazione, lasciando spazio a domande più che a risposte definitive. Un lavoro che non cerca mediazioni e che, proprio per questo, restituisce un’immagine nitida e coerente dell’artista oggi.